Esamopoli, Angelo Riccardi assolto dal tribunale di Pescara. “Il fatto non sussiste”

L’ex sindaco di Manfredonia era stato rinviato a giudizio per corruzione e peculato

L’ex sindaco di Manfredonia Angelo Riccardi è stato assolto dal Tribunale di Pescara per la storia degli esami truccati. Nel 2016, Riccardi fu rinviato a giudizio per corruzione e peculato. Motivo dell’assoluzione: “il fatto non sussiste”. Con Riccardi assolto con la stessa motivazione anche l’imprenditore Michele D’Alba (proprietario della cooperativa Tre Fiammelle e socio di Universo Salute). Infine, assoluzione per Joelle Toitou, ex compagna del docente universitario Luigi Panzone, che invece per la stessa vicenda è stato giudicato nel 2016, con il giudizio immediato, riportando una condanna a una pena che in appello è stata ridotta a 3 anni e 11 mesi.

“Sono una persona pulita e ho sempre gestito la cosa pubblica con la massima trasparenza – ha commentato Riccardi -. È arrivata questa assoluzione che però non mi ripaga di tutto quanto è accaduto, dal momento che in questi otto anni di processo è successo di tutto e io sono stato diffamato, insultato, denigrato. Panzone? Evidentemente non si è difeso bene. Io mi sono difeso utilizzando tutti gli argomenti e le prove che avevo a disposizione ed era evidente, fin dall’inizio, che questo processo era basato su elementi di prova insussistenti”.

I fatti

Secondo l’accusa, il professor Luigi Panzone, docente di tecnica bancaria e professionale all’ “Università Gabriele d’Annunzio” di Pescara, segnalò Riccardi ai suoi colleghi per consentirgli di superare alcuni esami in Scienze Manageriali. Le sue pressioni sarebbero andate a buon fine, tanto che le prove sarebbero state superate senza neppure essere sostenute oppure con uno sforzo davvero minimo.

Il docente, che era protestato e aveva un’impellente necessità di denaro, avrebbe dunque segnalato ad alcuni suoi colleghi l’ex sindaco e sarebbe intervenuto per consentire anche all’imprenditore foggiano Michele D’Alba di superare gli esami.

In primo grado Panzone fu condannato a quattro anni e due mesi di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici. Il docente fu processato con giudizio immediato. Riccardi e D’Alba scelsero il rito ordinario.



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