Mafia e traffico di droga a Vieste, chiesti oltre 90 anni di galera per cugini Iannoli e scagnozzi

Verso il traguardo il processo abbreviato “Agosto di fuoco” in corso a Bari nei confronti di sette garganici, sei viestani e un manfredoniano accusati di spaccio aggravato da mafiosità

Si avvicina la sentenza per il clan Iannoli-Perna, decimato dalla morte del giovane boss Girolamo Perna detto “Peppa Pig”, ucciso lo scorso 26 aprile. Il gruppo criminale sarebbe ora guidato dai cugini Claudio e Giovanni Iannoli, contrapposti al clan Raduano con il quale è in corso una guerra di mafia per il controllo della droga a Vieste.

I pm della DDA, Direzione distrettuale antimafia, hanno chiesto 7 condanne per complessivi 91 anni e 10 mesi di reclusione, con pene oscillanti da 7 a 20 anni, nel processo abbreviato “Agosto di fuoco” in corso a Bari nei confronti di sette garganici, sei viestani e un manfredoniano, arrestati tra l’agosto e il novembre del 2018 in tre blitz della Polizia.

Sono accusati a vario titolo di traffico di droga aggravato dalla mafiosità; spaccio di cocaina e marijuana; detenzione e porto illegale di armi per fatti avvenuti tra la primavera e il maggio 2018.

Il pm Luciana Silvestris (la stessa del processo sulla strage di San Marco) ha chiesto 20 anni di reclusione a testa per i viestani Claudio Iannoli, 43 anni ed il cugino Giovanni Iannoli di 33 anni, ritenuti al vertice del gruppo; 12 anni e 2 mesi la pena invocata per Raffaele Giorgio Prencipe viestano di 35 anni; 11 anni per il manfredoniano Gaetano Renegaldo di 41 anni; 10 anni e 10 mesi per Carmine Romano, 49 anni di Vieste; 10 anni e 8 mesi per il concittadino Giuseppe Stramacchia di 33 anni; e infine 7 anni e 2 mesi per Stefan Cealicu di 44 anni, romeno residente a Vieste.

I cugini Iannoli sono ritenuti gli organizzatori che “raccordavano l’attività dei sodali, intrattenendo rapporti con fornitori e intermediari, fornendo indicazioni sui canali di approvvigionamento, modalità di occultamento e reti di distribuzione della droga”.

Il manfredoniano Renegaldo sarebbe stato il “fornitore di considerevoli quantitativi di droga”Prencipe, Stramacchia, Romano e Cealicu si sarebbero occupati di “approvvigionamento, occultamento, taglio, confezionamento e distribuzione della droga a intermediari e spacciatori”.

In un altro processo i cugini Iannoli sono anche accusati di aver tentato di uccidere il boss rivale Marco Raduano (operazione “Scacco al Re”), sfuggito miracolosamente alla morte il 21 marzo 2018. (In alto, il blitz “Agosto di fuoco”; nei riquadri, Giovanni e Claudio Iannoli)



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