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Home - “Cerignola puzza di morte”, in provincia di Foggia la nuova terra dei fuochi. Ora il caso è nazionale

“Cerignola puzza di morte”, in provincia di Foggia la nuova terra dei fuochi. Ora il caso è nazionale

Di Redazione
21 Ottobre 2019
in Cronaca
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Sta facendo un gran parlare l’approfondimento de l’Avvenire dedicato alla “Terra dei Fuochi” di Capitanata. Riflettori puntati su Cerignola, comune sciolto per mafia lo scorso 10 ottobre. “Nel territorio pugliese – si legge nel focus curato da Pino Ciociola -, al confine con la Campania, la Basilicata e il Molise (cioè l’intera provincia di Foggia e parte delle province di Bari e Taranto, ndr), sono state sversate ingenti quantità di rifiuti di varia tipologia, con conseguente avvelenamento di falde acquifere e distruzione del territorio circostante – scriveva nel 1998 la ‘Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti’ nella ‘Relazione sulla Puglia’. E negli ultimi anni, fra acque marce, sversamenti e roghi tossici, la situazione delle campagne di Cerignola è peggiorata. Tanto che pochi giorni fa alcuni cittadini hanno lanciato una petizione su change.org, chiamandola ‘Cerignola puzza di morte'”.

Numerose le operazioni degli ultimi anni contro i rifiuti tombati in provincia di Foggia. Le principali “Black Hole”, “Black Land” e “In Daunia venenum”. “Una terra martoriata da mafie ed ecomafie, sebbene restino pochi misteri – si legge ancora -. Un rapporto ormai consolidato tra la criminalità organizzata foggiana e quella campana nel traffico illecito di rifiuti, con lo sversamento nelle campagne di ingenti quantità di rifiuti provenienti dal napoletano”.

In “Black Land” emerse che “l’interramento di rifiuti nei siti oggetto di indagine è stato effettuato in zone che non avrebbero dovuto e potuto essere adibite a ciò, non essendo assolutamente idonee allo scopo e peraltro immediatamente adiacenti a zone agricole coltivate. Tutte le considerazioni portano alla necessità di provvedere in tempi rapidi alla bonifica dei luoghi, onde limitare l’impatto ambientale derivante dallo stazionamento ulteriore dei rifiuti in situazioni assolutamente non idonee”.

“Trecentomila tonnellate di rifiuti interrate con il sistema del ‘sandwich’ (brevettato decenni fa dai Casalesi in Terra dei fuochi). Cioè si scavano buche e si riempiono intervallando strati di rifiuti e di terra. A proposito, sempre in quella relazione venne anche precisata ‘l’impossibilità di andare a fondo’. Letteralmente. Perché i tecnici non poterono scendere a cercare cosa ci fosse oltre i dodici metri di profondità ‘per ragioni di sicurezza’, sarebbe stato ‘troppo elevato il rischio di eventuali crolli’. Sette condanne avevano chiuso in Cassazione nel 2017 il filone barese dell’inchiesta, le ultime tre condanne che hanno messo la parola fine al primo grado del filone foggiano risalgono a un mese fa”.

“Nonostante tutto questo e nonostante diversi sequestri di discariche illegali (e non) degli ultimi anni, interramenti illeciti, roghi tossici e inquinamenti di corsi d’acqua da queste parti non sono finiti. Affatto – continua l’Avvenire -. Per esempio, dal nuovo depuratore escono acqua nerastra e schiuma bianca, che si riversano in una specie di piccolo canale artificiale, il cui telone protettivo è strappato.

Altro esempio? Il Canale Lagrimaro. Scorre per due chilometri tra le campagne di Cerignola, fu costruito negli anni Cinquanta per raccogliere le acque piovane ed evitare ristagnassero sui terreni. È stato sequestrato lo scorso luglio dalla Procura di Foggia per essere ‘diventato uno sversatoio di rifiuti anche pericolosi’ e con ‘rischio di scarico in mare’. Tutto a posto e sversamenti illeciti esauriti? A guardarlo ‘ribollire’ di chiazze nere e annusare l’aria, niente affatto. Anzi…”, l’amara conclusione.

Tags: CerignolaFoggial'AvvenireTerra dei Fuochi
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