Emiliano: “In Puglia 5mila assunzioni e 5 nuovi ospedali: così cambiamo la sanità”

Il direttore del dipartimento Salute della Regione Puglia Vito Montanaro: “Roma ci ha autorizzati alla revisione delle nostre piante organiche”

“Quando mi è stata affidata, la sanità era in condizioni molto gravi, ora è migliorata. Questo però non significa che paziente ha ricominciato a giocare in serie A. Stiamo combattendo reparto per reparto, ristrutturazione su ristrutturazione, concorso per concorso. Chi osserva con obiettività, sa che le condizioni sono in miglioramento, i pazienti tuttavia hanno ancora ragione a sollevare i tanti problemi che ancora ci sono”. A dichiararlo è il governatore Michele Emiliano in apertura della terza edizione del Forum Mediterraneo in Sanità, a cura di Aress Puglia e Regione Puglia, nel centro congressi della Fiera del Levante.

“Il mio numero è disponibile, i pazienti mi chiamano per liste d’attesa – ha proseguito -, per essere dirottati nei Coro e nei Cup. Stiamo sollecitando questi ultimi ad essere più professionali, alcuni pensano di proporre offerte telefoniche, invece sono decisivi”.

Stanno arrivando 5mila nuove assunzioni. Questo è il risultato del piano di riordino che non ha chiuso nessun ospedale. Li abbiamo solo riclassificati in 3 categorie: gli ospedali per gli acuti dove vanno le emergenze, per cronici dove vanno quelle malattie che non guariscono in fretta e i lungodegenti per la riabilitazione. Gli ospedali che c’erano continuano ad esserci. Anzi ne stiamo costrunendo altri 5 di grandi dimensioni: Monopoli-Fasano, Taranto, Andria, Maglie e nel Nord Barese. Stiamo investendo più di 400milioni di euro sulla medicina di territorio e sugli ospedali di comunità. Vorremmo coinvolgere di più i medici di famiglia. Questo può migliorare di molto i pronto soccorso”.

A cominciare dal Policlinico di Bari. “Ci siamo accorti che quelli che si arrabbiano non sono i pazienti, ma gli accompagnatori, che stanno perdendo tempo. Bisogna spiegare loro tutto con informazioni precise. Questo modello verrà esportato negli altri grandi ospedali pugliesi”.

Il Forum della Sanità

Ad aprire i lavori è stato il direttore generale dell’Aress Giovanni Gorgoni. “Abbiamo scelto il tema delle diseguaglianze di salute” ha spiegato. Prima fra tutte quella tra Nord e Sud. In Puglia, ad esempio, il tasso di dipendenti del sistema sanitario su mille abitanti è di 8,9 mentre in Val d’Aosta è del 17,5: la media italiana è del 10,8. Se la Puglia avesse lo stesso tasso di dipendenti della Toscana avrebbe 19mila unità in più di personale. “Il più allarmante tra i dati presentati è la disuguaglianza delle regioni del Sud rispetto a quelle del nord non tanto sul denaro, il vero limite è quello delle differenze rispetto al capitale umano. Quelle in termini finanziari si possono anche aggiustare, se la politica lo vuole, nel giro di poco tempo. Le differenze invece in capitale umano non le sani in un anno perché per fare un buon infermiere o un buon medico servono degli anni” è l’analisi di Gorgoni.

Alla sessione inaugurale del forum ha partecipato il direttore del dipartimento Salute della Regione Puglia Vito Montanaro che ha annunciato l’assunzione di oltre 5mila unità di personale attraverso un concorso unico regionale, “Roma ci ha autorizzati alla revisione delle nostre piante organiche”.

Nell’auditorium è stato presentato, alla presenza del direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale Puglia Anna Cammalleri e del responsabile Promozione Salute della Regione Pasquale Pedote, il Catalogo scuola 2019-2020 per la promozione della salute. Si tratta di un’iniziativa adottata ormai da otto anni e premiata nel 2018 dal Ministero della Salute come buona pratica: a essere coinvolti sono stati finora 70mila alunni delle scuole pugliesi in corsi di formazione su ludopatie, alimentazione, dipendenze, affettività.

Durante il Forum, si è discusso anche dell’importanza delle informazioni per la corretta gestione delle infezioni correlate all’assistenza. “Togheter, tutti insieme”.

Così Giorgio Tulli, componente del Comitato Scientifico Forum Risk Management. “Solo mettendo in campo le forze di tutti possiamo arrivare a dei risultati. Il tema delle infezioni è un tema tragico per il nostro Paese che ci fa cadere in una situazione di profondo rosso per la presenza di batteri resistenti alle attuali medicine. Nel 2050 si morirà più di infezioni che di malattie come il cancro o il diabete. I rimedi ci sono  e sono da ritrovare nel monitoraggio dei dati, nella riorganizzazione microbiologica delle regioni, nella semplificazione dei sistemi. I batteri non sono cattivi, li facciamo arrabbiare noi e, per questo, che servono regole, ospedali sicuri e uno stile di vita giusto”.
Basti pensare che le morti per infezioni, negli ultimi 13 anni, sono aumentate da 18.668 a 49.301 e che il 5% delle infezioni si contraggono durante il ricovero ospedaliero. Da un punto di vista economico una spesa sociale che si aggira sul miliardo di euro all’anno.

Scuola, sport e disabilità. Un legame sempre più forte. Al Forum Mediterraneo in Sanità 2019, l’argomento è stato analizzato da un punto di vista pratico di opportunità per i giovani affetti da disabilità e da un punto di vista politico-sociale attraverso l’Attività Fisica Adattata (Afa), quale strumento di prevenzione e cura e governo dei costi sanitari.

Nella prima fase dei lavori, l’assessore regionale Raffaele Piemontese ha sintetizzato l’opera della Regione Puglia attraverso tre punti. “Dal 2015 abbiamo quintuplicato le risorse nello sport – ha detto – con iniziative legate allo sport e sanità, alla formazione del bambino fin dalla scuola; secondo, ci siamo occupati della mappatura e riqualificazione degli impianti regionali, che mi piace definire incubatori sociali, pubblici e privati; infine, abbiamo puntato sulla valorizzazione del marketing territoriale legato allo sport che si dimostra un vettore importante per la valorizzazione delle bellezze pugliesi”.

Durante la mattinata, anche gli interventi del presidente del Coni Puglia Angelo Giliberto, del presidente del Comitato Italiano Paralimpico Giuseppe Pinto, due istituzioni che con il Miur hanno condiviso i progetti regionali.
Nella seconda fase, la discussione si è trasferita sui rischi di una scarsa attività fisica che si riflette sui costi sociali e finanziari. L’attività fisica adattata, dunque, si pone l’obiettivo, in accordo con le linee guida europee, di educare e fare prevenzione in favore di una “popolazione speciale” (persone affette da patologie croniche, obesi, persone con disturbi dell’alimentazione etc.) attraverso differenti modalità organizzative e strategie didattiche, famigliari, ambientali. “Dobbiamo creare delle società attive – ha detto Dario Colella, Presidente del Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie dell’Università di Foggia -ambienti di vita attivi e stili di vita attivi oltre che riordinare la sanità. Molte nazioni europee hanno già avviato questi percorsi con grandi risultati. Non a caso, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni anno, lancia una serie di campagne di sensibilizzazione sul tema”.

Nell’incontro ‘Il privato per le reti cliniche integrate e di valore – l’alleanza necessaria contro la sanità diseguale’, si è data una chiave di lettura per capire se è possibile pensare a servizi sanitari omogenei per tutti. “Assolutamente sì – illustra Giovanni Bissoni del comitato scientifico Forum Risk Management – perchè se vogliamo salvare il servizio sanitario sociale dobbiamo avere un cambio di marcia: siamo alla presentazione del piano liste di attesa e le regioni del Sud devono valutare gli effettivi bisogni assistenziali e la capacità di offerta in modo che si possa puntare su un piano puntuale che non preveda tetti di spesa che bloccano lo sviluppo peggiorando i servizi. Viviamo una fase molto delicata del servizio sanitario nazionale: c’è stata una sottovalutazione delle difficoltà che stiamo affrontando”.

“La cronicità e la multicronicità – spiega Lorenzo Giovanni Mantovani, dell’Università degli Studi di Milano Bicocca – saranno la norma nella nostra popolazione e ciò creerà un enorme peso sul nostro SSN in termini di cura e risorse finanziarie: non è facile pensare ad un livellamento dei servizi sanitari per tutti anche perché gli stili di vita sono molto differenti, credo che il SSN garantisca già una quasi sostanziale uguaglianza per le prestazioni essenziali mentre dobbiamo ripensare le integrazioni delle cure per i soggetti cronici”.

Nell’incontro ‘La gestione ottimale malati cronici. La tecnologia a supporto delle reti cliniche integrate’ è emersa l’esigenza di avviare un modello organizzativo innovativo delle tecnologie utilizzate per la cura dei pazienti cronici. La gestione delle malattie croniche è ottimizzata dall’utilizzo della più avanzata tecnologia con l’ausilio di implementazione di tipo infrastrutturale e un modello organizzativo di software studiati per permettere il collegamento tra tutte le strutture sanitarie e i medici generali e specialisti rendendo così operativi i meccanismi di gestione dei dati che afferiscono alle diverse cronicità dei pazienti. L’obiettivo è mettere comunione i dati dei medici generali con gli specialisti che finora alimentano esclusivamente il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) come una banca dati. Questa è la sfida della sanità 2.0.

“Bisogna puntare a un doppio obiettivo: garantire la continuità delle cure da un lato e la protezione dei dati dall’altro – dice Enrico Desideri, presidente della Fondazione Sicurezza in Sanità – nel mio ruolo ho creato una Community per il governo dei dati basata su linee uniformi con cui declinare i principi del regolamento EU nei vari contesti socio-sanitari solo ed esclusivamente per tutelare i pazienti. Ad oggi hanno aderito tra gli altri la ALTEMA dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, il dipartimento di ingegneria informatica e gestionale dell’Università Sapienza, la direzione generale vigilanza e sicurezza del Ministero della Salute e l’Osservatorio Innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano”.