Ha ucciso ladro nella sua proprietà, annullata condanna a un anno. Marchese torna davanti ai giudici

Nelle prossime ore al via il processo in appello dopo la decisione della Cassazione di ordinare un altro procedimento. I fatti risalgono al 2015

Tutto pronto per il processo “bis” a Michele Marchese, il 56enne agricoltore che uccise un ladro (il 67enne cerignolano Antonio Diciomma) nella sua proprietà. Dopo la decisione della Cassazione del marzo scorso di annullare la sentenza di secondo grado, parte ora un nuovo procedimento in Corte d’assise d’appello.

A marzo la Cassazione ha annullato, con rinvio, la sentenza del 7 marzo 2018 dei giudizi in appello, che confermò il verdetto di primo grado e ribadì che la morte del presunto ladro raggiunto da una fucilata alla schiena la notte sul 26 agosto del 2015 mentre era penetrato in un’azienda agricola fu un omicidio colposo e non volontario, con conseguente condanna ad un anno, pena sospesa, dell’imputato. Una svolta clamorosa quella di marzo scorso per il caso di contrada “Case rotte” in agro di Troia, in provincia di Foggia.

Per i giudici di Foggia e Bari (primo e secondo grado), Michele Marchese, 56 anni, imprenditore agricolo di Castelluccio Valmaggiore residente a Troia, sparò alla cieca contro gli sconosciuti introdottisi di notte nella sua azienda, senza alcuna intenzione di colpirli. Ma la Suprema Corte ha annullato il verdetto d’appello (l’accusa chiedeva 10 anni) e ordinato la celebrazione di un nuovo processo a Bari davanti ad una diversa corte d’assise.

Nelle prossime ore l’uomo dovrà quindi ricomparire davanti ai giudici chiamati a decidere se la morte di Antonio Diciomma fu un omicidio volontario come sostengono Procura di Foggia, Procura generale di Bari e parte civile; oppure se fu un caso di legittima difesa, come afferma la difesa, o in subordine di omicidio colposo come sancito dai giudici di primo e secondo grado.

La procura ha sempre puntato all’omicidio volontario e depositò appello convinta che quella notte la visuale fosse ottima e la distanza tra vittima e Marchese non oltre i 50 metri. Una condotta – secondo l’accusa – caratterizzata dal dolo eventuale perché fece fuoco proprio verso Diciomma e il suo complice. Non avrebbe sparato al solo scopo intimidatorio, insomma, accettando l’eventualità di uccidere l’uomo. Nemmeno il fatto che Marchese abbia subito soccorso Diciomma e allertato i carabinieri fu motivo, per la procura, di derubricare il reato a semplice omicidio colposo. (In alto la residenza a Troia scenario dei fatti)