Ecco il Mammomobile dell’Asl Foggia, camper per gli esami girerà la provincia

La ASL Foggia riorganizza le attività di screening e lancia il modello della rete oncologica provinciale

Sarà Celle di San Vito, il comune più piccolo non solo della provincia di Foggia, ma dell’intera Puglia, la prima tappa del progetto “Mammomobile” per gli Screening di Prossimità. 

Lo ha annunciato il Direttore Generale della ASL Foggia Vito Piazzolla nel corso di una conferenza stampa a cui hanno presenziato anche Giovanni Iannucci, neoresponsabile del Centro per gli Screening Oncologici aziendale, Alessandro Scelzi, direttore della Struttura di Radiodiagnostica di Cerignola, Michele Panunzio, direttore del SIAN (Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione) e Massimo Lombardi, oncologo del C.Or.O. (Centro per l’Orientamento Oncologico) della ASL Foggia.

“Il Progetto Mammomobile – ha spiegato Piazzolla – rientra tra gli interventi di riorganizzazione e potenziamento dei servizi territoriali promossi dalla ASL per aumentare l’adesione agli screening. Il camper, dotato di mammografo, girerà tra i comuni della provincia di Foggia più lontani dai centri per lo screening dove le donne residenti (di età compresa tra 50 e 69 anni), saranno sottoposte a screening mammografico”.

A Celle di San Vito, il prossimo 28 agosto, potranno effettuare lo screening anche le donne residenti nei comuni di Faeto e Castelluccio Valmaggiore che hanno ricevuto l’invito della ASL. 

Una scelta simbolica, quella di Celle, che testimonia la volontà della Direzione Generale di portare l’assistenza sanitaria in tutto il territorio aziendale, a partire dai comuni più piccoli, svantaggiati non solo per le naturali caratteristiche orogeografiche, ma anche a causa delle ataviche problematiche infrastrutturali che rallentano i collegamenti con i centri maggiori.

Il 29 agosto 2019 il “Mammomobile” si sposterà a Roseto Valfortore. 

Dal 2 al 7 settembre sarà a Vieste. 

Le donne della provincia di Foggia che rientrano nel programma di Screening sono circa 43.000. La segreteria del Centro invia ogni mese 1.500 inviti per lo screening mammario e 4.000 per lo screening della cervice uterina.

La ASL Foggia – ha spiegato Giovanni Iannucci – ha avviato le attività relative al programma di screening tra la fine del 2016 e gli inizi del 2017. Nonostante il forte impegno della Direzione Generale a promuovere gli screening sul territorio provinciale, i risultati ottenuti, pur presentando un trend delle adesioni in costante salita, non soddisfano ancora, purtroppo, gli standard previsti dai LEA“. 

Questo, anche a causa dei precedenti ritardi nell’avvio del servizio che hanno spinto le donne ad effettuare la mammografia autonomamente. 

Da qui la necessità di riorganizzare le attività di Screening nell’ambito del Dipartimento di Prevenzione e nel sistema complesso della rete oncologica provinciale, di prevalenza territoriale, anche per rifidelizzare le donne riavvicinandole al servizio pubblico.

“Tale sistema complesso– ha chiarito Piazzolla – comprende, oltre alle attività di Prevenzione Secondaria degli Screening, quelle di Prevenzione Primaria attraverso la promozione di corretti stili di vita e ulteriori servizi e progettualità, già avviati con successo. È il caso, per esempio, dell’Ambulatorio delle Cronicità, attivo nel Presidio Territoriale di Assistenza di San Marco in Lamis e del progetto “AttivaMente Sani, la scuola progetta e promuove salute” promosso dal S.I.A.N.. Insieme al C.Or.O. per l’orientamento oncologico e ai servizi oncologici ospedalieri (per le attività chirurgiche), il sistema si perfeziona attraverso la creazione di una Rete Oncologica Provinciale, in grado di realizzare la presa in carico globale, a 360 gradi, dell’utente/paziente. Una rete costantemente aggiornata e monitorata, grazie anche alla cartella informatizzata, che integra tutti i servizi, già sperimentata con successo nella nostra Azienda”. 

È, questo, in pratica, il “Modello della rete oncologica della ASL Foggia”, a prevalenza territoriale, mutuato dall’insieme dei programmi e dei progetti sviluppati, anche in fase sperimentale, dalla ASL e in linea con la regolamentazione regionale.

Un modello che si avvale anche della collaborazione delle associazioni come Cittadinanzattiva, con la quale la ASL ha stipulato un protocollo d’intesa proprio per sensibilizzare la popolazione ai programmi di screening.