Omicidio Roberta Perillo, il killer trasferito in presidio psichiatrico di Lecce. Prevista perizia

In cura da tempo, soffre di insonnia cronica e fa uso di farmaci. Ai giudici ha detto di “sentire le grida nella testa”. Il pm Marangelli si affida al professor Catanesi

Trasferito a Lecce, Francesco D’Angelo, il giovane di 37 anni che ha ucciso la 32enne fidanzata Roberta Perillo. La tragedia risale allo scorso 11 luglio in via Rodi a San Severo, nell’abitazione della vittima. Lei era intenzionata a lasciarlo e lui l’ha ammazzata. Non è ancora chiaro se Roberta sia morta annegata nella vasca o strangolata dal killer. “Non ricordo nulla, avevo dolore alle mani. Merito la pena di morte”, sono alcune delle frasi pronunciate da D’Angelo agli inquirenti. Il giovane si presentò in Questura con l’avvocato Michele Curtotti e il padre, un noto medico.

Intanto D’Angelo è stato trasferito dal carcere di Foggia al presidio psichiatrico presso l’ospedale di Lecce. In cura da tempo, soffre di insonnia cronica e fa uso di farmaci. Ai giudici ha detto di “sentire le grida nella testa”.

Il carcere salentino è dotato da un paio d’anni anche di un reparto di psichiatria con 20 posti letto destinato ai detenuti con problemi psichici. Presentato un paio di anni fa come fiore all’occhiello della Regione Puglia.

Il pm Alessio Marangelli titolare dell’inchiesta affidata alla squadra mobile si è rivolto a Roberto Catanesi, professore ordinario di psicopatologia forense presso la facoltà di medicina e chirurgia dell’università di Bari, per valutare attraverso colloqui e test lo stato mentale del detenuto. 

I familiari della vittima che si costituiranno parte civile non credono assolutamente all’incapacità di intendere e volere dell’assassino e promettono battaglia per ottenere giustizia per la povera Roberta.