Ucciso a Foggia resta oltre 4 mesi in obitorio. Gli amici raccolgono fondi: finalmente funerali per Daniel Nyarko

L’omicidio di via Trinitapoli resta avvolto nel mistero. Intanto, un gruppo di migranti con l’aiuto della Diocesi di San Severo e il sostegno della Caritas prepara l’ultimo saluto all’amico

In obitorio dal 28 marzo ad oggi. Ma domani, finalmente, Daniel Nyarko avrà il suo funerale. Poi sarà seppellito nel cimitero di Foggia. Dopo oltre quattro mesi, i migranti guidati da Bamba dell’associazione AIIMS (Associazione Immigrati per l’Integrazione e la Motivazione Sociale) e di Ghana Union Association Puglia, hanno trovato i 1500 euro necessari per pagare l’agenzia funebre e garantire un funerale all’amico misteriosamente ucciso in via Trinitapoli a Foggia quel maledetto 28 marzo.

Il denaro è stato raccolto col sostegno della Diocesi di San Severo e della Caritas (1000 euro) e grazie agli stessi migranti (per i 500 euro restanti). “Domani saluteremo il nostro amico per l’ultima volta – ha detto Bamba a l’Immediato -. Prima con un funerale in ospedale, infine al cimitero di Foggia” dove Daniel sarà inumato. Nel pomeriggio, un’altra cerimonia si svolgerà presso l’ex pista di Borgo Mezzanone “per ringraziare tutta la comunità ghanese”, ha spiegato Bamba.

L’omicidio del 28 marzo

Resta avvolto nel mistero l’omicidio di Daniel Nyarko, bracciante agricolo e guardiano presso un podere alla periferia di Foggia. Il ghanese, 51 anni, fu ucciso la sera del 28 marzo con due colpi di pistola calibro 7,65 al torace mentre si trovava in via Trinitapoli, a pochi chilometri dal ghetto di Borgo Mezzanone.

Al momento dell’agguato l’uomo era in sella alla sua bicicletta. In Italia dal 2014, Nyarko era regolare sul territorio nazionale. Viveva in una casa colonica e lavorava come guardiano e bracciante agricolo in un podere della zona. In nottata i carabinieri eseguirono esami dello stub a due marocchini, un bulgaro ed un rumeno coinvolti in una rissa avvenuta qualche ora prima dell’omicidio a Borgo Tressanti, borgata che si trova ad una ventina di chilometri dal luogo del ritrovamento del cadavere. Ma l’ipotesi di una vendetta scaturita dopo una lite non ha mai convinto del tutto gli inquirenti.



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