Ruspe al ghetto di Borgo Mezzanone, abbattute anche baracche ad uso abitativo

Lo Stato irrompe ancora nella baraccopoli adiacente al centro accoglienza migranti. Sul posto Arma dei Carabinieri, Guardia di finanzia, Polizia di Stato e Vigili del fuoco. Rete associazioni contraria agli sgomberi

Circa 40 baracche abbattute questa mattina nel ghetto di Borgo Mezzanone, di cui 17 abitative. Le altre ospitano attività illecite (negozi e case a luci rosse). C’è anche un gommista abusivo. Sul posto Arma dei Carabinieri, Guardia di finanzia, Polizia e Vigili del fuoco. Gli sfollati regolari sul territorio potranno essere ospitati in moduli abitativi della Regione Puglia, messi a disposizione presso “L’Arena” di San Severo.

Rete dei diritti: “Assenza alternative alla base dello sfruttamento”

La rete delle associazioni della provincia di Foggia, istituitasi nel Marzo 2019, esprime preoccupazione e contrarietà alle azioni di sgombero intraprese a Borgo Mezzanone. “Come già anticipato in occasione della convocazione del Consiglio Territoriale per l’immigrazione dello scorso 18 giugno – spiegano -, riteniamo che azioni di sgombero senza alternative razionali, condivise e consolidate aggravino la condizione delle persone esponendole ulteriormente a situazioni di marginalità sociale, discriminazione, sfruttamento e precarietà. Queste azioni non incidono in alcun modo sulla presenza dei ghetti ed anzi, rafforzano la catena dello sfruttamento e acuiscono le fragilità di cui questo territorio già strutturalmente soffre.

Queste azioni di forza, rappresentano solo una soluzione fittizia che non argina lo sfruttamento dei lavoratori nei campi, né offre soluzioni concrete per l’accoglienza dignitosa dei lavoratori stagionali e per il diritto all’abitare della popolazione stanziale.

Da diversi decenni, sul territorio della provincia di Foggia vivono, ormai stabilmente, alcune migliaia di uomini e donne, principalmente negli insediamenti informali diffusi in tutta la provincia. Le soluzioni finora attuate dalle istituzioni, sono risultate del tutto inefficaci perché estemporanee, rispondenti ad una logica meramente emergenziale e prive di qualunque soluzione alternativa di lungo termine.

Per tali ragioni ci opponiamo ad operazioni che agiscono semplicemente sulla rimozione degli aspettipiù visibili dello sfruttamento agricolo, senza agire sulle cause che attengono l’intero sistema produttivo e non risolvono la problematica abitativa.

Le istituzioni si sono mostrate poco disponibili alla costruzione di percorsi partecipati sia con l’associazionismo che con le comunità migranti, si sono mostrate poco attente ai bisogni e alle problematiche del territorio, nonostante le associazioni scriventi abbiano chiaramente espresso perplessità e dubbi sulla concreta efficacia delle azioni frammentarie ed emergenziali finora proposte dalle istituzioni”.

“Pur nella consapevolezza dell’insostenibilità delle condizioni di vita all’interno degli insediamentiin formali – continuano -e senza sottovalutare il rischio di incendi e nuovi morti, manifestiamo la nostra ferma opposizione ad azioni di sgombero che non tengano assolutamente conto dei diritti delle persone e dei lavoratori e non agiscano sulle cause del fenomeno. A tal proposito la rete provinciale delleassociazioni, come già espresso durante il Consiglio Territoriale per l’immigrazione, ha elaborato undocumento di proposte multidisciplinari che sarà reso pubblico e discusso durante il prossimo consiglio. Le soluzioni sul piano abitativo esistono: ristrutturazione di alloggi su beni pubblici o in disponibilità pubblica, recupero ed autorecupero di immobili abbandonati e di aree a rischio di spopolamento, promozione di azioni finalizzate a favorire gli affitti e il cohousing.

Solo un’adeguata pianificazione di un’azione complessiva su diversi piani interconnessi, finalizzata all’inclusione sociale, abitativa e lavorativa dei migranti può tutelare la dignità e i diritti delle persone edei lavoratori, nonché favorire lo sviluppo dell’economia locale.

Le azioni da intraprendere non sono sgomberi o trasferimenti delle persone come fossero merce – concludono -, senza alcuna considerazione delle situazioni di vulnerabilità, ma il contrasto al sistema di sfruttamento sul quale si regge l’intera filiera del lavoro agricolo e non solo. Di questo siamo fortemente convinti: le azioni di forza senza alternative reali, amplificano lo stato di sfruttamento”.