Mafia San Severo, i capiclan intercettati. “Questo è il paese nostro”… “A quelli gli rompiamo le corna”

I boss si facevano la guerra per il controllo del territorio. Da un lato il gruppo di La Piccirella e Testa, dall’altro i Nardino. Le conversazioni captate nell’operazione Ares

La guerra per il controllo del territorio di San Severo stroncata dall’operazione Ares di DDA e Polizia di Stato. Come scritto già dalle prime ore di questa mattina, le forze dell’ordine hanno arrestato circa 50 persone tra le quali i maggiori boss delle famiglie mafiose, tra cui Giuseppe Vincenzo La Piccirella e Severino Testa, ritenuti ai vertici del clan “La Piccirella” nonché Franco e Roberto Nardino, a capo dell’omonimo clan. Dalle intercettazioni spunta tutto l’odio tra i due gruppi criminali, determinati a uccidersi a vicenda per comandare i traffici di droga. Le indagini si sono intensificate dopo l’uccisione brutale di Michele Russi detto “Lilino Coccione”, ritenuto dagli inquirenti un punto di riferimento locale nel business degli stupefacenti.

Gli arrestati di oggi sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, estorsione, tentata estorsione, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, spaccio di droga, danneggiamento, reati in materia di armi, lesioni personali e tentato omicidio, aggravati dalle finalità mafiose.

Il Tribunale, in particolare, accogliendo l’impianto accusatorio formulato dai magistrati della DDA barese, ha emesso un’ordinanza cautelare a carico, tra gli altri, di esponenti di primo piano delle famiglie mafiose “La Piccirella” e “Nardino”, egemoni nel territorio di San Severo, di cui sono stati riscostruiti organigrammi ed interessi criminali.
È la prima volta che viene contestata l’associazione di tipo mafioso, di cui all’articolo 416 bis c.p., alla criminalità organizzata sanseverese, riconosciuta come autonoma ed indipendente rispetto alle organizzazioni mafiose operanti a Foggia.

L’inchiesta ha evidenziato il ruolo egemonico dei clan di San Severo nel traffico di droga in Capitanata e che la spartizione dei relativi, ingenti profitti costituisce un fattore di continue tensioni tra i diversi gruppi malavitosi che operano in quell’area.
Le indagini, inoltre, hanno documentato il sistematico ricorso alla violenza per l’affermazione territoriale ed il conseguimento della leadership, nell’ambito di una cruenta contrapposizione fondata anche sull’eliminazione fisica dei rivali. In tale contesto, sono stati anche accertati diversi episodi a chiaro sfondo intimidatorio, testimonianza del metodo mafioso usato dagli indagati, come nel caso del tentativo di estorsione in pregiudizio di un commerciante locale, la cui abitazione (oltre che l’autovettura ed i locali dell’attività commerciale) sono stati danneggiati in più momenti con colpi d’arma da fuoco.

Le attività – svolte da una task force composta da investigatori delle Squadre Mobili di Foggia e Bari e del Servizio Centrale Operativo – sono state avviate nel 2015 a seguito di alcuni gravi episodi delittuosi verificatisi a San Severo. I successivi approfondimenti hanno consentito di ampliare il fronte investigativo, documentando il fiorente traffico di stupefacenti gestito dai sodalizi locali (nonché i relativi canali di approvviggionamento estero, tra cui l’Olanda) e valorizzando la mafiosità di quelle organizzazioni.
L’operazione di questa mattina, supportata con 30 equipaggi dei Reparti Prevenzione Crimine, ha visto l’impiego di oltre 200 poliziotti in provincia di Foggia e altri nelle province di Napoli, Milano, Salerno, Rimini, Campobasso, Pescara, Chieti, Teramo, Ascoli Piceno e Fermo.

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