Ghetti del Foggiano, Regione finanzia progetto di accoglienza e assistenza. “Favorire integrazione nel contesto sociale”

I ghetti sono collocati nelle campagne, lontani dai centri abitati e dai servizi. Si riempiono di migranti durante la stagione della raccolta (maggio-ottobre), fino a raggiungere le 10.000 unità, poi si svuotano progressivamente lasciando sul posto poco meno di 1.000 persone

Si chiama “Cura-legalità-uscita dal ghetto” il protocollo sperimentale per la tutela della salute dei migranti braccianti agricoli stagionali nella provincia di Foggia. La Regione Puglia, con un provvedimento recente, ha destinato 40mila euro per la ONG Medici con l’Africa CUAMM “Fondazione Opera San Francesco Saverio”. Le risorse serviranno alle attività di accoglienza temporanea e assistenza dei migranti. Nella Provincia di Foggia sono state individuate delle “zone franche” dove vivono in condizioni estremamente precarie braccianti, prostitute e caporali. In queste aree, si sono creati dei ghetti dove, in maniera spontanea, queste categorie di lavoratori si mescolano in comunità.

I ghetti sono collocati nelle campagne, lontani dai centri abitati e dai servizi. Si riempiono di migranti durante la stagione della raccolta (maggio-ottobre), fino a raggiungere le 10.000 unità, poi si svuotano progressivamente lasciando sul posto poco meno di 1.000 persone.

Tutti sono caratterizzati dalla mancanza o inadeguatezza di: servizi igienici, acqua corrente, elettricità, cibo sicuro, alloggi decenti. Gli insediamenti sono per lo più costituiti da baraccopoli con abitazioni precarie costruite con materiali di recupero (plastica, cartone e legno). Il servizio di raccolta dei rifiuti è sostanzialmente assente, l’assistenza sanitaria risulta inadeguata.

Grazie ad una iniziativa della Fondazione Niccolò Damiani in collaborazione con il Gruppo Medici con l’Africa Cuamm Bari, è stata avviata una prima analisi sui territori allo scopo di identificare i bisogni della popolazione. Da settembre 2015 è stata garantita la presenza quindicinale di alcuni medici e infermieri, che hanno avviato i primi interventi di assistenza sanitaria primaria presso alcuni dei ghetti più densamente abitati. Dall’inizio del 2017 l’attività si è intensificata arrivando a garantire la presenza degli operatori sanitari per tre domeniche al mese e registrando, ad oggi, oltre 670 visite mediche. Complessivamente, dall’inizio dell’intervento, sono state assistite oltre 2.160 persone, tra cui donne con bambini.

“I beneficiari indiretti di questi interventi sono gli abitanti della provincia di Foggia che, giorno dopo giorno, sono a contatto con queste popolazioni con il rischio epidemico conseguente – spiegano da Bari -. E’ da considerare, inoltre, il beneficio che ne trae il Sistema Sanitario locale che, grazie alle attività di prevenzione sul campo svolte, vede rafforzata la propria capacità di prevenire l’insorgere di emergenze epidemiche. Il duplice obiettivo – precisano – è di fornire assistenza sanitaria di base ai braccianti agricoli migranti che popolano i ghetti e indirizzare gli stessi alle strutture di assistenza e accoglienza previste dalla Regione Puglia. La duplice funzione di assistenza sanitaria e indirizzamento – concludono – è intesa a favorire l’integrazione di queste popolazioni nel contesto sociale del foggiano e quindi a sostenere fattivamente la progressiva dismissione dei ghetti prevista dalla programmazione regionale”.