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Home - Uccise il padre per difendere mamma e fratello in via Napoli a Foggia. Ritrova la libertà Giuseppe Venuti

Uccise il padre per difendere mamma e fratello in via Napoli a Foggia. Ritrova la libertà Giuseppe Venuti

Di Redazione
9 Maggio 2019
in Cronaca
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È tornato in libertà Giuseppe Venuti (foto sopra), l’uomo che nell’aprile 2011, all’età di 27 anni, uccise il padre Simone a colpi di pistola in via Napoli a Foggia. Venuti si consegnò in strada ai carabinieri, dopo aver commesso il delitto, dicendo ai militari “Andate in casa, ho sparato a mio padre”.

L’uomo, all’epoca guardia giurata, intervenne in difesa della madre che in quel momento stava litigando con la vittima per l’arresto dell’altro figlio, Leonardo detto Jennifer, transessuale fermato dalle forze dell’ordine pochi giorni prima con l’accusa di aver narcotizzato e rapinato alcuni clienti.

Venuti, in Appello, rinunciò alla legittima difesa e fu condannato a 9 anni e 8 mesi per omicidio volontario. Oggi è tornato in libertà. “Inconsciamente ho posto fine al calvario di mia madre, adesso inizia il mio”, scrisse pochi giorni dopo il fatto di cronaca in una lettera inviata alla Gazzetta.

“È vero che mio fratello ha fatto la sua scelta di vita, comunque resta mio fratello, come colui che ho ucciso resta mio padre. Purtroppo mio padre non ha mai accettato la scelta di mio fratello. Ricordo il giorno del delitto attimo per attimo: trovarmi qui rinchiuso in carcere era l’ultimo dei miei pensieri. Rivedo gli occhi pieni di rabbia che mio padre aveva in quell’istante – scrisse -: ho cercato di fargli capire che quanto aveva fatto non era giusto (la vittima avrebbe picchiato la moglie che aveva preso le parti del figlio trans in cella, mentre il padre non voleva più saperne di pagare le spese legali, ndr) ma lui si è scaraventato contro di me. In quel momento sono uscito fuori di casa, mi sono ricordato che avevo la pistola nel cassetto della mia camera, dato che non era custodiva in cassaforte con le altre armi detenute legalmente. Dopo che ho trovato la pistola, vedevo mio padre che se la prendeva contro mia madre: mi chiedo quante cose una donna può sopportare. Concludo questa mia lettera chiedendo ai lettori dove ho sbagliato. Sì, lo so, ormai la nave è partita e ci sono io da solo a bordo: per questo chiedo scusa alla mia fidanzata, a mia figlia, a tutti dicendovi che non sono un criminale”.

Tags: FoggiaGiuseppe Venuti
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