Teatro Giordano, Pippo Cavaliere incalza l’amministrazione Landella. “Ecco tutta la verità sulla riapertura”

Il candidato sindaco del centrosinistra: “Sono fiducioso che il contenzioso possa risolversi positivamente per il Comune. I lavori sono finiti nel 2009 o nel 2012? Perché c’è questa tardività delle riserve?”. Le carte di Raco

Conferenza stampa fiume al quartier generale di Corso Garibaldi del candidato sindaco del centrosinistra extralarge Pippo Cavaliere sulla annosa questione del Teatro Umberto Giordano e della transazione Ra.co.

“Il sindaco Landella sfugge non vuole affrontare le sue responsabilità”, ha detto in esordio l’ingegnere ed ex assessore della Giunta Mongelli, chiamato dall’allora primo cittadino proprio per dirimere la vicenda del contenitore storico, che nessuno sapeva come riaprire, pur dopo i lavori terminati.

“È giusto che i cittadini sappiano perché è stato chiuso per 9 anni il Teatro. Va fatta un’operazione verità”, ha continuato.

“9 anni per riaprire il Giordano, c’è un perché? Perché la città è stata privata del Giordano per tanti anni? La questione l’ho affrontata da “bravo professionista”, come mi chiama il sindaco Landella, siamo stati costretti a presentare un nuovo progetto ai Vigili del Fuoco, per un nuovo nulla osta dei vigili del fuoco, che necessitarono di opere aggiuntive che costarono molto alla collettività. Il sindaco si vanta di aver riaperto il teatro nei suoi manifesti, ma ha solo avuto l’onore di inaugurarlo. Il sindaco dell’epoca mi chiamò perché mi ero già occupato della Cattedrale che si presentò come una best practies”.

Cavaliere è partito dalla fine, dal collaudo dell’ingegner Rocco professionista calabrese e dalla richiesta di revoca di quel collaudo nella relazione-parere e nella richiesta di delibera sottoscritta dall’ingegner Potito Belgioioso, allora dirigente del Comune. La storia è nota ed è ora stata oggetto anche dell’attenzione della Guardia di Finanza: l’amministrazione Landella con un pronunciamento dell’Avvocatura non ha adottato la delibera e così facendo, con la mancata adozione, l’atto di collaudo diventa esecutivo per legge e favorevole quindi alla ditta di Raspatelli. Ragion per cui il Tribunale ha emesso un decreto ingiuntivo ai danni del Comune di Foggia.

Memo

Cavaliere ha esplicitato tutte le contraddizioni del collaudo, il secondo, che segue quello del professionista lucerino Aldo Apollo, rimosso dall’incarico nell’estate del 2014. Ma torneremo su questa vicenda.

“C’è una questione che denunciai: il subappalto- ha osservato l’ingegnere in diretta facebook- Siamo o no nell’ambito del subappalto? Il contratto non prevedeva subappalti. Ma dire che l’affidamento che questi lavori non sia un subappalto significa dire che l’asino vola. Prima grave irregolarità. Il collaudatore ritiene che le richieste dell’impresa siano tutte legittime, ma una riserva va presentata nel primo atto utile e non dopo 3 anni. Risale al giugno del 2009 la perizia di assestamento, ma Rocco riconosce tutte le riserve per l’andamento anomalo dei lavori. Quando sono stato investito del problema era il 2012. La prima cosa che mi sono chiesto è: perché se i lavori sono stati completati nel 2009 il teatro non apre? Ci siamo rincoglioniti tutti quanti? 12 giugno 2009, è questa la data del verbale di ultimazione dei lavori . Dopo 3 mesi nel settembre 2009 c’è un sopralluogo in cui si verifica che le opere da ultimare entro 60 giorni dalla fine non erano state ultimate”.

 

Sono ben 22 le categorie, riferisce Cavaliere, di lavori non eseguiti. Dai cristalli, alle porte, alle finestre, alla compartimentazione delle scale monumentali con la Sala Fedora alla moquette.

Il termine ultimo per la consegna dei lavori viene assegnato al 10 aprile dal direttore dei lavori, ma secondo la versione di Cavaliere i lavori non furono mai completati: niente impianti elettrici e antincendio e nessuna certificazione. Mancavano gli infissi interni, esterni, le pavimentazioni laterali. A luglio 2010 l’impresa dichiara il proprio impegno a fare i lavori e a risolvere le 22 categorie da eseguire, ma nel novembre 2010

Il direttore fa presente che l’impresa non ha prodotto né le opere che le erano state consegnate né le certificazioni. Nel dicembre 2010 si comunica l’avvio delle procedure di rescissione per gravi inadempienze. Nel marzo 2011 i vigili del fuoco fanno rilevare le macroscopiche mancanze, con la commissione di collaudo. Nel giugno 2011 non ci sono i documenti di ottemperanza tanto che interviene anche l’avvocato Mimmo Dragonetti. A corredo di questi fatti c’è un verbale in cui l’impresa si impegna a produrre le certificazioni.

Fino alla nota vicenda del Whatermist un impianto senza le dovute certificazioni che il Comune è stato costretto a rivedere, spendendo altri soldi.

Risale al 12 marzo 2013 il parere Anac nel quale l’autorità mette nero su bianco le carenze organizzative dell’impresa appaltatrice, “i consistenti ritardi per cause dovute agli appaltatori”.

“Mi sarei aspettato che l’assessore difendesse gli uffici comunali, invece non c’è mai stata opposizione sulla rescissione contrattuale. Abbiamo dovuto anche subire il risolino dei vigili del fuoco per gli ugelli montati al contrario nella volta del teatro. L’acqua nebulizzata è rivolta verso il pubblico e la platea e non verso la struttura in legno”.

Un primo punto a favore di Raco è rappresentato proprio dalla rescissione del contratto che avrebbe dovuto seguire un iter politico, con una delibera di Giunta, e non un iter squisitamente amministrativo con l’ennesima determinazione degli uffici.

La soluzione di Pippo

Cavaliere se dovesse vincere le elezioni e quindi far fronte a tutta la questione del contenzioso, ha già in mente cosa fare. “Sono fiducioso che il contenzioso possa risolversi positivamente per l’amministrazione. Dov’è la verità? I lavori sono finiti nel 2009 o nel 2012? Perché c’è questa tardività delle riserve? L’impresa con la perizia di assestamento ha accertato nel 2009 lo stato dei luoghi e non può emettere nuove riserve per l’andamento anomalo dei lavori, già liquidati. Perché dopo 3 anni si ricorda di emettere riserve? Dobbiamo difendere il Comune di Foggia, mi metto a disposizione del sindaco Landella gratuitamente, dobbiamo evitare che altre risorse vadano a chi non le merita. Interpellerei subito l’Anac sulla natura del subappalto e sulle riserve. Su questo ci giochiamo 2,7 milioni di euro”.

La conferenza di Cavaliere, pur nei difficili tecnicismi è stata molto chiara, ma fonti vicine all’impresa Raco a l’Immediato hanno analizzato la questione da un altro punto di vista.

L’altra campana

I lavori terminati nel 2009 e con regolare certificazione liquidati per 2,6 milioni di euro, sono andati avanti fino al 2011 per l’impresa e non sono mai stati pagati, secondo quanto avanza l’imprenditore. Il 13 maggio del 2014 fu nominato l’ingegner Aldo Apollo per i collaudi dall’amministrazione con determina di Belgioioso, ma l’ex dirigente commise l’errore di nominare l’ingegnere lucerino anche come consulente del consulente, il geometra Bucchelli. Da qui la necessità di rimuovere il collaudatore, perché il collaudo deve essere effettuato da un organo terzo e non da un consulente della stazione appaltante. Dopo la denuncia della Raco Belgioioso con una determina ha rimosso Apollo, trovatosi in evidente posizione di conflittualità.

Arriva quindi la nomina del calabrese Rocco, che stando agli incartamenti avrebbe subito un atteggiamento ostativo al suo collaudo da parte degli uffici. Nel frattempo nonostante la rimozione, Apollo fa arrivare il suo collaudo tecnico amministrativo, nel quale certifica la penale che la Raco deve pagare al Comune per le sue inadempienze pari a circa 360mila euro.

Rocco intanto consegna il suo collaudo nelle mani di Belgioioso ma l’ingegnere comunale nelle festività natalizie del 2014 si nega, sostenendo di non essere il Rup al quale il collaudo si riferisce e cita gli articoli223 e 225 deli Codice degli Appalti evidenziando che manca la relazione riservata sulle riserve. Non manca la Ctu dell’ingegner Mastromattei del Tribunale di Bari nella quale si accerta che mai la stazione appaltante aveva valutato le riserve. Nella Ctu di Paoletti si aggiunge che l’amministrazione non si era neanche mai opposta a tali riserve. Perché le riserve non furono mai rigettate dall’amministrazione Mongelli con un atto pubblico?

L’atto finale è la relazione-parere di Belgioioso che l’amministrazione Landella non ha voluto adottare e che ha portato la città al decreto ingiuntivo e alla transazione milionaria. Una relazione che ricalca il collaudo di Apollo, che però non ha mai avuto nessuna valenza, dopo la rimozione dell’incarico del professionista.