Chili e chili di marijuana spacciata per “pomodori”, scovato quartier generale della droga a Foggia. 4 arresti

Blitz della squadra mobile. In cella anche il capo del gruppo criminale, il 53enne Giuseppe Bruno. Decisive le intercettazioni

Scacco al traffico di marijuana a Foggia. 4 arresti della squadra mobile che, nell’ambito di un’articolata attività d’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica, ha eseguito l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Foggia traendo in arresto Giuseppe Bruno, nato a Foggia classe 1966, pregiudicato e capo del gruppo criminale; Abdelaziz Fatouchi, nato in Marocco classe 1976; Antonio De Lillo, nato a Carapelle classe 1955; Antonio Cetta, nato a Foggia classe 1962.

Gravemente indiziati, a vario titolo, di detenzione e spaccio di droga. Nei confronti di Fatouchi, De Lillo e Cetta il gip ha disposto la misura degli arresti domiciliari mentre per Giuseppe Bruno è stata disposta la misura della custodia cautelare in carcere. L’attività d’indagine fondata su intercettazioni telefoniche ed ambientali – nelle quali gli arrestati usano linguaggio in codice parlando di “pomodori” al posto della droga – e sistemi di videoriprese si è sviluppata nel periodo temporale maggio 2016/2017.

Varie video-riprese sono state operate nei pressi del caseificio “Cucinella”,  in agro di Foggia sulla SS16 e nella disponibilità di Bruno, nonché presso un autoparco in via Lucera dove l’uomo aveva dei box in affitto e dove avvenivano numerosi incontri fra gli indagati.

Nel corso delle attività di indagine, vari sono stati i riscontri con conseguenti arresti e sequestri di ingenti quantitativi di stupefacente. In particolare, è emersa chiaramente la partecipazione attiva degli indagati in una lucrosa coltivazione di piantagioni di marijuana.

Il 30 agosto 2016, a seguito di varie telefonate fra gli indagati, si è acclarato che gli stessi, attraverso un linguaggio criptico, stavano fissando un appuntamento presso una cantina nella disponibilità di De Lillo. Dopo breve giunsero, individuati attraverso le telecamere, Antonio Vodola nato ad Atella (PZ) classe 1959, pregiudicato, in compagnia di Angelo D’Agnone nato a Foggia nel ’79, incensurato, cui poi si aggiunse De Lillo che, prima di entrare all’interno del suo fondo, occultò nei pressi del muro di cinta qualcosa che si rivelò essere, successivamente, stupefacente. Dopo poco, uscì dal fondo D’Agnone con la propria autovettura, e si notarono Vodola e De Lillo trascinare fuori dalla cantina alcune buste nere poi nascoste dietro una siepe.

Pertanto, con equipaggi distinti fu subito fermato D’Agnone e all’interno della sua auto fu recuperato un involucro di marijuana per un peso complessivo di un chilo pari a 3.783 dosi, nonché tre grandi buste occultate dietro la siepe con 14 confezioni di marijuana per complessivi 14 chili, pari a 72.664 dosi. Sulla scorta di tali risultanze investigative vennero quindi tratti in arresto D’Agnone, De Lillo e Vodola.

Emerse chiaramente, attraverso le varie attività tecniche, il coinvolgimento di Bruno nel sequestro, tant’è che da alcune intercettazioni si evinsero non solo il suo interessamento all’arresto dei sodali ma la sua ferma volontà, unitamente agli altri indagati liberi, ovvero Cetta e Fatouchi, di proseguire l’attività di coltivazione dello stupefacente.

Il 10 settembre 2016 furono arrestati Fatouchi e la moglie di De Lillo per coltivazione illegale di marijuana. In particolare, sempre nell’area della cantina in uso a De Lillo venne individuato Fatouchi intento a raccogliere varie piante di droga. Le piante presenti ammontavano a 16 chili da cui risultarono ricavabili 1.989 dosi.

Lo stesso giorno, la squadra mobile di Foggia procedette all’arresto di Cetta in quanto presso il suo terreno annesso alla sua abitazione, sita a Foggia in via San Nicola D’Arpi, gli operatori di Polizia rinvennero due piantagioni di marijuana, di cui una composta da 905 piante di altezza pari a 50 centimetri e l’altra formata da 127 piante di altezza pari a 120 centimetri, custodite all’interno di una struttura in metallo coperta da teli in plastica con relativi sistemi di irrigazione .

Dalle attività tecniche è inoltre emersa la disponibilità in capo a Bruno di una pistola di cui chiedeva ad un suo conoscente una adeguata modifica ai fini balistici, in quanto a suo dire utilizzata precedentemente per perpetrare un fatto illecito e quindi laddove fosse stata rinvenuta dalle forze di polizia lo avrebbe esposto a responsabilità per un pregresso episodio di sangue.

Tali riscontri, insieme alle preziose conversazioni captate, hanno consentito alla Procura della Repubblica di inoltrare ed ottenere dall’ufficio GIP richiesta di misura cautelare nei confronti di tutti e i 4 gli arrestati, stroncando un fiorente e lucroso traffico di sostanze stupefacenti.

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