Condannati i tre giovani violenti di Vieste. Picchiarono brutalmente un operaio per 20 euro

Ritenuti colpevoli dei reati loro rispettivamente ascritti, Mirko Romondia (25 anni), Michele Troia (22 anni) e Giorgio Pio Mastromatteo (23 anni) 

Il Tribunale di Foggia, in seduta collegiale (giudici Civita, Magliulo e Cesarano), ha condannato tre giovani di Vieste, ritenuti colpevoli dei reati loro rispettivamente ascritti. Tre anni e due mesi di reclusione, oltre a 1200 euro di multa ciascuno, per Mirko Romondia (25 anni) e Michele Troia (22 anni). Tre anni e tre mesi di reclusione, e 1300 euro di multa, per Giorgio Pio Mastromatteo (23 anni). Gli imputati sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di quelle di mantenimento in carcere durante la custodia cautelare.

I fatti risalgono al 2016 quando i tre aggredirono e malmenarono un 40enne per 20 euro. I giovani condannati, tutti di Vieste, picchiarono selvaggiamente un operaio che stava giocando a una slot machine in una sala giochi del centro cittadino. Gli aggressori avvicinarono il 40enne attorno alle ore 22 del 14 marzo di quell’anno per poi colpirlo con calci e pugni per strappargli 20 euro, quota appena vinta al gioco. I tre agirono a volto scoperto, non curanti delle telecamere e nemmeno delle poche persone presenti. La vittima riportò un trauma contusivo allo zigomo destro e al naso.

I carabinieri della tenenza viestana beccarono i rapinatori grazie ai filmati della videosorveglianza. Utili alle indagini anche le testimonianze rese dai presenti. Romondia e Troia finirono ai domiciliari, Mastromatteo in carcere in quanto all’epoca dei fatti era già ristretto nella sua abitazione per furto aggravato e quindi dovette rispondere anche del reato di evasione. I tre erano già noti alle forze dell’ordine, in particolare Romondia, pizzicato in passato per rapina e ricettazione. “Sorprende l’arroganza di questi tre giovani – disse l’allora comandante provinciale dei carabinieri, Antonio Basilicata -. In una città di 15mila abitati, dove tutti si conoscono, hanno agito a volto scoperto e in presenza di testimoni. Forse certi di restare impuniti”.

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