Tutto lo sviluppo incagliato della Capitanata. “Conte? Per lui sembra che viviamo tutti in montagna”

Patroni Griffi: “Se non volete industria, se non volete i camion e se andate dietro ai comitati no traffico, rinunciate alle Zes e offritele ai comuni che vogliono svilupparsi con la tecnologia fortemente avanzata”

Parterre delle grandi occasioni quest’oggi per il convegno “Il territorio al centro”, organizzato da Confindustria Foggia col presidente nazionale Vincenzo Boccia a Palazzo Dogana. Presenti tutti i più importanti attori economici della Capitanata. Da Armando De Girolamo a Paolo Telesforo, passando per Michele D’Alba fino ai referenti Princes e Nicola Altobelli di Eceplast e Antonio Salandra di Fortore Energia.

“Aprire i cantieri in tutta Italia, a partire da Foggia che diventa specchio del Paese, è determinante perché ci permetterebbe di evitare gli effetti negativi del rallentamento economico della cosiddetta economia globale”, ha detto il numero uno di Confindustria, in relazione all’impegno del premier Giuseppe Conte che nel dicembre scorso promise, proprio nel capoluogo dauno, lo sblocco di importanti finanziamenti per rilanciare la provincia di Foggia col Cis.

Il Presidente del Consorzio Asi di Foggia, Angelo Riccardi, il presidente della Camera di Commercio Fabio Porreca, il Presidente dell’Autorità Portuale di Sistema del Mare Adriatico Meridionale, Ugo Patroni Griffi, il Presidente del Consiglio di Giustizia Tributaria,  Antonio Leone, l’Amministratore Delegato di Invitalia, Domenico Arcuri e il presidente della Provincia Nicola Gatta, moderati da Micky de Finis, hanno accolto l’invito dell’ingegner Gianni Rotice a discutere di Sud e di infrastrutture.

“Siamo convinti che proprio dal Mezzogiorno possa venire lo “spunto”, lo “starter” per far riprendere un cammino virtuoso, stabile e duraturo per l’intero Paese. Un Mezzogiorno protagonista che intende il tema delle autonomie regionali come una grande questione nazionale che deve puntare all’efficienza di tutti e non deve essere a danno di qualcuno o, peggio, a danno della coesione sociale”, ha detto Rotice.

Gino Lisa, Zes, porto di Manfredonia, investimenti in Asi, Patto per la Puglia. E ora anche Cis. I temi sono arcinoti, così come le risorse a disposizione, che rischiano di essere perdute. “Ci sono opere bloccate anche nella nostra provincia e nella nostra regione: la svolta non può tardare ulteriormente. Ma vogliamo guardare oltre e quindi cercare soluzioni percorribili in grado di assicurare la realizzazione di opere, interventi ed infrastrutture per dare risposte e indicare soluzioni per il dissesto idrogeologico ed il rischio idraulico, più in generale per la difesa del territorio, come pure per i trasporti, la logistica, il turismo”, ha rilevato Rotice nella sua relazione introduttiva.

Politicamente scorretto l’intervento del presidente dell’Asi Angelo Riccardi. “Del Sud si sono dimenticati tutti. All’Asi si sovrappongono competenze, è un’assurdità che per una residenza o per il manto stradale dobbiamo interpellare il Comune. Sono anni che sento dire la frase: questa provincia ha grandi potenzialità. Bene, ce lo siamo detti. Ma la politica e questo territorio devono riuscire a dare continuità alle scelte. Esiste il porto? Col premier Conte sembra che viviamo tutti in montagna. Le Zes non possono essere un tira e molla. Siamo tutti chiamati a delle scelte”.

ZES

Sulle zone economicamente speciali è stato netto il presidente dell’autorità portuale, il professor Ugo Patroni Griffi in sala insieme al collega Federico Pirro. Le Zes sono pensate per impiantare industrie, non alberghi o attività agricole o centri commerciali. Sono ideate per lo sviluppo industriale e per aumentare l’occupazione. “Gli acronimi non risolvono i problemi, le Zes nascono per essere un po’ meno. Nacquero nei paesi britannici per fare di un paese agricolo un luogo po’ meno agricolo. Le Zes possono essere un nuovo laboratorio, un patto sociale, un sinallagma nuovo. La Zes adriatica del Molise me la sono andata a prendere io. Ho convinto il Molise a far parte della nostra Zes”. Secondo Griffi molto del rallentamento italiano arriva dalle soprintendenze. “C’è un teorema dell’economia ossia che nessun pasto è gratis. Chi pensa che si possa vivere di agricoltura e turismo non può stare nelle Zes, rilasci gli ettari. Se non volete industria, se non volete i camion e se andate dietro ai comitati no traffico, rinunciate alle Zes e offritele ai comuni che vogliono svilupparsi con la tecnologia fortemente avanzata”, è stato il suo appello sviluppista e riformista.

Altro problema: il kit autorizzativo. I Comuni, a suo avviso, possono bloccare le procedure. I processi autorizzativi vanno snelliti.

Anche Nicola Gatta nel suo intervento ha sottolineato l’importanza delle ZES (Zone Economiche Speciali) e del CIS ( Contratto Istituzionale di Sviluppo). “Abbiamo bisogno di investimenti pubblici e privati, di nuove infrastrutture. Occorre lavorare da subito, in sinergia per dare un futuro concreto alla Capitanata e ai tanti ragazzi che ogni anno sono costretti a cercare il loro futuro altrove. Legalità e infrastrutture, sono i temi centrali della nostra provincia. Abbiamo da mettere a regime i fondi disponibili per il Patto della Puglia. 300 milioni sono in mano ad Anas, dovremo capire lo stato dell’arte. Scontiamo dei ritardi anche per l’approvazione dei progetti di viabilità di cui siamo stazione appaltante. Le Zes sono zone economicamente speciali, va benissimo l’individuazione di Manfredonia e Asi, ma andrebbero considerate altre zone, come Cerignola e Ascoli-Candela limitrofe a San Nicola di Melfi, che sono aree industriali depresse e hanno bisogno di essere rilanciate, hanno bisogno di una fiscalità di vantaggio”, il discorso di Gatta.

CONFINDUSTRIA

Fare presto è il motto di Vincenzo Boccia per aprire i cantieri. “Se vuoi la pace, preparati alla guerra”, è il suo slogan mutuato dalla cultura cinese.

“Dobbiamo far diventare Foggia un laboratorio sperimentale per tutto il Sud”, ha osservato, sollecitando a margine la legge sulla rappresentanza nel bel mezzo della ristrutturazione organizzativa di Confindustria chiamata ad una razionalizzazione di sedi territoriali e di assetti.

“Uno non vale uno, rivendico i pesi ponderati della rappresentanza. Dobbiamo aprire una nuova stagione riformista, per sconfiggere la nuova recessione che sta arrivando, siamo la seconda manifattura d’Europa”.