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Home - La morte del manovale di Manfredonia resta un mistero. Assolto principale indagato

La morte del manovale di Manfredonia resta un mistero. Assolto principale indagato

Di Redazione
13 Febbraio 2019
in Cronaca
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Assolto dal gup del Tribunale di Foggia Giuseppe Guerra, 29 anni, carrozziere di Manfredonia, accusato dell’omicidio di Nicola Di Tullo (nel riquadro in alto) e dell’occultamento del cadavere, avvenuto tre anni fa. La vittima, un manovale di 47 anni, sparì a Manfredonia il primo pomeriggio del 2 aprile 2016; il cadavere fu rinvenuto la sera dopo in una intercapedine di un podere vicino San Giovanni Rotondo: Di Tullo fu ucciso con un colpo di fucile al torace, la morte risaliva a 24-30 ore prima. La sentenza d’assoluzione è stata pronunciata dal gup del Tribunale di Foggia Emanuela Castellabate al termine del processo abbreviato chiesto dalla difesa: lo stesso pm in requisitoria ha chiesto l’assoluzione, richiesta ribadita dal difensore che ha rimarcato l’assoluta mancanza di indizi: non c’è movente per il delitto, al di là dell’ipotesi di un credito di soli 50 euro vantato dall’imputato, né elementi tali da supportare l’accusa, oltre all’ipotesi che la vittima potesse trovarsi nei pressi dell’autofficina dove lavora l’imputato, al momento della scomparsa. Del resto già la stessa Procura un anno fa chiese l’archiviazione delle accuse, ma il gip ritenne che ci fossero indizi sufficienti che giustificassero il giudizio e ordinò quindi alla Procura l’imputazione coatta.

Il nome di Giuseppe Guerra (sempre rimasto a piede libero per l’accusa di omicidio) fu subito iscritto nel registro degli indagati per omicidio aggravato da futili motivi (un presunto credito di 50 euro vantato nei confronti della vittima) e dalla crudeltà, essendo la vittima morta per dissanguamento. Era un sabato pomeriggio, il 2 aprile del 2016, quando Di Tullo sparì a Manfredonia: uscito di casa nel primo pomeriggio, doveva recarsi ad un appuntamento. Poco prima di raggiungere l’amico con cui aveva fissato l’incontro, la vittima gli telefonò una prima volta chiedendogli di allertare l’ambulanza del 118; e subito dopo lo contattò nuovamente per dirgli di avvisare i carabinieri e mandarli nei pressi di un’officina meccanica dove lavora Guerra, l’imputato ora assolto. Da quel momento di Di Tullo si persero le tracce: familiari e amici lo cercarono inutilmente, la sera scattò la denuncia di scomparsa; il giorno dopo, la sera del 3 aprile, il cadavere fu rinvenuto nascosto in una intercapedine di una casa di campagna nell’agro di San Giovanni Rotondo.

La mattina successiva alla scoperta del cadavere, il 4 aprile 2016, i carabinieri perquisirono l’officina dove lavora Guerra e sequestrarono una bomba artigianale confezionata con mezzo chilo di tritolo, denunciando in stato di irreperibilità il giovane meccanico per detenzione illegale di esplosivo. Seguì a fine mese l’emissione di un’ordinanza cautelare da parte del gip e la decisione di Guerra di costituirsi il 7 ottobre del 2016: patteggiò una condanna a 2 anni per il possesso dell’ordigno, ottenne la sospensione condizionale della pena e fu scarcerato a fine dicembre del 2016.

Quanto all’accusa di aver ucciso Di Tullo, Giuseppe Guerra è rimasto sempre – come detto – indagato a piede libero, senza che siano emersi sostanziali elementi a suo carico. Tant’è che il pm scrisse oltre un anno fa nella richiesta di archiviazione: “dalla lettura degli atti e in particolare all’esito delle complesse indagini sia di natura tecnica” (intercettazioni) “sia di ascolto di numerosissime persone informate sui fatti, non sono emersi elementi idonei a carico di Guerra, oggetto di numerosissime indagini finalizzate a corroborare l’ipotesi iniziale che lo individuava quale autore dei gravi fatti”. La famiglia della vittima si oppose alla richiesta di archiviazione, l’istanza del legale della famiglia Di Tullo fu accolta dal gip nella primavera del 2018 che ordinò al pm l’imputazione coatta nei confronti di Giuseppe Guerra.

Il gip parlò di “puntuali osservazioni svolte dal legale della famiglia Di Tullo sul movente; sulla presenza di indagato e vittima nello stesso tempo e luogo dell’omicidio, come si evince dalla toponomastica e dalla tempistica delle immagini della videosorveglianza; sulla disponibilità di un fucile da parte dell’indagato. Sono fonti indiziarie a carico dell’interessato che rendono l’accusa a suo carico sostenibile in giudizio, anche in assenza di prove scientifiche e orali, queste ultime, peraltro esperibili nel corso del dibattimento, luogo naturale di formazione e delibazione della prova e quindi di valutazione della loro gravità”. Seguì quindi l’imputazione coatta per Guerra per omicidio, armi, occultamento di cadavere; la fissazione dell’udienza preliminare; la decisione della difesa di chiedere il processo abbreviato allo stato degli atti; cui è seguita adesso l’assoluzione del giovane meccanico sipontino. (fonte gazzetta di capitanata)

Tags: ManfredoniaNicola Di TulloOmicidio
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