“Ode” al lupo garganico, Vincenzo Rizzi in difesa dell’animale: “Una risorsa per la Capitanata”

“Serve un progetto ambizioso che possa portare reddito anche, e soprattutto, ai pastori in un’ottica di multifunzionalità delle aziende agro-zootecniche di tipo tradizionale”

Il lupo è una risorsa per la Capitanata, è questa la convinzione del consigliere comunale foggiano Vincenzo Rizzi, naturalista consigliere nazionale di Pro Natura, che dopo gli allarmi degli allevatori sangiovannesi scrive una lunga “ode” all’animale. Eccola.

“La paura della natura e delle sue creature sembra prendere piede anche in Provincia di Foggia. E in quest’ottica trova sempre più spazio il principe di tutte le paure (che a molti evidentemente piace alimentare): il Lupo cattivo.

Ci sono ben pochi animali predatori, come il Lupo, che hanno intrecciato così tanto le loro sorti con l’uomo, in un rapporto spesso tragico, basato sull’invidia per la forza e la libertà che gode questo straordinario predatore sociale. Un rapporto intriso di crudeltà e sangue a scapito principalmente di uno solo dei contendenti: il Lupo. Questo canide selvatico, nell’immaginario umano, è sempre in bilico tra divinità positive e negative: il Lupo piegato ai voleri dell’uomo e che si tramuta nel suo migliore amico, il Cane.

L’Uomo che s’inchina alla natura selvaggia e si trasforma in un licantropo. Il Lupo predone, il Lupo silenzioso, il Lupo genitore e fondatore, il Lupo specchio della turbolenta anima umana, il Lupo che in ogni sua recondita sfaccettatura è il simbolo della forza della vita, ma al contempo rappresenta la parte oscura dell’animo umano, Homo homini lupus.

Facendo un salto indietro nel tempo, Zenobio, un sofista greco del II secolo d.C., asserì: Il lupo è sempre sotto accusa, colpevole o meno che sia. Tutto questo astio nei confronti del Lupo crebbe esponenzialmente passando dall’età classica a quella moderna. Infatti, nel secolo breve, 6 forse 7 sottospecie del Lupo grigio (Canis lupus) sono state cacciate nel mondo fino all’ultimo esemplare. Ma, malgrado tutto, il Lupo, riesce ancora ad essere fra noi in Capitanata e forse questo miracolo può essere mirabilmente sintetizzato da un proverbio russo: “un Lupo sopravvive grazie ai suoi piedi” vista la capacità di questo predatore di coprire grandi distanze.

Le paure alimentate ad arte in provincia di Foggia rappresentano l’ennesimo tentativo di lanciare crociate a base di fucilate contro i Lupi e contro tutte quelle specie che riteniamo in competizione con i nostri interessi.

In ogni caso, con queste favole “del cacciatore buono e del lupo cattivo”, promosse da coloro che in questi giorni stanno alimentando questa campagna di odio contro il Lupo, non riesco proprio ad identificarmi e pertanto non posso che guardare con simpatia a questo quadrupede, un po’ come fece Rudyard Kipling nel raccontarli ne “Il libro della giungla” oppure come nella poesia “La Mort du loup” di Afred de Vigny scritta ne 1938, dove il Lupo trucidato dai cacciatori diventa simbolo di libertà.

Vorrei ricordare a tutti coloro che alimentano queste paure che il Lupo è semplicemente un animale affascinate e l’odio che state continuando ad alimentare nei suoi confronti è semplicemente una misura del suo successo evolutivo e dell’invidia per tutto ciò che esso rappresenta e che noi non possiamo afferrare.

E pensando al rapporto ambiguo che la nostra specie ha con il Lupo, mi viene in mente quello che ha scritto Rowlands Mark nel suo libro “Il Lupo e il filosofo”, cosa significa essere un uomo l’ho imparato da un Lupo.

Di certo, ci sono elementi di criticità che meritano attenzione, per rendere meno aspra la convivenza, ma che purtroppo le istituzioni continuano a sottovalutare. Noi del Centro Studi Naturalistici-Onlu – Pro Natura ribadiamo la necessità di ribaltare questi stereotipi e vedere nel Lupo e nelle altre specie ritenute “nocive” una opportunità di sviluppo. Ma per farlo è necessario avviare un esteso programma di monitoraggio di queste specie, associandolo ad una adeguata campagna di comunicazione in grado di creare nella gente quella giusta empatia con la fauna selvatica. Un progetto ambizioso che possa portare reddito anche, e soprattutto, ai pastori in un’ottica di multifunzionalità delle aziende agro-zootecniche di tipo tradizionale, dove il Lupo e gli altri animali diventino elementi essenziali per un turismo di qualità, in grado di coniugare natura e tradizioni.

Un percorso ambizioso, che richiede impegno per essere costruito, forse per questo in molti preferiscono ignorarlo e continuare a incendiare gli animi affinché anche ciò che di bello ancora custodiamo venga dato alle fiamme”.



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