L’Antimafia a Foggia, commissione bacchetta il territorio: “Qui manca associazionismo”

Visita in Prefettura di Morra&co. “Assenti in città quei corpi intermedi che dovrebbero aiutare i cittadini a denunciare”. E citano l’esempio positivo di Vieste

Tre ore di vertice in Prefettura con le forze dell’ordine e la magistratura ordinaria e distrettuale per gli esponenti della Commissione parlamentare Antimafia oggi a Foggia. Il presidente, il senatore Nicola Morra, insieme ai colleghi Gino Vitali, Marco Pellegrini, Teresa Bellanova e Paolo Lattanzio, hanno evidenziato quanto emerso al tavolo e dopo le visite odierne, rispondendo anche sulle commissioni di accesso agli atti presenti a Cerignola e Manfredonia.
“Abbiamo lavorato per ore, c’è una emergenza quarta mafia in provincia di Foggia, che ha caratteristiche diverse. Ma se siamo di fronte a questa fase emergenziale dobbiamo chiederci cosa sia stato fatto prima. Dei 300 omicidi di mafia una piccolissima percentuale ha trovato giustizia. Qui noi abbiamo difficoltà a garantire sicurezza e a fare giustizia, i tempi delle procedure sono importanti. I cittadini non possono fermarsi a guardare e ad attendere, devono agire”, ha rilevato il presidente Morra.

Il procuratore Ludovico Vaccaro insieme al pm Antonio Laronga ha chiesto un potenziamento della videorveglianza, strumento utilissimo finalizzato a ricostruire con le immagini i fatti criminosi. Servono dei “segnali forti”, ha ribadito il politico pentastellato.
“Abbiamo notato l’incredulità di alcuni cittadini, che non credono che tanta brutalità sia possibile. Lo Stato deve sentire il dovere di reagire e riprendersi il territorio. È stato importante conoscersi e ascoltarsi”.
Grande commozione per Morra dalla famiglia dei fratelli Luciani a San Marco in Lamis uccisi barbaramente nella strage della stazione il 9 agosto 2017. “Il padre dei fratelli Luciani un uomo di 80 anni sente il dovere di assistere gli orfani. Lo stesso dovremmo fare anche noi, tutta la comunità”.
Sui consigli comunali a rischio scioglimento (Manfredonia e Cerignola), il presidente è stato netto. “L’intervento è tardivo perché quando si scioglie un consiglio comunale è sempre un fallimento. Il vero problema è che noi sciogliamo il personale politico, il ceto politico, ma ci dimentichiamo che il Comune significa anche uffici, la tecnostruttura: l’infiltrazione potrebbe essere nei quadri del livello burocratico. Il vero dramma sono gli scioglimenti reiterati. Ci sono comuni in Italia che non riescono ad andare ad elezioni”.

“A Foggia e in provincia lo Stato ha messo in campo le sue migliori risorse ora ci aspettiamo che anche i cittadini facciano lo stesso”, il commento dell’azzurro Gino Vitali.
Parole dure da parte di Lattanzio. “La lotta alla mafia è una questione pubblica, manca a Foggia l’associazionismo, che faccia proposte. Mancano quei corpi intermedi che dovrebbero aiutare i cittadini a denunciare. Mi porto dietro la solitudine di coloro che devono denunciare e non hanno sostegno. Nel voler raccontare la cittadinanza non è ancora in grado di alzare la testa e venir fuori”. Dello stesso avviso Marco Pellegrini, la sua proposta di legge per l’istituzione di Dia e Dda a Foggia stenta a decollare. “Come commissione abbiamo ringraziato tutti i presenti, per le indagini e i tanti arresti che hanno minato la forza delle strutture mafiose della quarta mafia, ci aspettiamo che ci sia un cambio di passo anche nella società civile. Manca l’associazionismo, che non opera abbastanza per portare risultati come invece accaduto a Vieste. Auspichiamo che le associazioni accompagnino il cittadino a denunciare e a non chiudersi nel privato”.
Un piccolo accenno di Morra anche sui 7-8 ghetti di Capitanata. “Il gran Ghetto è il più rilevante d’Europa. Le caratteristiche di questa provincia sono le agromafie e il caporalato e i reati da 416 bis”.