È tornato nella sua Foggia dopo anni in Giappone, il primario Sacco ora lancia la sfida del “bruco robot”

Lascia la famiglia in Toscana per tornare in Puglia: “Ho girato molto, ora vorrei portare l’innovazione nella mia città”

Tre anni in Giappone. Venti a Pisa. Poi la voglia di tornare alle origini, per provare a contaminare la sanità foggiana con l’esperienza maturata altrove. Rodolfo Sacco, direttore della struttura complessa di Gastroenterologia degli Ospedali Riuniti, ha lasciato la famiglia in Toscana per l’avventura professionale “al contrario”. Ora, il bagaglio di competenze accumulato tra l’azienda ospedaliero-universitaria di Pisa e il Sant’Anna dovrebbero essere le frecce da scagliare per risollevare le sorti di un’area del Policlinico che, finora, secondo i dati del Ministero della Salute, non sono stati certo d’eccellenza.

In una fase di profonda trasformazione, con il nuovo Deu pronto per la fine dell’anno, Sacco ha deciso di raccogliere la sfida, provando a portare in Capitanata il meglio dell’innovazione robotica. A cominciare dal “bruco” Endotics, capace di effettuare una colonscopia senza fastidi per i pazienti e di migliorare l’efficacia diagnostica. L’idea sperimentata dalla spin-off della Scuola superiore toscana, è già presente in molti ospedali del centro-nord. Bisognerà capire se potrà rientrare nel piano complessivo di investimento dell’azienda di viale Pinto. “Quando sono arrivato ho trovato una situazione complessa da gestire – spiega Sacco a l’Immediato -, ma ho raccolto la sfida perché da tempo avevo l’esigenza di voler fare qualcosa per la mia città. L’opportunità è arrivata l’anno scorso e l’ho colta. Qualcuno mi ha detto che ho sbagliato a lasciare la Toscana e la famiglia (una moglie e due figli) per tornare a casa, ma resto convinto di aver fatto il passo giusto”, ammette.

Sulla scrivania c’è il nuovo piano di budget dell’azienda. Bisognerà far quadrare i conti e migliorare la qualità della degenza e delle performance ambulatoriali. Oltre a rendere il reparto appetibile per i pazienti delle regioni frontaliere e delle altre province pugliesi. Non proprio una passeggiata. “Il direttore generale Vitangelo Dattoli ha già mostrato sensibilità rispetto alla necessità di investimenti tecnologici – chiosa ancora -, ma spesso gli amministratori sono spaventati dai costi perché all’inizio non considerano una serie di vantaggi che scaturiscono dall’implementazione di nuove tecnologie. Con il worm, potremmo diventare un centro di riferimento per l’endoscopia, per una serie di motivi. Il bruco, infatti, elimina tutti i rischi legati ad anestesia e sedazione, questo permetterebbe anche di ‘risparmiare’ sul costo di una figura professionale di difficile reperimento. Inoltre, si tratta di strumenti monouso per cui viene eliminata ogni possibilità di contaminazione, presente (seppure in parte residuale) nell’uso di strumenti tradizionali che vengono disinfettati e non sterilizzati. Ancora – precisa -, l’intero esame avviene operando con un semplice joystick. Infine, grazie a questa innovazione si annulla il rischio degli operatori sanitari di incorrere in malattie professionali, oltre a garantire la diagnosi completa in ogni paziente, anche in quelli più sensibili al dolore o che presentano una particolare conformazione anatomica”.

Per di più, potrebbero essere effettuati piccoli interventi chirurgici non invasivi. “Questa è una prospettiva che immagino per i Riuniti  – commenta ancora il primario -, nell’attesa di definire al meglio la riorganizzazione del personale alla luce della programmazione di assunzioni di infermieri e operatori socio sanitari. In pochi mesi (si è insediato a settembre scorso, NdR), abbiamo ridotto di molto le liste d’attesa: in media ci vogliono due settimane per una gastroscopia e per una colonscopia”. Il passo successivo dovrà essere quello della informatizzazione della refertistica (ora vengono realizzati con Word e condivisi). Così potrà essere completato il processo di trasformazione nel “reparto 2.0”. Quell’idea nata in Giappone all’istituto nazionale malattie infettive e maturata a Pisa potrà essere replicata a Foggia. “Spero di riuscirci per dare alla città e all’ospedale un servizio all’altezza per un territorio che non può continuare a cercare sempre altrove la risposta ai bisogni di salute”, conclude.

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