Poltrone a rischio dopo lo scandalo in Arif. Occhi puntati sul piano assunzioni 2018-2020

È bufera dopo l’inchiesta sull’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali. Traballa la posizione del direttore, Mimmo Ragno

Parenti, amici e amanti. In Puglia è scoppiato lo scandalo Arif, l’Agenzia regionale per le attività irrigue e forestali. Secondo quanto anticipato nelle scorse ore, nell’elenco delle assunzioni ci sarebbero persone vicine a politici e clan del Gargano.

Dopo le notizie relative all’inchiesta, la poltrona del direttore e commissario Mimmo Ragno (nella foto sopra con Emiliano e Di Gioia), candidatosi a Bari nella lista di Michele Emiliano “Sindaco di Puglia” e grande amico del governatore, sembra destinata a saltare.

Nei giorni scorsi si erano diffuse delle indiscrezioni su un suo avvicendamento con l’ingegner Rino Belgioioso, che dopo aver perso la postazione dell’Ente Fiera potrebbe essere mandato tra le foreste. Tuttavia fonti interne all’assessorato riferiscono che Emiliano punterà su un dirigente interno alla struttura regionale.

Sul tema, il di nuovo assessore all’Agricoltura Leo Di Gioia manda un secco “no comment” alla nostra testata, sebbene l’Arif sia stata tra i principali motivi delle sue dimissioni. Ieri in occasione del suo ritorno e della nuova nomina di Michele Emiliano, l’amministratore foggiano ha sottolineato l’ampliamento delle funzioni di Arif per consentire alla agenzia di essere supporto anche tecnico per le questioni xylella, con conseguente riorganizzazione funzionale della stessa.

Nel frattempo è ancora congelato il piano triennale della programmazione del fabbisogno del personale 2018/2020, che potrà cumulare le risorse destinate alle assunzioni per l’arco temporale 2015/2018, scaturenti da economie per cessazioni, quantificate in complessivi 671.181,28 euro.

Il piano assunzionale 2018/2020 prevede una somma disponibile da utilizzarsi, che ammonta a complessivi 4.099.824,43 euro per l’annualità 2018, ad 336.550,14 euro per l’annualità 2019 e ad 672.539,06 euro per l’annualità 2020. Devono bandirsi concorsi pubblici per 36 impiegati, 4 dirigenti, 31 funzionari amministrativi, 79 istruttori e 10 esecutori per un totale 124 posti in organico da coprire.

Sull’Arif picchia forte la consigliera pentastellata Antonella Laricchia. “Dall’inizio della legislatura – dichiara la portavoce – ho sollevato dubbi sulla gestione del personale e degli incarichi esterni da parte dell’Agenzia, ma davanti a me ho sempre trovato un muro alzato da una Giunta cieca e sorda”.
Laricchia elenca le numerose obiezioni sollevate in questi anni, ad esempio, riguardanti l’inopportunità di assumere lavoratori ricorrendo alle Agenzie di Somministrazione, per di più inquadrati con contratto di diritto privato, mentre la legge richiederebbe la procedura ad evidenza pubblica e relativo CCNL. Le denunce sulle problematiche legate al malfunzionamento degli impianti, le richieste di leggere il Piano delle assunzioni e del fabbisogno del personale, di cui, per anni non c’è stata alcuna traccia. Un documento che è stato reso disponibile solo pochi mesi fa. Porta la prima firma di Laricchia anche una interrogazione diretta alla Giunta per chiedere chiarezza sui lavoratori ex SMA e sulla presunta parentopoli in Progetto Maggiore.
“In ultimo – continua la consigliera pentastellata – con un emendamento a Bilancio lo scorso dicembre tentavamo di portare l’applicazione del CCNL per il comparto Funzioni Locali al personale forestale/agricolo ARIF, ma è stato bocciato dalla maggioranza che ci ha apostrofato di incapacità anche tecnico-giuridica. Peccato che si trattasse di un emendamento scritto dalla stessa Avvocatura Regionale della Giunta a cui abbiamo chiesto supporto e parere giuridico, dopo averla anche convocata in audizione”.

Ad oggi dai primi accertamenti della Procura emergerebbe una evidente violazione delle procedure concorsuali previste per legge, anzi concorsi ed evidenze pubbliche non ci sarebbero affatto stati.
“L’escamotage di ricorrere ad agenzie interinali – commenta Laricchia – da quello che leggiamo, avrebbe portato all’assunzione di oltre 300 impiegati, già stagionali, amici e parenti di non meglio precisati politici. Un film già visto, se si pensa alle stabilizzazioni ai tempi di Vendola ratificate, in tutta fretta, la scorsa estate dalla Giunta Emiliano. Se la Procura dovesse confermare le indiscrezioni delle prime indagini e formulare accuse, potrebbe affiorare un sistema marcio che ruota attorno a fatti come quelli che accadono in ARIF e, qualcuno, dovrebbe cominciare a fare seri mea culpa – conclude – anziché continuare a giocare con le poltrone di assessorati e Agenzie.