A far la spesa o a leggere il giornale invece di lavorare, i filmati che hanno incastrato i fannulloni di Carpino

Una prassi consolidata e diffusa, avallata dallo stesso Responsabile del Personale, sorretta evidentemente da un senso di impunità. Notevole il danno erariale calcolato in due mesi: 24mila euro

Undici dipendenti arrestati su venticinque complessivi. Nelle prime ore della mattinata di ieri, i carabinieri della Compagnia di Vico del Gargano hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale di Foggia su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di 10 dipendenti e 1 responsabile di settore del Comune di Carpino, ritenuti responsabili dei reati di truffa continuata, interruzione di un servizio pubblico e false attestazioni o certificazioni.

Le indagini, iniziate nel febbraio 2018 a seguito di segnalazione anonima, hanno consentito di accertare come sia invalso l’uso da parte degli indagati, di cui 1 responsabile di settore e 10 impiegati del Comune di Carpino, di attestare falsamente la loro presenza in ufficio attraverso la timbratura elettronica del badge magnetico per poi allontanarsi dal luogo di lavoro per svolgere incombenze personali o comunque non attinenti i rispettivi compiti di servizio. 

Informata tempestivamente dai carabinieri del NORM sugli esiti positivi avuti a seguito di alcuni riscontri al contenuto dell’anonimo, infatti, la Procura della Repubblica di Foggia ha subito colto la fondatezza della notizia e la necessità di ulteriori approfondimenti, disponendo  l’installazione di telecamere nascoste in prossimità degli ingressi del Municipio e della macchinetta marcatempo. Dalla visione delle immagini è emerso che gli odierni arrestati, dopo aver regolarmente timbrato l’ingresso, si allontanavano dal posto di lavoro senza timbrare l’uscita recando, dunque, un danno all’ente comunale che regolarmente elargiva i relativi stipendi. Infatti, subito dopo la timbratura d’ingresso, i dipendenti interessati si allontanavano dal luogo di lavoro per farvi rientro solo nelle fasce orarie di apertura al pubblico, trascorrendo la buona parte della giornata lavorativa all’esterno degli uffici a colloquiare al cellulare o con i passanti, a leggere il giornale e ad assolvere ad altre incombenze personali. Molti dipendenti sono stati ripresi mentre rientravano in Comune con grosse buste della spesa o si allontanavano a bordo di vetture private. Addirittura, nei giorni di rientro pomeridiano, ossia il mercoledì ed il venerdì, alcuni si sono assentati per l’intero orario lavorativo, presentandosi in Municipio solo per timbrare l’entrata e l’uscita, maturando così il diritto anche al compenso per lo straordinario.

La prassi appena descritta è stata praticata e avallata anche da chi aveva la responsabilità del controllo. Lo stesso dirigente responsabile del controllo sul personale, infatti, su un totale di 64 giorni lavorativi monitorati ha collezionato più di 50 assenze ingiustificate, risultando assente per una media di 1 ora e 34 minuti al giorno. Non solo. Agli atti del Comune di Carpino non risultavano nemmeno provvedimenti disciplinari in merito alle mancate timbrature o ad assenze ingiustificate.

Ciò che è emerso con forza durante le indagini è soprattutto la spregiudicatezza dei dipendenti comunali: l’abitualità dei loro comportamenti, anche dopo alcuni accessi effettuati dai Carabinieri nel Comune durante le indagini, è sintomatica di una prassi consolidata e diffusa, avallata dallo stesso Responsabile del Personale, sorretta evidentemente da un senso di impunità. Tra l’altro gli accertamenti sulla perfetta funzionalità della macchina marcatempo e la chiarezza delle immagini captate hanno consentito di fornire un quadro indiziario solido e di accertare inconfutabilmente i reati rubricati dalla Procura della Repubblica di Foggia. 

Le condotte censurate hanno causato un pesante danno erariale. Infatti, in circa due mesi e mezzo di attività d’indagine (febbraio – aprile 2018) si è stimato un danno patrimoniale per le casse pubbliche pari a circa 24.000 euro. Una somma ingente per un piccolo ente comunale come quello di Carpino.

In un territorio dove si parla spesso di mafia e dove è necessaria una convinta partecipazione di tutta la popolazione e delle Istituzioni a un progetto comune di rispetto della legalità, l’operazione odierna ha il valore non solo di interrompere una perdita erariale ma soprattutto di ripristinare il rispetto della legge anche da parte di chi esercita un lavoro di pubblica utilità e che per primo dovrebbe dare l’esempio. 

Angelo D’Antuono, responsabile ufficio ragioneria, Pietro Vivoli classe ’52, Michele Simone (’54), Anna Rosa Di Viesti (’63), Giuseppe Caputo (’56), Antonio Maccarone (’73), Domenico Delle Fave (’52), Michele Di Brina (’60), Luigi Pizzarelli (’54), Marisa La Torre (’60), Nicola Martella (’60), quest’ultimo responsabile locale del Centro per l’impiego, ufficio ospitato sempre presso il Palazzo di Città in via Municipio 15. Dopo le formalità di rito, gli arrestati sono stati sottoposti al regime degli arresti domiciliari, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.



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