Mafia foggiana, assolto il boss dei boss. Scagionato anche Rodolfo Bruno, ucciso a poche ore dalla sentenza

Ecco l’esito del processo “Cronos” a carico del capo clan Rocco Moretti, 68 anni detto “il porco”. Salvi anche il figlio Pasquale e Vincenzo Antonio Pellegrino detto “Capantica”

I giudici della Corte d’Appello di Bari hanno assolto “perchè il fatto non sussiste” alcuni pezzi da Novanta del clan Moretti-Pellegrino-Lanza dalle accuse di associazione mafiosa, duplice tentato omicidio, armi e droga. Tra gli imputati c’era anche Rodolfo Bruno, morto ammazzato giovedì scorso nel bar dell’Agip sulla circonvallazione. 

È l’esito del processo “Cronos” a carico del boss dei boss, Rocco Moretti, 68 anni detto “il porco”. Alla sbarra, insieme a lui, il figlio Pasquale Moretti, 41 anni, detto “il porchetto” al quale – stando alle intercettazioni dell’inchiesta – era passato lo scettro di capo clan e Vincenzo Antonio Pellegrino, 66 anni, detto “Capantica”. Tutti restano comunque in cella per altre vicende.

Oltre ai tre boss, scagionati anche Rodolfo Bruno e Gianfranco Bruno. Il pm chiese il riconoscimento del reato di mafia e condanne a 9 anni per Rocco Moretti e Vincenzo Antonio Pellegrino. 16 anni, invece, per Pasquale Moretti imputato anche di duplice omicidio. 11 anni e 4 mesi a Gianfranco Bruno e 9 anni a Rodolfo Bruno per mafia e il tentato omicidio di Alessandro Aprile.

“Cronos” riguarda la quinta delle sette guerre di mafia a Foggia e risale al 2007, anno che segnò l’ascesa dei Moretti-Pellegrino e il conseguente scontro coi Sinesi-Francavilla. Durante il conflitto “il porchetto” subì un agguato al quale scampò miracolosamente. Nel corso di alcune intercettazioni captate in carcere, Rocco Moretti disse al figlio: “A te teniamo, il bastone ora passa a te. Hai capito a papà”. In seguito gli passò alcune dritte e consigli utili per fronteggiare i rivali. Emerse anche la volontà, da parte del clan, di eliminare Francesco Sinesi, figlio del boss Roberto Sinesi, detto “lo zio” ma il blitz del settembre 2007 mise fine ai piani del gruppo mafioso.

Durante il procedimento penale spuntarono anche alcuni pentiti, tra questi Raffaele Bruno, fratello di Rodolfo e cognato di Gianfranco. Ma l’apporto dell’uomo agli inquirenti durò molto poco, da gennaio a marzo 2007 mentre il presunto clan nacque solo alcuni mesi più tardi. 

Secondo la difesa, alla luce della nascita del gruppo criminale nel maggio 2007 e del blitz “Cronos” del settembre successivo, è impossibile che il clan possa avere avuto tempo per acquisire il controllo dell’economia cittadina, con particolare riguardo al sistema estensivo nei confronti di imprenditori e negozianti. Si è basata soprattutto su questo l’arringa degli avvocati difensori, talmente convincenti da portare a casa l’assoluzione per i loro assistiti.

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