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Home - Musicalis Daunia, il primo violino della Scala Francesco Manara regala il suono dell’alterità al Teatro Garibaldi

Musicalis Daunia, il primo violino della Scala Francesco Manara regala il suono dell’alterità al Teatro Garibaldi

Di Redazione
11 Novembre 2018
in Cultura&Società
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Gli spettatori di “Suono: nessuno e centomila” di Musicalis Daunia ieri al Teatro Garibaldi di Lucera hanno avuto esperienza del sublime nell’ascolto e nelle emozioni vissute col concerto di Francesco Manara, primo violino solista della Scala e di Pietro Laera al pianoforte.

Un privilegio assoluto per chi c’era, tra i tanti giovani presenti nel pubblico sui palchi, contraddicendo il luogo comune che la grande classica e la musica colta siano solo un affaire per palati più che adulti. Il direttore artistico di Musicalis Daunia e anima degli Amici della Musica Paisiello, Francesco Mastromatteo, insieme alla professoressa e mecenate Elvira Calabria, ha scelto per il suo duo di straordinari amici musicisti un programma molto speciale, tutto centrato sull’esotismo, sulla diversità dei suoni. Un “programma dell’alterità”, lo ha chiamato, per sollecitare l’orecchio e il cuore al diverso e all’arte degli esclusi.
Il mirabile violinista, dall’esecuzione perfetta, quasi irrealistica per quanto è assoluta, ha cominciato con la Sonata Opera 47 in La maggiore “A Kreutzer” di Beethoven.

Come ha spiegato il maestro Mastromatteo, ieri sera solo in veste di presentatore e generoso divulgatore e non di concertista, la sonata Kreutzer nasce tra il 1802 e il 1803 ed è il regalo di Beethoven ad un amico, Bridgetower, Brischdauer, un “gran pazzo e compositore mulattico”, un giovane afro caraibico e polacco tedesco.

Il capolavoro scritto per lui apre il periodo eroico del compositore. “L’eroismo di Beethoven parte dagli ultimi. Allora tutti gli esecutori erano anche compositori, oggi si è persa questa tradizione. La sonata inizia in maniera inedita. Esplodono gli accordi nel presto, è raro iniziare col presto. È eroica perché c’è troppo di tutto, troppo pianoforte, troppo violino. Tutto di troppo, c’è un eccesso di umanità. È un meraviglioso eccesso. C’è una energia che ha bisogno di esplodere. Beethoven si sente eroe degli ultimi con un linguaggio eccessivo”, ha detto il violoncellista.

Nella sonata Manara ha proceduto per ampliamenti, con solo 4 variazioni. Si è esibito in un virtuosismo incredibile, così come scritto da Beethoven per il suo amico violinista, in una summa di umanità.

Il gusto dell’esotico è andato avanti con l’Havanaise opera 84 di Cammille Saint-Saens, l’introduzione e rondò capriccioso per piano Opera 28 (trascrizione Bizet). L’Habanera è una danza in due quarti, con infiniti ornamenti del violino risucchiati dalla melodia. Saint Saens amava il Nord Africa, era un astronomo e aveva un gran senso dell’umorismo, tra i primi musicisti e compositori ad essere un attivista dei diritti degli animali.

Manara ha eseguito la struttura melodica, restituendo alla perfezione prima gli elementi cubani, poi quelli gipsy rom, presenti nei vari pezzi. Tremori, trilli, tutti i suoni si sono percepiti nella loro limpidezza, in una eccezionale democrazia sonora. Il rondò capriccioso fu scritto per un violinista virtuoso, Pablo de Sarasate, che commissionò a Saint-Saens un brano. Ne uscì un lavoro di estremo virtuosismo, con una successione di suoni che vanno dalla tensione all’abbandono, tutti perfettamente eseguiti dal geniale Manara sul palco. Mastromatteo ha citato i pittori del realismo francese e dell’orientalismo, il primo Manet. È quella infatti l’atmosfera che la musica dell’alterità proposta ieri consegna. L’amore degli intellettuali europei della seconda metà dell’Ottocento per l’altro mondo, con l’ambizione di conoscerlo senza la mediazione della colonizzazione. Nel caso di de Sarasate Manara si è tuffato nella cultura marginale di un artista rom.

L’intento di Mastromatteo e del duo è stato quello di proporre una visione dell’arte delle minoranze, così come sentite e immaginate da Beethoven e Saint Saens. Opere scritte per un violinista mulatto, per un cubano, per un gipsy. “Oggi siamo chiamati come non mai a tutelare l’arte delle minoranze e i suoni diversi”, ha concluso il direttore artistico.

Per il pubblico c’è stato anche un favoloso regalo, un doppio bis. Il primo violino della Scala, legato indissolubilmente all’opera, ha donato un indimenticabile intermezzo di Cavalleria Rusticana e La capricieuse di Elgar. Applausi scroscianti dal Garibaldi ed emozioni uniche.

 

 

Tags: Francesco ManaraFrancesco MastromatteoMusicalis DauniaTeatro Garibaldi
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