Passo Breccioso, l’impianto per fanghi di depurazione troppo vicino al Cervaro. Indagini sulla Via

In queste settimane, anche altri terreni che confinano con il biostabilizzatore sono stati oggetto di molti sopralluoghi comunali per la possibile realizzazione della struttura di compostaggio

La Procura della Repubblica di Foggia, diretta dal procuratore capo Ludovico Vaccaro, ha avviato delle indagini sulla procedura di Valutazione di Impatto ambientale sul progetto di impianto, proposto dalla ditta Il Tulipano srl, per la produzione di gessi di defecazione a partire da matrici biologiche selezionate da realizzarsi a Passo Breccioso a Foggia. La nostra testata web se n’è occupata ampiamente dando spazio alle segnalazioni e alle preoccupazioni del Comitato Passo Breccioso, composto dai residenti e dagli agricoltori della zona.

L’indagine è stata originata da un dettagliato e tecnico esposto di un meetup pentastellato, che non fa riferimento a nessuno dei portavoce istituzionali. L’impianto di trattamento rifiuti, autorizzato dalla struttura diretta dall’architetto Stefano Biscotti, viene localizzato su un territorio già fortemente compromesso dal punto di vista ambientale, per la presenza di un impianto in adiacenza di trattamento e biostabilizzazione dei rifiuti urbani, gestito da Amiu Puglia, e di una grande discarica per rifiuti urbani in esercizio e di diverse discariche abbandonate, ex Frisoli ed ex Agecos, dove sono stati abbancati rifiuti di ogni specie, le quali peraltro non risultano ancora bonificare né messe in sicurezza.

“La preoccupazione e la perplessità sulla scelta del sito Passo Breccioso nasce dal fatto che un’ulteriore attività di trattamento dei rifiuti speciali ubicata in quel sito può minare la salute pubblica e la salubrità dell’ambiente, compromettendo in maniera irreparabile una porzione di territorio già gravemente inquinata”, hanno denunciato gli attivisti. Il sito dove dovrebbe sorgere l’impianto dista appena 850 metri in linea d’aria dal ciglio dell’alveo del torrente Cervaro, ovvero dista a meno di un chilometro dal corso d’acqua. Tale distanza è considerata dal Piano regionale dei rifiuti della Regione Puglia un fattore escludente all’insediamento di nuovi impianti di trattamento dei rifiuti. Su questo punto indagano ora gli inquirenti. Come è possibile che sia stata concessa l’autorizzazione? Perché non sono stati valutati gli impatti cumulativi del realizzando progetto con il biostabilizzatore, la discarica attiva e le discariche dismesse non ancora bonificate?

Tra le altre cose nella denuncia si fa presente anche alle autorità competenti che da una verifica camerale fatta sulla società proponente Tulipano srl risulta che essa non ha mai operato nel settore dei rifiuti e non è iscritta all’Albo dei Gestori ambientali.

Non solo la Tulipano srl, però, che ancora non ha ottenuto il passaggio dalle due sorelle titolari di un fondo coltivato ad olivi per raggiungere il suo ipotetico sito industriale dalla strada asfaltata. In queste settimane, anche altri terreni che confinano con il biostabilizzatore e dove ci sono produzioni biologiche di peperoni e altri ortaggi sono stati oggetto di molti sopralluoghi comunali per la possibile realizzazione dell’impianto di compostaggio, previsto dal piano regionale dei rifiuti del commissario straordinario Gianfranco Grandaliano ed iscritto nel piano triennale delle opere pubbliche del Comune di Foggia, per il quale l’amministrazione Landella ha presentato una manifestazione di interesse alla Regione Puglia.

Molti imprenditori edili foggiani, che vogliono diversificare il loro business per via della crisi ormai strutturale del mattone, hanno dato la loro disponibilità con la tecnostruttura comunale al project financing e hanno cominciato a sondare gli umori dei proprietari terrieri di Passo Breccioso, per indurli a vendere i loro appezzamenti. “Alcuni proprietari sono stati avvicinati da una nota famiglia edile, che voleva acquistare i loro terreni. Franco Schiavone non avrebbe venduto i suoi 7 ettari fronte strada, ma poi comunque non se n’è fatto più nulla, hanno detto di non essere più interessati”, spiega a l’Immediato il presidente del Comitato Domenico Morea, strenuo difensore della zona.

Gli imprenditori hanno rallentato il loro pressing di acquisto. I motivi della loro rinuncia sono almeno due. Il primo concerne proprio i problemi ambientali. Passo Breccioso è un sito fortemente inquinato e quasi sicuramente la localizzazione dell’impianto di biocompostaggio in quella zona sarebbe bocciata, anche per la vicinanza al torrente Cervaro. E per la stratificazione di indagini ambientali su tutta l’area.

Il secondo è più squisitamente tecnico: l’approvazione di tutta la pratica, al momento, secondo il piano regionale dei rifiuti, è di competenza della Regione, attraverso il suo braccio armato dell’Ager. L’amministrazione Landella starebbe aspettando delle modifiche al piano per individuare altri suoli utili. E non si esclude che tutto, dopo opportuna bonifica, possa essere realizzato addirittura dove un tempo sorgevano le discariche, ex Agecos ed ex Frisoli in testa, livellando i “panettoni”, come le chiamano i residenti.



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