No a impianto rifiuti, il comitato “Lucera non tace” in piazza contro Maia Rigenera

Il dottor Agostino Di Ciaula: “Non ho mai sostenuto la maggiore salubrità degli impianti anaerobici rispetto a quelli aerobici né ho mai cambiato idea”

Tornano in piazza gli attivisti del Comitato Lucera Non Tace, per ribadire, come scrivono in una nota, “senza mezzi termini un “NO deciso all’ autorizzazione del progetto Maia Rigenera che prevede la realizzazione di un impianto integrato (con sezione anaerobica e aerobica) di trattamento della FORSU (frazione organica dei rifiuti urbani) in sostituzione dell’attuale impianto di compostaggio della Ex Bio Ecoagrim”.

In vista del referendum annunciato dal sindaco della città sveva Antonio Tutolo saranno in centro in Piazza Nocelli domenica mattina 16 settembre dalle ore 11 e spiegano: “Noi diciamo NO al progetto Maia Rigenera perché, visti i dati reali della Forsu raccolta in Puglia, un impianto di trattamento rifiuti della capacità di 263.591 t/anno di cui 190.000 di Forsu non solo è sproporzionato ma è assolutamente inutile per il bacino Dauno e anche per l’intera Puglia. Un impianto di queste dimensioni, vogliamo sottolinearlo, può smaltire la FORSU raccolta nell’intera Puglia nel 2016 ed implica un traffico veicolare indotto di circa 105 autocarri/giorno, escludendo gli autocarri di compost in uscita. E badiamo bene, si tratta di autocarri pieni di rifiuti urbani e di fanghi e non di Caramelle Sperlari! Inoltre capacità di trattamento così elevate rispetto alla effettiva quantità della Forsu raccolta non possono che spalancare ancora di più la porta al trattamento dei rifiuti provenienti da altre regioni: non c’è nessuna ragione che possa giustificare un impianto così grande nel nostro territorio. Un territorio già gravemente deturpato dall’enorme quantità di discariche (autorizzate e abusive) e di impianti di trattamento rifiuti di vario genere, che rischia di diventare la nuova Terra dei Fuochi! La nostra Comunità non vuole essere accusata di sindrome nimby (not in my back yard = non nel mio giardino) ma vuole affermare il principio di autosufficienza e prossimità nello smaltimento dei rifiuti urbani. Principio che si traduce nel fatto che ogni bacino territoriale deve smaltire la propria Forsu”.

Tutti contro Maia ora gli ambientalisti, mentre su Bioecogrim ci fu nel passato una strana solidarietà. È un po’ questo il dubbio di Tutolo, il sindaco che è riuscito nell’impresa di stoppare la puzza nauseabonda da luglio fino all’8 settembre, che appestava le serate estive lucerine e foggiane e che ogni tanto, al mattino presto e dopo le 23, ancora aleggia in questo settembre caldo.

La riconversione dell’impianto è stata usata per anni da Stefano Montagano come “arma di ricatto” per assicurare che le emissioni odorigere sarebbero svanite dal passaggio da aerobico ad anaerobico, con un cambio di tecnologia. Questa vicenda è storia, ormai. Ma oggi i lucerini del Comitato si ribellano, “difendendo” il vecchio impianto aerobico e proponendo come soluzione solo adeguamenti che mai in passato nessun Ente è riuscito a far realizzare all’imprenditore, oggi affiancato al 50% dalla holding di Fortore Energia.  Ed evidenziano: “Il progetto Maia oltreché inutile può risultare anche dannoso perché è basato sul trattamento anaerobico della Forsu che richiede una tecnologia più sofisticata (e costosa) di quella connessa all’aerobico. Tecnologia che causa possibili ricadute ambientali legate all’emissione di inquinanti provenienti dai processi di combustione del biogas/biometano prodotto. Tecnologia che implica anche possibili criticità legate al digestato. Tecnologia, quindi, che se non gestita e manutenuta correttamente può risultare pericolosa per la salute umana e causare forme di inquinamento del suolo, delle acque e dell’atmosfera. Ed allora: Perché una comunità intera dovrebbe correre tali rischi per un progetto inutile alla stessa comunità, per un progetto che non implica neanche una significativa ricaduta economica? Invero gli impianti integrati, utilizzando tecnologie sofisticate con automazioni spinte, richiedono pochissimo personale per essere gestiti. E per risolvere il problema della puzza dell’attuale impianto di compostaggio non è necessario un nuovo impianto a tecnologia integrata. La soluzione migliore per l’ intera comunità è un’altra! È sufficiente imporre all’ azienda di adeguare l’attuale impianto di compostaggio rispettando le prescrizioni imposte in passato. Le soluzioni tecniche ci sono e se applicate correttamente sono efficaci! Ma non bastano: occorre controllare realmente e non solo formalmente il corretto funzionamento dell’ impianto in fase di esercizio. E comunque se l’ impianto continuerà a non funzionare correttamente producendo ancora puzza oltre i livelli di tollerabilità, va diffidato, sanzionato e se non si adegua alle prescrizioni tecniche, va sospeso e, in estrema ratio chiuso definitivamente”.

Intanto al nostro quotidiano web è arrivata una precisione da parte del dottor Agostino Di Ciaula, che è il maggior mentore scientifico del Comitato Lucera non tace e che era stato citato dal sindaco Tutolo in conferenza stampa. Il primo cittadino aveva letto una sua relazione di qualche anno fa, nella quale si sostenevano le tesi degli impianti anaerobici.

Ecco quanto scrive Di Ciaula.

“Non ho mai sostenuto la “maggiore salubrità degli impianti anaerobici rispetto a quelli aerobici” (affermazione inappropriata e inesatta dal punto di vista scientifico) né ho mai “cambiato idea” riguardo alle posizioni da me espresse sulla gestione sostenibile della FORSU, semmai rafforzandole alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, che confermano il trattamento aerobico come preferenziale e gerarchicamente prioritario rispetto a quello anaerobico.

L’unico documento ufficiale nel quale ho contribuito ad esprimere una posizione (tra l’altro non individuale) su questo argomento è il Position Paper ISDE sulla gestione sostenibile della FORSU, pubblicato nel 2015:

http://www.isde.it/wp-content/uploads/2014/02/2015-02-Position-Paper-FORSU-finale.pdf

Le conclusioni di quel documento sono completamente differenti da quelle a me attribuite.  In nessun’altra occasione ho ufficialmente espresso pareri personali né, tanto meno, contrari alla posizione di ISDE Italia sulla digestione anaerobica. In particolare, i contenuti del documento da me recentemente trasmesso agli amministratori di Lucera sono assolutamente in linea con quelli illustrati nel Position Paper ISDE del 2015 (seppure aggiornati al 2018) e sono finalizzati, come ho scritto al Sindaco Tutolo, a fornire ai decisori “elementi in base ai quali sarebbe opportuno un diniego autorizzativo, in quanto l’impianto proposto sarebbe inquinante, non essenziale per soddisfare i fabbisogni locali e regionali di trattamento della frazione organica dei rifiuti urbani, scarsamente sostenibile dal punto di vista economico e ambientale ed a rischio di incidente rilevante”.