Europee 2019, i pugliesi a caccia di un posto a Bruxelles. Mentre Di Gioia si candida a sindaco

Sono 18 i deputati che dovranno essere eletti nella immensa circoscrizione Sud che comprende Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata e Calabria. Già in corsa Elena Gentile, ci pensa anche Landella, mentre Fitto cerca l’intesa con Meloni

Mentre i maggiorenti politici sono ancora tutti in vacanza, impegnati ad immortalare le bellezze del Gargano o di altre località turistiche e sotto l’ombrellone a Siponto, dove non hanno potuto fare il bagno per il temporaneo divieto di balneazione, sembra ormai sicuro che l’assessore regionale all’Agricoltura Leo Di Gioia correrà come candidato sindaco a Foggia (non si sa ancora se con delle liste civiche trasversali, come nel 2014, o con l’appoggio di tutto il centrosinistra, Pd compreso), comincia a delinearsi la mappa per le prossime elezioni Europee, che saranno celebrate insieme alle amministrative del 2019 e che in Puglia vedranno interessati grossi comuni regionali. Bari, Foggia, Lucera, San Severo, Orta Nova e tantissimi altri.

Sono 18 i deputati che dovranno essere eletti nella immensa circoscrizione Sud che comprende Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata e Calabria.

La novità al Sud sarà sicuramente la Lega di Matteo Salvini, che nel 2014 in Puglia non aveva nessuno da candidare e che ebbe come capolista per il collegio Sud lo stesso leader. Il partito, che oggi ha in Puglia nel Mezzogiorno la sua classe dirigente più dinamica e che sta sottraendo consensi larghi a Forza Italia e ad altre formazioni di centrodestra, potrebbe concentrarsi su una candidatura unica, il prescelto potrebbe essere il giovane Andrea Caroppo, coordinatore e consigliere regionale, che a l’Immediato conferma questa prima strategia e il suo assai probabile impegno europeo.

Da una simulazione di luglio dell’Istituto Cattaneo emerge che i gruppi parlamentari che subirebbero le perdite maggiori sono quelli al cui interno risiedono i principali partiti tradizionali, cioè il Partito popolare europeo (Ppe) e l’Alleanza progressista dei socialisti e democratici (S&D). Nelle precedenti legislature questi due gruppi parlamentari potevano controllare un’ampia maggioranza di seggi nel Parlamento europeo (56,9% nel 2014). Una maggioranza che nel 2019 potrebbe essere in forte crisi, con una perdita secca stimata di oltre il 12% e con il forte successo previsto invece della lega dei sovranismi e degli euroscettici. Anche i due minori gruppi parlamentari di sinistra (Gue-Ngl: Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica e Greens-Efa, Verdi europei) subirebbero delle perdite in termini di seggi, pari rispettivamente a 1 e 2,1 punti percentuali. In Italia nel 2014 andò piuttosto bene per la lista L’Altra Europa con Tsipras con Barbara Spinelli capolista e in Puglia con i risultati di Eleonora Forenza e Claudio Riccio, a quota rispettivamente 22.677 e 20.504 preferenze. Anche il paesologo Franco Arminio, in questi giorni impegnato nel suo festival ad Aliano “La luna e i calanchi”,  totalizzò più di 13mila preferenze. Oggi queste formazioni appaiono molto deboli nel dibattito europeo e potrebbero anche non superare la soglia del 4%. C’è una grossa divisione in Liberi e Uguali, dal momento che i bersaniani si collocano nel Pse. I post vendoliani e altri pezzi di sinistra si stanno riunendo invece intorno all’economista greco Yanis Varoufakis, nel cartello DiEM25 a cui ha già aderito il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e Benoît Hamon, ex candidato presidente in Francia sconfitto da Emmanuel Macron.

Ad ogni modo, non è momento facile per la sinistra in Europa. Immigrazione, povertà, vincoli di bilancio, stretta dell’euro, difesa dei prodotti nazionali, dazi, welfare, lavoro. Sono tutti argomenti sensibili, che fanno volare i populisti di destra contro le elite tecnocratiche della Bce.

Secondo le simulazioni, la percentuale di seggi dell’Efdd – che attualmente ha nel Movimento 5 stelle, e in Alternativa per la Germania, oltre che nello Ukip di Nigel Farage, le proprie componenti politicamente più rappresentative e che nella legislatura 2009-2014 aveva avuto anche la Lega Nord fra i suoi membri – crescerebbe di 3,2 punti percentuali rispetto al 2014, mentre il gruppo Enf, che comprende, tra gli altri, il Rassemblement national di Le Pen, la Lega di Salvini, il Partito della libertà austriaco e il belga Vlaams Belang) salirebbe di 2,2 punti percentuali.

Come collocarsi in questo scacchiere? Europeisti o euroscettici? Con o contro il Patto di Visegrad? Il posizionamento non può che influire anche sul dibattito locale amministrativo.

Nei Fratelli d’Italia, la leader Giorgia Meloni sta cercando una intesa con Noi con l’Italia di Raffaele Fitto, il quale ha avuto diversi incontri con il partito detentore della Fiamma a Roma agli inizi di agosto. Alle scorse consultazioni FdI prese il 3,8% e restò fuori dal Parlamento europeo per uno 0,2%.  Tuttavia Fitto non ha più i numeri di 5 anni fa e lo dimostra lo score delle scorse Politiche, quando il suo rassemblement centrista non raggiunse neppure il 3%. A Meloni potrebbe federarsi anche il movimento del governatore siciliano Nello Musumeci “Diventerà Bellissima”. Del resto è stato indicato in Sicilia in quota Fratelli d’Italia.

Nel 2014 l’ex governatore pugliese ed ex ministro berlusconiano originario di Maglie fu campione di consensi dentro Forza Italia, toccando addirittura 284.431 voti. Seguivano Aldo Patriciello da Venafro con 111.569 voti e il napoletano Fulvio Martusciello con 89.611 preferenze, Barbara Matera con 70mila circa, Raffaele Baldassarre, Clemente Mastella, Ezio Rivellini e Sergio Silvestris che totalizzò 51.985 voti. Patriciello, Martusciello, Matera e Silvestris dovrebbero essere riconfermati in lista nel partito azzurro. A loro potrebbe aggiungersi anche il sindaco di Foggia Franco Landella, se davvero deciderà di non correre per il secondo mandato nel capoluogo. In vacanza, su Instagram, si mostra in gran forma sullo scooter insieme all’inseparabile moglie Daniela Di Donna, con la didascalia “la vita è sempre bella, carpe diem”.

“A settembre durante Atreju si discuterà della federazione ma prima ci sarà la direzione nazionale dove verranno fatte tutte le dovute considerazioni anche in termini di opportunità. Molto dipende dalla soglia di sbarramento, è una partita che investe tutto il centrodestra- spiega il coordinatore provinciale meloniano Giandonato La Salandra alla nostra testata web- è ovvio che Fitto può costituire un valore aggiunto, ma bisogna capire qual è la sua vera incidenza soprattutto in provincia di Foggia. Piaccia o non piaccia ci sono anche le amministrative in Puglia e si vota in centri di particolare importanza politica e numerica”.

Nel Pd, la navigazione è molto sofferta. Il 2014 fu l’anno strepitoso e irripetibile del 40,8% di Matteo Renzi, quando tutta l’Italia o quasi era affascinata dal leader di Rignano. Oggi vi sono numeri molto diversi.

Nel Pd, secondo tradizione, i candidati pugliesi sono sempre almeno due, secondo le notizie diffuse dal quotidiano regionale. C’è l’uscente Elena Gentile, già al lavoro per la rielezione e che sta battendo come di consueto tutta la Puglia palmo a palmo tra feste, sagre e appuntamenti sociali, e l’ex ministro Paolo De Castro, eletto nel collegio Nord-Est. Il suo attivismo estivo in Puglia sulla Xylella ed altri temi non fa escludere una sua corsa nel Sud.

Elena Gentile nel 2014 prese una valanga di preferenze, pari a ben 149.858 voti. Saprà replicare quella performance con un Pd assai più sfibrato e sotto il 18% e un vento antieuropeo e anti immigrazione crescente?

C’è poi almeno per la provincia di Foggia l’incognita dei 5 Stelle. Nel 2014 il regolamento imponeva che si potessero candidare solo coloro che erano iscritti al blog dal 2012, una regola assai stringente. A Foggia non fu selezionato nessuno, come già nel 2013 per le Politiche. Come si ricorderà lo score delle Europee nel 2014 fu più deludente di quello delle Politiche, ma oggi il risultato potrebbe essere ribaltato, col governo gialloverde a Roma e l’entusiasmo attorno al lavoro di Di Maio. Furono allora 41.813 le preferenze per la tarantina Rosa D’Amato, ma nel 2019 quei voti potrebbero anche triplicare. Non è escluso che possa essere eletto anche qualche foggiano, se ben supportato.

Dal Movimento per ora le bocche sono chiuse. Dipenderà dalle regole. Ci saranno comunque le Parlamentarie europee sulla piattaforma, si limitano a dire i pentastellati. I nomi e i tecnici dauni che in questi anni si sono interfacciati con Bruxelles non mancano.