Imprenditori e artigiani tartassati a Foggia, al fisco quasi il 70% del reddito. “Sistema insostenibile”

Sullo scenario tetro è intervenuto il segretario del Partito Democratico di Foggia, Davide Emanuele, commentando il Rapporto 2018 della CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa)

“A Foggia non si può lavorare per pagare le tasse fino al 31 agosto, dobbiamo ridisegnare il futuro sistema dei tributi comunali in modo da attrarre investimenti che creino lavoro ed evitare di strozzare le imprese che ci sono”. Lo ha detto il segretario del Partito Democratico di Foggia, Davide Emanuele, commentando il Rapporto 2018 della CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa), presentato martedì scorso, che colloca il capoluogo dauno tra le dieci città italiane che tassano più pesantemente le piccole imprese.

“Se è vero che la classifica sul cosiddetto Total Tax Rate (TTR), il prelievo sul reddito che operano tutte le amministrazioni pubbliche, raccoglie tasse nazionali, regionali e comunali, oltre che contributi sociali e previdenziali – continua il segretario del PD foggiano -, è anche vero che esiste una differenza tra i 137 comuni italiani e Foggia la marca in negativo (è nona in Italia, NdR), gravando, su una piccola impresa tipo, con una tassazione globale di circa il 67 per cento e un’incidenza comunale che arriva a sfiorare il 19%”.

“Finisce che un artigiano o un piccolo imprenditore foggiano, con redditi di 50 mila euro, lavora 244 giorni per il fisco e solo 121 per se e la sua famiglia” osserva Emanuele, aggiungendo che “la questione economica e dell’occupazione deve essere posta al centro del dibattito sul futuro governo della città capoluogo, perché è evidente che l’Amministrazione comunale di una grande città come Foggia deve essere più amica del lavoro, dell’impresa e dei professionisti”.

“Dobbiamo approfittare del varo delle Zone Franche Urbane, per cui la Regione Puglia ha proposto di includere anche l’area industriale di Foggia Incoronata – conclude il segretario del PD di Foggia – per definire il nostro territorio comunale come un’area dove il TTR sia poco superiore al 50%, in modo che non si creino squilibri interni e che il giorno della liberazione fiscale, quello da cui  l’imprenditore o artigiano smette di pagare tasse e contributi, arrivi prima di Ferragosto, quando chi investe e intraprende a Foggia vuole mangiare il tradizionale galluccio e non inghiottire veleno fiscale”.





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