Traffico internazionale di droga gestito da foggiani, beccato boss Delli Carri e i suoi sodali

Gli elementi apicali dell’organizzazione raggiunti oggi dalla Guardia di Finanza, spiccati provvedimenti definitivi. I malviventi condotti dai domiciliari al carcere

Finanzieri del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Bari – G.I.C.O., con la collaborazione del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, in esecuzione di un provvedimento della Corte d’Appello di Bari, hanno tratto in arresto 4 pluripregiudicati, gravitanti tra Foggia e Cerignola, gravati da numerosi precedenti specifici nel settore del traffico di stupefacenti. La complessa attività d’indagine delegata dalla DDA di Bari, protrattasi per oltre 5 anni ha interessato il particolare contesto ambientale foggiano e le sue ramificazioni sull’intero territorio nazionale, consentendo di disvelare i canali di approvvigionamento dello stupefacente e palesando l’esistenza di un ramificato sodalizio criminale dedito al traffico di sostanze stupefacenti, portando inoltre al sequestro di ingenti quantitativi di hashish, eroina e cocaina, nell’ordine delle decine di chilogrammi. I canali di approvvigionamento erano sempre i soliti: Olanda, Spagna (in particolare per la cocaina) e Turchia (per l’eroina “brown sugar”).

Scoperte ramificazioni in tutta Italia, già nel 2012 furono effettuati sequestri tra Termoli e la Lombardia. Poi la droga finiva nel Foggiano dove a gestirla erano circa dieci persone, guidate dalle quattro figure apicali raggiunte oggi dai provvedimenti definitivi di condanna. Si tratta del noto pregiudicato vicino al clan Sinesi-Francavilla, Carmine Delli Carri (classe ’75) di Foggia (che ha ottenuto la sospensiva e resta domiciliato per motivi di salute), Domenico Scrocco (classe ’75), anche lui di Foggia e i cerignolani Francesco Mansi (classe ’86) e Francesco Magrone (classe ’85).

Le condanne: 6 anni a Delli Carri (ritenuto capo dell’organizzazione), 4 anni e 10 mesi a Scrocco, 5 anni a Mansi e 5 anni e 6 mesi a Magrone. Pene da scontare quasi del tutto in quanto va decurtato solo il breve periodo di custodia cautelare preventiva.

Già nel dicembre 2014 erano state eseguite, nell’ambito dell’operazione “Gold&Camel” (dicitura usata sulle stecche di hashish), 5 ordinanze di custodia cautelare in carcere, nonché un sequestro preventivo su beni mobili registrati, immobili, valori mobiliari e compendi aziendali, nella disponibilità degli indagati, il cui valore complessivo superava i 14 milioni di euro. Con particolare riferimento al provvedimento cautelare reale, gli specialisti dello SCICO hanno ricostruito, anche con l’ausilio di sofisticate applicazioni informatiche che consentono l’elaborazione massiva di migliaia di informazioni contenute negli archivi informatici in dotazione alle Forze di Polizia, tutte le posizioni economico patrimoniali riferibili ai soggetti indagati e ad altri che fungevano da prestanome per i negozi giuridici relativi ai beni in direttamente posseduti dagli indagati.

Di recente, il contrasto al crimine organizzato, con particolare riferimento al grado di infiltrazione nell’economia legale, si conferma un obiettivo strategico per il ruolo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza, che di recente lo ha ulteriormente valorizzato con provvedimenti organizzativi interni che esaltano il ruolo di indirizzo, coordinamento e supporto dello SCICO per le indagini più complesse e delicate in materia, ovvero connotate da profili di transnazionalità, con crescente incisività riguardo gli accertamenti economico patrimoniali.

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