Donne e turismo esperienziale. In Camera di Commercio i tavoli food, slow e digital

A Foggia la XI tappa del Giro d’Italia delle donne che fanno impresa

XI tappa del Giro d’Italia delle donne che fanno impresa oggi in Camera di Commercio a Foggia per una iniziativa organizzata da Unioncamere insieme ai Comitati per l’imprenditorialità femminile delle Camere di Commercio, che rappresenta l’occasione per informare, formare e sensibilizzare imprenditrici e aspiranti tali intorno alle esigenze specifiche delle imprese guidate da donne e alla concreta opportunità offerte dal “mettersi in proprio”.
L’evento di Foggia si è caratterizzato per una proposta operativa sul turismo, interessando tutti i soggetti che gravitano attorno all’industria turistica.
3 tavoli tematici, coordinati da altrettanti facilitatori esperti, per un’analisi finalizzata ad elaborare proposte innovative e iniziative di valorizzazione, utili a definire “prodotti turistici” secondo i tematismi individuati.

Turismo digitale, turismo slow e food tourism i concetti su cui le imprenditrici hanno lavorato nel pomeriggio.
Secondo i dati pubblicati dall’Osservatorio sull’imprenditoria femminile di Unioncamere-Infocamere, nel secondo trimestre del 2017 in Italia sono presenti oltre 459 mila imprese che svolgono attività turistiche, pari al 7,6% delle imprese totali.

Di queste il 29,7% – quasi 1 su 3 – sono gestite da donne, contro un tasso medio di femminilizzazione in Italia del 21,8%. Considerando, invece, l’insieme delle imprese femminili presenti nel sistema economico italiano, quelle incentrate su attività ricettive, ristorative e di intermediazione turistica rappresentano complessivamente oltre il 10% delle imprese totali.  Dal 2015 ad oggi, le imprese femminili nel turismo segnano un +4,9% contro una crescita complessiva della filiera pari al +4,2%. Trend a cui contribuisce soprattutto la performance del Sud, dove le imprese femminili del turismo crescono del +7% contro il +6,3% del totale turismo; Puglia e Basilicata sono i territori più vivaci. Sul totale delle imprese femminili nel turismo l’81,3% sono attività di ristorazione, il 13,8% servizi di alloggio e il 5% attiene ai servizi di intermediazione svolti da agenzie di viaggio e tour operator.

“La Camera di Commercio di Foggia in questi anni anche da prima che diventassi presidente grazie all’attivismo di Daniela Eronia presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile e a Lucia La Torre, la prima presidente del comitato e membra di giunta, ha sempre ospitato questo evento. È un momento di riflessione, quest’anno si è voluto dare un taglio tematico, nel settore turistico. Confesso di avere un certo pudore, perché nella mia percezione una impresa è una impresa, che sia giovanile, femminile e straniera. Non ci sono distinzioni per il mercato e la concorrenza. Ma Unioncamere monitora in modo molto puntuale queste categorie e lo fa perché le imprese giovanili, le imprese straniere e le imprese femminili denotano un tasso di vitalità molto importante”, ha detto il presidente camerale Fabio Porreca.

Nel pomeriggio le varie imprenditrici si sono divise per tavoli tematici. Quello del food tourism ha visto insieme a Daniela Eronia protagonista anche l’assessore regionale all’Agricoltura Leo Di Gioia insieme a tante donne e a diverse produttrici con masserie didattiche come Assunta Volpe del “Monte di Narnia” di Panni e Paky Attanasio. Al tavolo anche Ester Fracasso, nata a Vieste a livello imprenditoriale che ha dovuto con gli anni commutare il turismo con gli eventi turistici del food ed è oggi l’anima di Libando a Foggia, Michela Cariglia degli allevamenti ittici di Mattinata, Manfredonia e Gargano Nord, Premio Belisario nel 2005 e con una produzione di borse da squame di spigole e orate bloccata, l’imprenditore forestale di Confcooperative Mario De Angelis dei parchi avventura, Carla Calabrese del Consorzio Icaro e molte altre.

Il food rappresenta un veicolo del turismo ancora poco sviluppato sul Gargano, sui Monti Dauni e in provincia di Foggia. “Scontiamo la mancanza di interlocutori adeguati per le innovazioni delle imprese. Vendiamo i semi di ostrica in Francia e non a Varano, ho ospitato accademici norvegesi, ma quando devi interloquire con la Regione Puglia non sai a chi rivolgerti”, ha raccontato delusa Cariglia. “Abbiamo iniziato 20 anni fa, mi sono laureata a Foggia, ho studiato l’acquacoltura ed è iniziata questa attività, che è la più grande d’Italia. È una esperienza con programmi di educazione alimentare scolastica, mi fa ridere che i nostri filetti arrivino in Lombardia e non qui”.

Cosa ci chiede oggi il turismo esperienziale? Come vendere col cibo anche il tramonto o l’alba di un paesaggio? Come emozionare i turismi raccontando il cibo?

Tutti questi interrogativi, la cui risposta fu avviata anni or sono con il compianto presidente del Parco del Gargano, Matteo Fusilli, che per primo legò i prodotti ai luoghi per il tramite di Slow Food, sono oggi ancora irrisolti.

Vieste ha ormai un prodotto turistico anche se obsoleto, secondo le imprenditrici. “Non conosciamo il territorio e per questo non sappiamo comunicarlo, pochi conoscono il Lago Pescara,  Celle o Roseto. Purtroppo oggi mancano anche le comunità e non soltanto i posti letto. Noi ci siamo inventati i parchi avventura. Su 4 parchi ne funziona solo uno, con 75 ettari a Biccari. Lo scorso anno abbiamo avuto 7mila paganti da aprile ad ottobre e vorremmo realizzare ora 4 case sugli alberi”, è stato il commento di De Angelis.

La ricercatrice Aurora Cavallo ha sottolineato la necessitò di parlare di cibi: oggi i turisti vogliono vivere l’esperienza di conoscere come si producono i cibi, superando la stagionalità. Non solo turismo del vino in cantina, i viaggiatori vogliono conoscere i pastifici, i caseifici, vogliono partecipare ad una vendemmia, ad una raccolta di frutta.

“Cosa lega il cibo ai territorio? Il punto vero sull’innovazione è di mettere al centro il paniere di prodotti tipici”, ha detto l’esperta. L’assessore non ha voluto stilare una sua lista di prodotti per il paniere. Ma di certo non possono mancare l’olio, il pane, gli agrumi, il caciocavallo podolico, il pan cotto, le fave, gli ortaggi e perché no l’anguilla di Lesina. Un paniere inserito in un “parco agricolo” tutto da percorrere. Prodotto per prodotto. Nelle masserie e nelle comunità, al di là delle sagre.

Ma quanto si vende il prodotto Gargano e Monti Dauni? L’agente di viaggi Maddi Colamussi è schietta. “Abbiamo goduto molto in questi anni del calo di alcune località per via degli equilibri internazionali. Questa estate vede la ripartenza delle destinazioni del Nord Africa con quotazioni molto più basse del Salento. Sharm sta 500 euro all inclusive. La Grecia non è mai morta come destinazione, ma quest’anno è tornata ad essere richiestissima, il sogno degli italiani. Il Salento ha una media dei prezzi altissima, ma rimane in pole position in Italia. Ormai da qualche anno il Salento batte la Sardegna, che ha perso l’appeal per gli italiani. Il Gargano invece è ancora tutto da spiegare, alcuni credono che dal Gargano possano poi andare anche in Salento e gli si deve dire che servono 3 ore di auto. Solo Vieste sta lavorando molto bene, abbiamo buone performance anche per il turismo esperienziale legato alle orchidee”. A scegliere il Gargano sono prevalentemente i tedeschi, i quali amano una vacanza classica, tutta mare, birra in piscina in hotel e nei campeggi e passeggiata serale. “I tedeschi sono dei turisti che spendono poco, non sono generosi – commenta Maddi -. Per noi è difficile proporre una masseria sul Gargano, non siamo riusciti ancora a fare il salto della Valle d’Itria. Ci sta provando qualcuno su Vico e a Macchia, dove alcuni giovani si stanno organizzando con dei B&B”.