Depuratore Foggia sotto sequestro, la “General Costruzioni” è vittima. Affondo dei legali sul Consorzio ASI

La difesa ha offerto molti documenti che mostrano inequivocabilmente le rispettive responsabilità. La ditta ha subito “6 anni di trattamento iniquo”

Dettagliata conferenza stampa questo pomeriggio nello studio dell’avvocato Michele Vaira sull’attuale stato del depuratore, e sulle dinamiche – amministrative e giudiziarie – che nel corso degli anni hanno determinato l’insorgenza e l’aggravamento dei problemi che sono sfociati nel provvedimento del NOE dei giorni scorsi.

Sono stati offerti molti documenti, che mostrano, secondo la difesa rappresentata per parte civile dall’avvocato Giampaolo Impagnatiello e dall’avvocato Vaira appunto per il penale, inequivocabilmente le rispettive responsabilità.

La ditta di Daniela Brescia ha subito “6 anni di trattamento iniquo” a detta di Vaira: ad oggi la General Costruzioni ha un pregresso nei confronti del Consorzio Asi di oltre 1 milione di euro mai corrisposti, nella totale inattività del Consorzio, e 7 anni di accordo davanti a sé.

La convenzione

Si parte dalla convenzione privatistica, stipulata nel 2010, il cui servizio consiste nell’affidamento della conduzione dell’intero complesso relativo all’impianto di trattamento delle acque reflue dell’agglomerato industriale dell’Asi Incoronata di Foggia e della relativa manutenzione ordinaria e straordinaria disciplinate dall’articolato della convenzione stessa.

La convenzione non autorizza nessun potere da parte dell’Asi, ente inquadrato come un privato cittadino. Benché con la sottoscrizione dell’atto la General Costruzioni abbia dichiarato di aver preso visione dell’impianto ritenendolo in buono stato di manutenzione tale da escludere immediati interventi di manutenzione straordinaria, nell’articolo 5.3, il Consorzio si dichiara disponibile affinché si adoperi per il reperimento di finanziamenti pubblici necessari per l’ammodernamento degli impianti e servizi.

Brescia e Impagnatiello

Per manutenzione ordinaria, dovuta dall’impresa, si intendono tutte le riparazioni della parte elettrica, meccanica ed impiantistica e gli interventi per conservare l’efficienza dell’impianto, dalla pulitura alla oleatura, dall’ingrassaggio alla verniciatura e minuteria elettrica e meccanica, con guarnizioni, cinghie, fusibili, lampade spia, viti, rondelle etc.

Per manutenzione straordinaria invece si intende la sostituzione di parti meccaniche murarie, dovuti ad usura o avaria, non imputabili e non determinati dalla mancata manutenzione ordinaria e/o non attribuibile al sistema di conduzione dell’impianto. I costi della manutenzione straordinaria, secondo quanto si legge nella convenzione sono a carico del Consorzio e le relative opere devono essere preventivamente autorizzate dal Consorzio.

Ebbene nel corso degli anni, il Consorzio, pur ricevendo una serie di segnalazioni per lavori straordinari, non ha mai né risposto né autorizzato alcunché.

Le segnalazioni

La prima nota della ditta risale al giugno del 2013 allorquando si segnala all’allora presidente Franco Mastroluca e al direttore Marseglia un problema alla stazione di grigliatura dei liquami, causato dall’arrivo di rifiuti voluminosi solidi immessi abusivamente nella rete fognaria consortile. Andava sostituito integralmente un pettine di risalita di raccolta del grigliato per il convogliamento al successivo trattamento di compattazione del materiale. Ma la General Costruzioni non riceve risposta dall’Asi.

La seconda emergenza si presenta il 30 dicembre del 2013, con la richiesta di una attività di manutenzione straordinaria sugli impianti elettrici e sulle apparecchiature asservite al presidio depurativo. Tale reclamo viene reiterato nell’aprile del 2014 con la richiesta di una programmazione degli impianti elettrici. Ancora altre segnalazioni giungono all’Asi il 2 settembre del 2014, il 16 febbraio del 2015 e l’8 giugno del 2015, quando l’impianto viene danneggiato per l’arrivo di ceppi di legno e tubi metallici. La ditta fornisce anche documentazione fotografica sul disallineamento del pettine di scorrimento, ma nulla.

“Si è andati avanti sulla base della fiducia”, ha sottolineato l’imprenditrice. Le segnalazioni di interventi manutentivi si sono protratte fino a qualche settimana fa, sono circa 10 le lettere inviate. Nel frattempo l’Asi negli anni ha pagato sempre con maggior difficoltà, con più di 1 anno di ritardo. Il primo sollecito di pagamento della ditta è datato 1 ottobre 2015, per la somma del minimo garantito, quotato 200mila euro circa. “Posso pensare che fosse desiderio del Consorzio che la società esplodesse dal punto di vista finanziario, è stata messa in ginocchio”, ha rimarcato con vis polemica l’avvocato Vaira. Non “semplice sciatteria” secondo lui, ma un disegno strategico ben studiato per ritornare in possesso dell’impianto.  

Il 18 gennaio 2016 c’è il tentativo di rescindere il contratto. Il Consorzio affida delle analisi tecniche sullo stato dell’impianto ad un suo ingegnere di fiducia, Andrea Trotta, il quale nella sua relazione rileva uno stato buono e ottimo nei diversi parametri per tutto ciò che concerne la manutenzione ordinaria. Ma non su quella straordinaria. Grigliatura, sollevamento, opere meccaniche, tutto è nella norma. Ciò che non è funzionante riguarda le opere elettromeccaniche per la dissabbiatura; l’orsogril e i telai sono in così cattivo stato che costituiscono pericolosità per i dipendenti. Pessimo lo stato d’uso per l’ossidazione: il tubo di ricircolo dei fanghi attivi dal sedimentatore secondario all’ossidazone è completamente marcio e da sostituire, si legge nell’analisi del tecnico.

In quel periodo si rompe anche la tubatura tra le due vasche e la ditta è costretta ad utilizzare un suo camion di autospurgo per spostare i liquami. Ovviamente la sostituzione del tubo, secondo la convenzione, sarebbe a carico dell’Asi. Ma niente è stato fatto dall’Ente dell’Incoronata. Per quale ragione? Questa domanda rimane ancora inevasa.

Il contenzioso

Nel 2016 l’Asi anziché pagare o realizzare quanto gli spettava avvia un giudizio dinanzi al giudice ordinario per risolvere il contratto, elencando una serie di inadempienze, mai dimostrate o precedentemente contestate, inerenti la presunta mancata conduzione della depurazione, con l’assenza della analisi previsti dalla convenzione, e la mancata manutenzione. In quel provvedimento il Consorzio, come spiega l’avvocato Impagnatiello, invoca le ragione d’urgenza, bypassando il potere dello Stato, ma nel gennaio del 2017 il Tribunale con una ordinanza ordina al Consorzio di pagare il dovuto, pari a 400mila euro, il corrispettivo cioè per gli anni 2014 e 2015. Il giudizio è ancora pendente, l’ultima udienza si avrà a giugnio 2018, mentre oggi sono cambiati anche gli equilibri politici in seno all’Asi.

Sono circa 30 le imprese della zona Asi che depurano fanghi e acque nell’impianto, che ha una posizione strategica. Ad un passo dal secondo casello e del GrandApulia e vicinissimo a Passo Breccioso, il depuratore potrebbe generare profitti ben superiori a quanto speso oggi dall’Asi. “Aumentano gli avvoltoi sulla società”, rileva Vaira.

Come finirà? “Ci stanno falciando, da 10 dipendenti che eravamo siamo ormai in 5 lavoratori, i fanghi del verbale di sequestro sono stati stoccati e bloccati, accumulati, per mancanza di denaro e non sono stati trattati, noi siamo legittimamente i conduttori dell’impianto, il loro atto è privo di ogni significato giuridico”, si difendono i protagonisti. Se l’Asi pagasse transattivamente quanto dovuto e vi chiedesse di lasciare l’impianto? L’imprenditrice alza le spalle. “Se ne può parlare”, risponde.

Intanto una cosa è certa, come spiega Brescia a l’Immediato. “Il Noe ci ha dato la custodia giudiziale del depuratore, non l’avrebbe mai fatto se avesse ritenuto che fossimo colpevoli di reati ambientali”.