La crisi nel Pd “derenzizzato”, allearsi o no coi 5 Stelle? Frattarolo: “Sarebbe da cretini”

Al Pd “derenzizzato” per provare a “rinascere” conviene oppure no sostenere un ipotetico Governo a 5 Stelle?

Voltiamo pagina e cambiamo l’Italia insieme”, scrive il capo politico Luigi Di Maio in una lettera indirizzata a  Repubblica, pubblicata oggi. Il Pd è dilaniato, peggio della Spd tedesca. In Puglia più che in altre regioni si dibatte con crudezza.

La base del Partito democratico, fatta eccezione per il Fronte democratico del presidente Michele Emiliano, che ieri da Floris ha ribadito la sua apertura ai pentastellati, sembra non gradire un accordo con i 5 Stelle. Lo dimostrano anche diversi sondaggi realizzati in queste ore dalle maggiori testate: l’alleanza naturale e territoriale per “federare” il Paese sarebbe quella tra M5S, Lega e FdI.

Al Pd “derenzizzato” per provare a “rinascere” conviene oppure no sostenere un ipotetico Governo a 5 Stelle? Titti Caterina de Simone, autrice della Legge sulla Partecipazione della Regione Puglia e stretta collaboratrice di Michele Emiliano, ritiene di sì.  “Il PD deve confrontarsi sull’agenda politica, sulle idee e sulle proposte, ed evitare la saldatura fra 5 stelle e le destre estreme, sapendo che ha dimezzato il proprio elettorato a favore dei 5 stelle e se vuole riportare a casa questo elettorato deve confrontarsi, e cambiare profondamente, fare un bagno di umiltà, tornare fra la gente e i problemi sociali. La comunicazione e la politica sono infatti cose diverse”.

“Di Maio, fantastico fa campagna acquisti a sinistra come un avvoltoio punta a cannibalizzare il Pd”, rimarca l’europarlamentare Elena Gentile sonoramente sconfitta da Ruggiero Quarto nel suo collegio. Attorno a lei si sta organizzando un gruppo di iscritti e di militanti che dice no alla alleanza e che è diventata già una petizione on line. “Unisciti all’appello che chiede a PD, Liberi e Uguali ed Emma Bonino di compiere un atto di responsabilità ed appoggiare un governo a 5 Stelle”, si legge.

A l’Immediato alcuni dirigenti consegnano un’analisi lucida. Un partito di Renzi o di Calenda simile a “En Marche!” del presidente francese Emmanuel Macron è pura fantapolitica oggi.

“Gli italiani hanno dato una indicazione chiarissima sui vincitori e sugli sconfitti. Il PD ha perso – spiega Lorenzo Frattarolo renzianissimo della prima ora- È suo malgrado al governo del paese dal 2011 per senso di responsabilità istituzionale, anche quando non gli sarebbe convenuto elettoralmente, si ricordi agli italiani la vicenda spread. La cosa più grave sta nella propaganda pentastellata con la quale si è sistematicamente infangato un’intera comunità politica. Non le accuse ai leader nazionali ma il dileggio della dignità e della onestà intellettuale di centinaia di migliaia di appassionati che nutrono un’idea di futuro e di Paese diversa. Questo è imperdonabile. Non riconoscere la dignità politica dell’avversario. A suo tempo mortificarono Bersani (nel 2013) in quella famosa diretta streaming quando fu chiesto un appoggio per la formazione del governo. Scherno e diniego. Durante la scorsa legislatura non hanno votato con la maggioranza misure di civiltà come le unioni civili, il dopo di noi, il testamento biologico e centinaia di altre. Oggi chiedono l’appoggio per avallare le fandonie che hanno promesso agli italiani. Attendo di vedere come troveranno le centinaia di miliardi di euro di coperture per le misure economiche chhe hanno garantito agli italiani, come il reddito di cittadinanza. Il PD, nonostante la propaganda avversa, restituisce agli italiani un paese migliore di quello ereditato. Chi accetta la possibilità di accordarsi con il M5S o palesa una resa culturale inaccettabile o è in malafede per garantirsi un futuro sul nuovo cavallo dorato o è banalmente cretino”.  Maria Elena Ritrovato è netta alla nostra testata web. “matematica non è un’opinione. La destra (manifesta o celata) ha il 70% dei consensi, gli italiani non potevano essere più chiari. La destra deve governare.  Non è una questione di ripicca, è una questione di “normalità”. Governa chi vince, non chi perde le elezioni. Il modo in cui siamo stati trattati e la certezza che, in un governo comune, la responsabilità di ogni progetto non realizzato sarebbe scaricata automaticamente su di noi sono ulteriori argomenti. Ma secondari”.

Ma perché allora Emiliano continua a spingere per un accordo? La risposta è secca. “Io credo che la distruzione del Pd sia l’obiettivo di Emiliano, lo porta avanti da anni, con successo, stando a quanto sta accadendo. Il suo partito personale sarà fatto anche da tanti che passeranno dall’adorazione di Grillo a quella del governatore. Certo che ora l’ingresso dell’altrettanto ambizioso Calenda lo manda in crisi”.