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Home - Vibre, la startup che riabilita (velocemente) dopo l’ictus. Due ragazzi di Manfredonia nel team

Vibre, la startup che riabilita (velocemente) dopo l’ictus. Due ragazzi di Manfredonia nel team

Di Redazione
21 Febbraio 2018
in Sanità & Salute
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È italiana la startup che si propone di ridurre i tempi di riabilitazione post-ictus e per patologie neurodegenerative unendo le più innovative tecnologie oggi in auge. La startup Vibre (da Virtual Brain Experience), nata a Cesena è oggi incubata presso il Cesenalab, incubatore e acceleratore di impresa, luogo in cui il team sta portando avanti il progetto.

La startup è costituita da sei giovani laureati: Raffaele Salvemini (di Manfredonia, 27 anni, ingegnere biomedico), Sara Piras (di Capoterra, 27 anni, ingegnere biomedico), Stefano Stravato (di Campomarino, 25 anni, ingegnere biomedico), Luca Talevi (di Rimini, 24 anni, ingegnere biomedico), Giuseppe Vairo (di Manfredonia, 24 anni, ingegnere informatico) e Simone Cesarano (di San Giacomo degli Schiavoni, 24 anni, fisioterapista specializzato in patologie neurologiche). “L’idea – spiegano i fondatori Raffaele, Sara e Stefano – è nata dalla passione per le nuove tecnologie applicate al campo medicale unita alla voglia di combinare l’innovazione e la salute dell’uomo; di mettere al servizio della salute ciò che rappresenta oggi l’avanguardia della tecnologia. Il nostro background accademico come ingegneri biomedici ha fatto il resto”.

Vibre, infatti, sta sviluppando un dispositivo medico indossabile che sfrutta Realtà Virtuale (VR), Intelligenza Artificiale (AI) e Interfaccia Cervello-Macchina (BCI) per la riabilitazione di pazienti con deficit agli arti superiori, causati da patologie neurologiche come l’ictus o da patologie neurodegenerative come la malattia di Parkinson e la Sclerosi Multipla. In seguito ad un danno neurologico, il cervello si avvale di una capacità denominata plasticità neuronale, che consente di riorganizzare circuiti neurali secondari in sostituzione di quelli persi a seguito della patologia. Questo processo evidenzia la sua massima efficacia nei primi quattro mesi successivi all’evento patologico, per poi decadere velocemente.

“Abbiamo cercato di capire cosa potesse servire oggi – continuano i fondatori -, in un contesto in cui ictus e patologie neurodegenerative tenderanno ad aumentare nei prossimi decenni. Secondo il report “The Bourden of Stroke in Europe” redatto dal King’s College London, i casi di ictus in Europa aumenteranno del 34% entro il 2035 e in Italia oggi si registrano ogni anno 240mila casi all’anno. A ciò si aggiungono tutti i numeri legati a patologie come Parkinson (250mila casi a fine 2015 e 6mila nuovi casi all’anno), Sclerosi Multipla (114mila casi in Italia e ogni anno 3400 nuovi casi). Abbiamo ritenuto necessario pensare a qualcosa che potesse velocizzare e migliorare i processi riabilitativi finalizzando il tutto anche ad un miglioramento della qualità di vita e una maggiore autonomia. Dovevamo trovare un modo per riuscire ad abbattere i tempi di riabilitazione, intervenire nel più breve tempo possibile e garantire una qualità della riabilitazione migliore. Col tempo quindi abbiamo cercato di trovare persone che potessero sposare la nostra idea e aiutarci a renderla una realtà concreta. Da qui l’incontro con tre giovanissimi ragazzi: Luca Talevi, esperto nel campo delle BCI; Giuseppe Vairo, il nostro ingegnere Informatico che si occupa del software e della integrazione della realtà virtuale nel sistema; Simone Cesarano, il fisioterapista specializzato in patologie neurologiche che delinea l’aspetto clinico del progetto. Ragazzi giovani e intraprendenti, con tanta voglia di mettersi in gioco”.

La startup ha ricevuto apprezzamenti e consensi da una moltitudine di figure di spicco del panorama neurologico e riabilitativo italiano, conquistando l’attenzione e l’interesse di diverse aziende del settore. “Abbiamo ricevuto tanti apprezzamenti in Italia per la nostra soluzione – concludono i fondatori – e di questo siamo molto orgogliosi. Oggi siamo alla ricerca di investitori che credano in questo progetto e ci possano aiutare ad affrontare la prima sperimentazione che avvieremo a breve. L’Italia offre interessanti vantaggi agli investitori (sia piccoli che grandi) in startup innovative. Infatti, chi investe in startup può detrarne il 30%”.

Vibre è un progetto dal grande valore e dalle grandi potenzialità che potrebbe aprire interessanti scenari nel panorama riabilitativo e consentire una qualità e una dignità di vita migliore ai pazienti, offrendo un sistema innovativo, unico e avanzato.

Tags: dopo l'ictusGiuseppe VairoictusLuca TaleviManfredoniaRaffaele SalveminiSara PirasSimone CesaranoStartupStefano StravatoVibre
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