Matrimoni e psicanalisi, al Giordano di Foggia un grande classico di Woody Allen: “Mariti e Mogli”

Un weekend divertente e al contempo riflessivo al Teatro Umberto Giordano di Foggia per le tante coppie di abbonati e di spettatori che hanno potuto rispecchiarsi con le loro consuetudini borghesi nel classico di Woody Allen trasportato sul palco “Mariti e Mogli”, per la regia di Monica Guerritore nel ruolo di Sally con Francesca Reggiani e con Ferdinando Maddaloni, Cristian Giammarini, Enzo Curcurù, Lucilla Mininno, Malvina Ruggiano e Angelo Zampieri per le scene di Giovanni Licheri, Alida Cappellini e i costumi Valter Azzini, le luci di Paolo Meglio e l’aiuto regia di Lisa Angelillo.

In una notte tempestosa, con un forte temporale in corso, i personaggi sono costretti da tuoni e lampi a restare “intrappolati” in una sala da ballo, un luogo della musica e della danza che con il passare della notte si riempie di vita, recriminazioni, rimpianti e secondi tempi. Un bancone di un bar, una zona dove due poltrone creeranno un letto, due tavolini accostati per poter mangiare tutti insieme e poi riprendere le lezioni di ballo, le relazioni o i divorzi mentre arriva l’alba.

Le dinamiche matrimoniali di Mariti e mogli sono affrontate in un unico luogo. In una unità spaziale. La versione teatrale di Monica Guerritore è fedele al testo, ma si discosta nell’ambientazione dal film del 1992 interpretato da Mia Farrow, Sidney Pollack, Judy Davis, Liam Neeson, Juliette Lewis e lo stesso Allen nei panni di uno dei protagonisti.

È lì, in quella notte, che le insofferenze, i tradimenti e i desideri verranno rivelati, mentre (in segreto) ogni personaggio si aprirà in improvvise confessioni fatte al pubblico per averne comprensione e approvazione.

Il testo è profondo e psicanalitico come ogni film di Allen e scandaglia la vita matrimoniale in ogni suo aspetto. A teatro, però, non è facile replicare i tempi del cinema e si perde qua e la più di un tempo comico. C’è troppa attesa tra una battuta e l’altra e nel mezzo lo spettacolo, in un unico atto, soffre un po’ e con loro anche il pubblico. Lo spettacolo si riprende alla grande nel finale, grazie soprattutto alle due straordinarie mattatrici, che mutano, perché la vita per le donne è sempre cambiamento. Funzionano e molto i siparietti danzanti e in genere gli scambi più farseschi, quando il tono della commedia si alza.

Di sicuro, un bel vedere al Giordano. Professionalità top. Vien la voglia anche di riattaccare la filmografia del regista statunitense e di godersi la New York cinematografica.

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