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Home - Grandi menti a Foggia, c’è anche il nostro Stefano Mele. Focus su big data e fake news

Grandi menti a Foggia, c’è anche il nostro Stefano Mele. Focus su big data e fake news

Di Antonella Soccio
17 Dicembre 2017
in Cultura&Società
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di ANTONELLA SOCCIO

Il nuovo umanesimo statunitense targato TED, nell’ottica delle “Ideas Worth Spreading” ha diffuso all’Auditorium Santa Chiara col TedxFoggia, attraverso i vari talks (i discorsi da 18 minuti), numerose idee sul futuro.

Il format, un po’ accademico e un po’ d’intrattenimento, sicuramente molto motivazionale e scenografico, ha presentato esperienze, concetti ed informazioni diverse. Alcune di buon senso comune, altre più scientifiche ed ignote ai più. Il pubblico pagante è uscito con un maggior bagaglio di nozioni ed emozioni. C’è stato Michele Vianello con la sua idea di “città decontestualizzata”, secondo cui, c’è “una competizione tra realtà urbane sulla attrattività delle risorse umane”, Chiara Petrioli, che studia l’internet dei mari, ed è attivista del gruppo 100 donne contro gli stereotipi, una storia di cervelli rientrati.

“Tutte le grandi narrazioni nelle quali oggi siamo immersi sono sempre più basate sulla suspense e sulla misteriosità: la narrazione non è più soltanto intrattenimento ma sta diventando una forma di sperimentazione di contro realtà. Non viviamo più nella realtà ma nel realistico, che è il racconto fantastico del reale. Abituiamoci a percepire la realtà come una grande simulazione, con una nuova componente di immaginario che diventa asset strategico”, ha detto Andrea Fontana.

Carismatico Matteo Cerri, lo scienziato che manda in letargo gli astronauti per esplorare il sistema solare. Ha commosso la storia di Loretta Falcone, scienziata alla NASA, la cui storia, dopo aver perso la sua “significanza” tra 100 miliardi di galassia, torna ad avere senso in seguito ad un malore del figlioletto.

Il vero valore sono i dati, la partita dei prossimi anni è la capacità di utilizzare dati per creare valore. Il Pubblico dovrebbe pensare a scambiare e gestire dati per il welfare, è stata una delle suggestioni con maggior ricaduta su un territorio come Foggia, dove pure sono stipati alcuni F35 all’Amendola.

L’Immediato ha intervistato Stefano Mele, consulente Nato e tra i migliori 25 esperti internazionali di cyber security. “I big data fanno assolutamente parte del patrimonio di alcune amministrazioni pubbliche, sono una enorme massa di dati personali e in alcuni casi sensibili, che possono rivelare la salute di una persona e alcune tipologie di pubbliche amministrazioni hanno grandi quantità di questi dati. È chiaro che proteggerli è diventato un obbligo, ci sono delle normative, ed un dovere sociale”, ha spiegato il professionista foggiano.

“Internet ha due facce, quella che noi conosciamo che è indicizzata dai motori di ricerca, che ci dà l’accesso alle maggiori informazioni. C’è una parte di internet che non viene normalmente indicizzata, il deep web. E poi c’è un’altra internet, totalmente disconnessa dalla rete che noi conosciamo, le darknet, le reti oscure. Un termine che richiama l’idea di un film dell’orrore. Sono delle reti parallele ad internet a cui si accede solo attraverso determinati programmi ed effettivamente soprattutto che in queste reti chiuse, è possibile che terroristi o criminali o persone male intenzionate possano cercare di raggiungere i loro obiettivi. Le forze dell’ordine sono consapevoli e lavorano per fare indagini e infiltrare le darknet, per capire chi sta lì soltanto per perdere tempo e chi sta architettando un attentato terroristico”.

Mele non teme le fake news. “Amo guardare le innovazioni tecnologiche dal punto di vista storico, se guardiamo alla storia, la propaganda l’abbiamo sempre fatta, si passava con gli aerei lanciando volantini. Ovviamente internet ha interconnesso tutti, la capillarità di internet è ovunque. E la propaganda è andata a cercare strumenti più efficaci. È assolutamente normale che uno Stato possa voler inficiare il normale svolgimento delle elezioni, come è accaduto in America. Ed è altrettanto normale che nel piccolo quelle che noi chiamiamo fake news diano la possibilità a persone più o meno consapevoli di cercare l’equilibrio della verità. A livello statale sono operazioni molto più grosse, non sono fake news ma attività di ingerenza. Molte volte ci ricamiamo un po’ su ma è un fenomeno da tenere in grande considerazione soprattutto nel macro obiettivo”.

I governi non sono distratti sull’argomento. “La Nato è molto attenta nello studiare tutti i fenomeni legati alle nuove tecnologie, le accuse degli Stati Uniti nei confronti della Russia non sono provate, nonostante ci sia un documento ufficiale, il primo della storia da parte del governo americano scritto da 17 agenzie di intelligence, ma non abbiamo visto delle prove, è normale non vedere le prove. La Nato è attenta come lo è l’Unione Europea che di recente ha creato dei gruppi di riflessione specifici sulle fake news. Non è distratto neppure il nostro governo”.

Quale sarà la parola che ci accompagnerà nel futuro? Quale il maggior pericolo che arriverà dalla rete? “Non sarà soltanto uno il pericolo, la rete è un facilitatore di tutto cio su cui oggi basiamo il nostro vivere civile. Nei prossimi anni il cyber crime, come servizio venduto a chiunque anche ai cittadini, sarà un tema predominante, su quei malware che criptano i dati e li sequestrano chiedendo un riscatto. C’è una amplissima attività di spionaggio da parte di tutti gli stati indifferentemente se siano nemici o alleati, sotto il punti di vista militare, sempre di più gli stati si stanno dotando di propri comandi militari per operazioni nel cyber spazio, ci sarà una richiesta di personale. Se guardiamo al terrorismo, lo Stato Islamico che è stato sconfitto e la nuova Al Qaeda che già si può delineare, non credo che riusciranno mai ad avere una capacità tale che con attacco informatico si potrà davvero spegnere o compromettere la funzionalità di una infrastruttura nazionale, su cui gli stati stanno ponendo la loro attenzione in ipotesi di conflitto. Quello su cui dobbiamo impegnarci e il sedicente Stato Islamico ce ne ha dato prova è l’utilizzo di internet e delle tecnologie per scopi terroristici, la propaganda, il proselitismo, il primo livello di indottrinamento sono sicuramente agevolati e rafforzati dalla rete internet. Le altre organizzazioni terroristiche non potranno che fare tesoro di quello che hanno imparato dallo Stato Islamico”.

Tags: FoggiaMichele VianelloStefano Meletedx
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