Denaro sporco nel mondo del vino, arrestati uomini del clan Piarulli-Ferraro

La Direzione Investigativa Antimafia di Bologna, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Ravenna, Alessandro Mancini e dal Sostituto Lucrezia Ciriello, ha individuato e disarticolato un gruppo criminale specializzato nel riciclaggio di ingenti capitali di provenienza illecita e nelle frodi fiscali perpetrate mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti.

L’attività odierna “Operazione Malavigna” ha portato all’arresto in carcere del noto imprenditore vitivinicolo ravennate Vincenzo Secondo Melandri (risultato a capo del predetto sodalizio), dei cerignolani Gerardo Terlizzi, fratello del più noto Giuseppe, reggente del clan cerignolano Piarulli-Ferraro e dei fratelli Pietro e Giuseppe Errico, anch’essi pregiudicati vicini allo stesso clan.

Vincenzo Secondo Melandri

Tra gli arrestati, posti ai domiciliari, anche Roberta Bassi, compagna e socia in affari di Melandri, Rosa D’Apolito di Monte Sant’Angelo e Ruggiero Dipalo di Cerignola, stabilmente al servizio dell’associazione e delle sue esigenze operative.

Vincenzo Secondo Melandri, nato a Faenza il 1° luglio 1969, conosciuto come “il re del vino”, era già stato tratto in arresto nel giugno del 2012, unitamente ad alcuni soggetti legati alla criminalità organizzata foggiana, e successivamente (nel 2016) condannato dalla Corte di Appello di Bari a 4 anni di reclusione, per reati associativi finalizzati alla truffa aggravata ed ai reati fiscali, nell’ambito dell’operazione denominata “Baccus” (coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo pugliese).

In tale contesto, era stato accertato che Melandri aveva accumulato e depositato in istituti bancari della Repubblica di San Marino oltre 23 milioni di euro di illeciti guadagni, di cui 9 ancora sottoposti a sequestro per il reato di riciclaggio da parte dell’Autorità Giudiziaria di quel Paese, mentre i restanti 14 rimpatriati in Italia sfruttando le possibilità offerte dal cosiddetto scudo fiscale ter.

Proprio seguendo le tracce di questo ingente capitale rimpatriato, la Direzione Investigativa Antimafia ha accertato come Melandri, nel 2014, non appena terminata la custodia cautelare, avesse iniziato a finanziare, con parte di tali proventi, la Melandri Trading srl, al fine di riprendere i già collaudati traffici illeciti.

Il ruolo dei soggetti cerignolani consisteva invece nell’emettere, attraverso finte società vitivinicole facenti capo a dei “prestanome”, fatture per la vendita di prodotti alla società Melandri Trading srl, a fronte di merci mai corrisposte. Attività questa funzionale a ripulire il denaro sporco proveniente da usura, esercizio abusivo di attività finanziarie e frodi fiscali.

In realtà, alla società di Melandri arrivava solo ed esclusivamente denaro contante (corrispondente all’importo delle fatture senza I.V.A.) con corrieri che partivano da Cerignola in auto. Successivamente, l’imprenditore romagnolo procedeva a pagare con bonifico le fatture maggiorate dell’I.V.A..

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Quindi, il sistema posto in essere consentiva ai criminali foggiani di riciclare il denaro sporco e di incassare gli importi corrispondenti all’I.V.A. (mai versata nelle casse erariali), e al Melandri di riciclare, a sua volta, le ingenti disponibilità finanziarie rimpatriate da San Marino e di abbattere i ricavi della sua azienda grazie alla registrazione in contabilità di costi inesistenti. Non solo, sulle citate operazioni commerciali fittizie, fatturate per oltre 5 milioni di euro, l’azienda ravennate ha beneficiato anche di indebite detrazioni di imposta per circa 2 milioni di euro. A Melandri, inoltre, è stato contestato anche il reato di usura, avendo prestato denaro a tassi non legali a un imprenditore ravennate in difficoltà.

Con l’odierna ordinanza, emessa dal gip presso il Tribunale di Ravenna, Rossella Materia, è stato disposto, oltre che alle predette misure cautelari, anche il sequestro di un ingente patrimonio, stimato in oltre 20 milioni di euro, tra cui figurano 3 società, investimenti finanziari e immobili siti nelle Provincie di Ravenna e Foggia. Contestualmente, con l’ausilio dei Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Ravenna e Foggia, sono state eseguite numerose perquisizioni personali e locali.