Processo “Baccus” alla Società foggiana, confermato il metodo mafioso nelle estorsioni. Sentenza storica

Alcuni degli arrestati nell’operazione Baccus

Viva soddisfazione per l’esito, dopo un anno e mezzo di dibattimento, del processo “Baccus” a carico di noti esponenti della criminalità foggiana, imputati di usura, estorsione ed altri gravi reati. Ad esprimerla è la Fondazione antitrust Buon Samaritano dopo che la Prima Sezione Penale del Tribunale di Foggia, presieduta dal giudice Antonio Palumbo, ha emesso sei dure condanne per il reato di usura, accogliendo così le richieste della procura distrettuale antimafia e della stessa Fondazione antiusura, rappresentata dagli avvocati Enrico Rando ed Andrea D’Amelio. Colpite varie famiglie mafiose ed accolte tutte le richieste della Procura distrettuale. Inoltre ha retto l’accusa del metodo mafioso, spesso caduta in altri processi per mafia in provincia di Foggia. Come ad esempio a Vieste, nel processo “Medioevo” dove l’aggravante cadde a poche settimane dalla sentenza.   

Anche in questa circostanza la Fondazione non ha esitato a costituirsi parte civile al fine di tutelare chi è vittima del devastante fenomeno usurario, di violenze ed intimidazioni, al fine di sancire il primato  di un diritto costituzionale, la salvaguardia della dignità dell’essere umano nella sua dimensione sociale.
Aspetto ancora più importante della sentenza è il riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso per ben quattro imputati, che, purtroppo, avvalora quanto la Fondazione va sostenendo da tempo: l’usura è un mezzo sempre più utilizzato dalla criminalità organizzata per perseguire i propri obiettivi, per riciclare denaro sporco, per asservire aziende pulite ed infiltrarsi nel mondo economico.
La presenza sempre più invasiva delle attività criminali – conclude il presidente della Fondazione, Pippo Cavaliere – nel contesto economico e sociale del nostro territorio è stata inoltre confermata dal recente provvedimento del governo, che ha decretato lo scioglimento del Comune di Monte Sant’Angelo per infiltrazioni e condizionamenti mafiosi. Detto provvedimento conferma, purtroppo, sia l’esistenza di organizzazioni criminali, sia loro capacità di condizionamento. Tutto ciò impone una profonda riflessione, ma deve incoraggiare alla ripartenza senza perdere dignità e decoro, soprattutto chi, vivendo nelle aree più a rischio, ha sempre combattuto la criminalità”.