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Home - Il filosofo star Diego Fusaro a Foggia (chiamato da Mongiello). Storia dei “golpe” del 1992 e 2011

Il filosofo star Diego Fusaro a Foggia (chiamato da Mongiello). Storia dei “golpe” del 1992 e 2011

Di Antonella Soccio
13 Dicembre 2017
in Cultura&Società
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Mondializzazione, demonizzazione del maschio, turbo liberal liberismo precarizzante, con il feudalesimo del capitalismo. Il filosofo star Diego Fusaro, chiamato da Paolo Mongiello con l’associazione Innamorati di Foggia, ha acceso ed entusiasmato il pubblico, accorso in massa alla Sala Fedora del Teatro Giordano di Foggia. Presenze trasversali sulle poltrone. Da Enzo Nuzziello ai neo consiglieri salviniani, passando per il segretario provinciale di Forza Italia Raffaele Di Mauro, alla docente femminista Antonietta Lelario.
Due i golpe illustrati. Il 1992 e il 2011. Tre i motivi che hanno scatenato il golpe post muro di Berlino. Il trattato di Maastricht, l’incontro sul panfilo Britannia, dove decisero l’open society. “Privatizzare è una parola della neo lingua”. Terzo punto fu Mani Pulite, che venne salutato, secondo Fusaro, come trionfo della giustizia, ma fu un colpo di stato che servi’ a distruggere una prima Repubblica fondata sul lavoro e sulla sovranità nazionale.
“Tangentopoli aprì il ciclo di liberalizzazione atlantista, si aprì la pista alla rivoluzione liberale. Potrà suonare azzardato e parossistico chiamarlo colpo di stato, ma tecnicamente significa la distruzione di una forma parlamentare democratica. Ci fu una destituzione della politica. A beneficiarne furono la Lega, organico alla globalizzazione destabilizzante, e Forza Italia, l’azienda che prende il posto della politica. Silvio Berlusconi aveva beneficiato del colpo di stato per poi rimanerne vittima nel 2011′”.
C’è una eccessiva teoria del complotto? “Nella neolingua chiamasi complotto qualsiasi idea diversa dalla narrazione dominante. Dobbiamo fare una seconda navigazione rispetto alle opinioni consolidate. Nella ricetta liberal liberista, lo Stato pubblico era visto come lacci e lacciuoli o comunisti, per Berlusconi“.
Il pubblico è stato affascinato dal suo eloquio. Da un lato, la liberalizzazione integrale dei consumi, dall’altro l’unicum del capitalismo europeo fatto di welfarismo keinesiano.

“L’obiettivo era americanizzare integralmente l’intero mondo della vita come privato, una SpA.
Il Black Friday è per pecoroni cosmopoliti. Sarò diffamato e ostracizzato, ma sostengo una ripoliticizzazione dell’economia. Sono per una uscita dal capitalismo. Con il mercato a servizio della politica”. Cita tutti i riferimenti intellettuali. Hegel in testa con le tragedie dell’etica.
“Fiat è andata in nocumento ai cittadini, le perdite erano socializzate. Lo Stato dovrebbe impedire la delocalizzazione, il mercato deve essere incorporato nella vita pubblica. Aristotele vedeva nella cattiva economia il peggio”, ha osservato.
L’Europa è plurale ma la globish. Qual è il fondamento dell’Unione Europea? Non certo Platone, Goethe o Cartesio. Ma il fiscal compact e l’austerity. “Il nazionalismo non è stato affatto vinto. Eravamo molto più europei prima di Maastricht”. Tante e articolate le domande dal pubblico. L’America non è anche sogno e libertà?
Dipende da cosa si indica per libertà, secondo Fusaro. “In America prevale la forma di capriccio personale, la forma più bassa. Vince il nudo interesse privatistico atomizzatore, con la società mercantilistica di Adamo Smith. Una società costruita su basi non sociali. Libertà come licenza. La libertà non è il libero consumo, dovrebbe essere intesa come una relazione intersoggettiva”. Né la libertà può essere il colonialismo con cui l’America assoggetta gli Stati con “lo stesso schema narrativo che serve ad annettere gli altri al mondo capitalistico”. Kuwait, Serbia, Afganistan, Libia. “Deve esserci un nuovo Hitler per una nuova Hiroshima per una esportazione di democrazia e il libero consumo e libero costume”.


Non ci può essere sovranità senza milizie e moneta, diceva Machiavelli. Oggi l’Italia non ha né le une né l’altra. Esilaranti i suoi pareri politici.
“Silvio Berlusconi impose l’azienda, le 3 i, ma almeno il particulare corrispondeva con l’interesse nazionale. La necrosi dell’antiberlusconismo è servita per estetizzare le vicende del Cavalier Berlusconi. Le sinistre avevano aderito  capitalismo e hanno usato e usano l’antifascismo come alibi in assenza di fascismo per non essere antiliberiste in presenza di liberismo. Il capitalismo andava bene, Silvio no, usato come avatar per normalizzarsi”. Il processo di metamorfosi, a suo avviso è massimo con D’Alema e Fini, ormai lontani epigoni di Gramsci e Gentile. Perfettamente realizzata dunque la “normalizzazione atlantista, mercatista, eurista”.
“Silvio Berlusconi è l’alibi per la trasformazione delle sinistre in termini liberalisti e capitalistici. Silvio aveva pur sempre un mandato democratico, non poteva accettare cadavericamente i dettami di Bruxelles. Ma il colpo di stato finanziario, o i governi tecnici come si chiamano nella neo lingua, hanno imposto Mario Monti. Da lui in poi abbiamo gli economisti al potere,  teologi della disuguaglianza sociale. Con il mercato il grande despota. Per la prima volta non c’erano i politici ma politici che rappresentavano la BCE”.

In questa visione per Fusaro quello di Renzi è il partito che è riuscito a normalizzare la privatizzazione e lo smantellamento dei diritti assaltando i beni comuni. “Gli schizzi di sangue si vedono meno del il grembiule del macellaio è rosso. Repubblica che è l’osservatore Romano della globalizzazione. Vi è sempre bisogno di un fascismo in Italia. Siamo paralizzati in ideologie in una realtà mutata. Con gli intellettuali fermi alla linea Maginot”.
Voti sparsi per i diversi leader. “Il M5S deve capire cosa deve fare da grande. Di Maio, 7, Salvini, 8. Grazie, zero per il suo vuoto contenutistico.Rizzo, 9. Il Pd ha gli intellettuali e non il popolo. E al popolo interessano il salario, la sanità, la scuola pubblica. Il M5S ha il popolo ma non gli intellettuali, non ha una visione organica”.

Tags: Diego FusaroFoggiaPaolo Mongiello
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