Pazienti oncologici a scuola di trucco, così recuperano autostima. In Puglia l’atelier del maquillage

I pazienti a scuola di trucco, pronti a rifarsi il look. Perché piccoli escamotage lontani dalla vanità possono camuffare gli effetti collaterali dei trattamenti terapeutici e cali di autostima, ridando nuova linfa a volti affaticati e in preda alle storture della malattia. È questa la mission con cui lunedì 30 ottobre alle ore 16.30 presso la sala d’attesa degli ambulatori di Oncologia medica per la presa in carico del paziente, sarà inaugurato l’Atelier di maquillage correttivo, uno spazio benessere di bellezza e cosmesi, abitato dal cuore grande dei volontari e rivolto ai pazienti oncologici, per sfumare le loro giornate in bianco e nero con pennellate di colori.

“Il servizio è rivolto a tutti i pazienti in corso di trattamento chemioterapico – precisa il dottor Attilio Guarini, direttore dell’Unità operativa di Ematologia, abituato a pensare al plurale, mettendo progettualità e inventiva al servizio dei degenti- Ogni lunedì sarà garantito un incontro con personale specializzato che eseguirà una dimostrazione pratica di come si può ottenere un valido risultato estetico utilizzando la tecnica del camouflage, un metodo di trucco volto a nascondere diverse tipologie di inestetismi cutanei. Alla fine della seduta il paziente saprà eseguire la tecnica autonomamente”.

Lo spazio è il risultato di un lavoro di squadra: da una parte, l’associazione di volontariato PH8 fondata da Nick Difino, autore e conduttore di programmi TV/web e documentari sul cibo che, dopo aver superato un linfoma grazie anche allo spirito di convivialità e di condivisione come parte fondamentale della cura della malattia, ha deciso di non disperdere le emozioni, ribaltandole in termini di riscossa; dall’altra, a mostrare vicinanza e sensibilità al benessere dei pazienti, è stato il laboratorio dermatologico La Roche-Posay che, per il tramite della responsabile del centro milanese, Lisa Bressan, già lunedì avvierà alcune pazienti all’arte del camouflage, mentre le musiche del maestro chitarrista Marco Vinicio Carnicello e dal collega pianista Carmine Chiarelli faranno da colonna sonora. Dall’altra parte ancora, il direttore generale dell’Istituto di via Orazio Flacco, Antonio Delvino, abituato a coniugare la cura della malattia con la promozione di iniziative che vadano oltre la terapia, favorendo la riabilitazione psicologica dei pazienti.

Del resto, i trattamenti farmacologici non sono l’unica medicina in grado di azzannare le mille facce del cancro. Proprio per tendere la mano a quanti vivono sotto la tirannia della malattia, l’Unità di Ematologia in stretta collaborazione con il Servizio Sperimentale di Psiconcologia, sta sperimentando i benefici del bagno sonoro con le campane tibetane, in grado di far defluire le tensioni fisiche e mentali. Avvolti dalle coccole del personale sono anche i familiari dei pazienti, grazie a “Un porto sicuro”: un gruppo di ascolto psicologico con musicoterapia destinato a guidare i parenti dei degenti nella condivisione della propria esperienza, per ridurre il senso di isolamento e alleggerire il carico emotivo. A condurre le attività, le dottoresse Francesca Romito e Claudia Cormio, psicologhe psicoterapeute e la dottoressa Fulvia Lagattolla, musicoterapeuta che lunedì presenteranno il progetto a battesimo solo qualche giorno fa.