“Arpi trafugata e ritrovata”, si chiude il primo ciclo di attività del Museo del Territorio

Prosegue la metamorfosi del Museo del Territorio di Foggia, uno spazio che si rivela al pubblico sempre pronto a cambiare e a raccontare nuove storie. Non solo luogo dove si conserva cultura, ma un vero e proprio punto di riferimento per una comunità, custode unico della storia e della tradizione di un territorio. Il Museo, grazie alle mostre attivate negli ultimi mesi è diventato molto più che una semplice raccolta di oggetti relativi ad uno o più settori della cultura, dall’ inaugurazione lo scorso febbraio alla presenza degli assessori regionali Capone e Piemontese al recupero di una necropoli di tombe funerarie “alla cappuccina” a Pietramontecorvino.

Il bilancio, dopo alcuni mesi, del lavoro svolto nell’ambito del progetto del Dipartimento della Gioventù è più che positivo. “Al Museo in tutti i sensi” è documentato dalla grande partecipazione di pubblico di ogni età, ma soprattutto dal sorriso e dalla voce di chi il museo l’ha visto e frequentato. Diverse le scuole che hanno fatto tappa in questi mesi e che hanno richiesto partenariati per i bandi PON del Miur, con lo scopo di migliorare la propria offerta formativa.

L’evento che ha concluso il primo ciclo di attività riprende la storia di “Arpi trafugata e ritrovata”, la storia della bellezza e ricchezza delle case e delle tombe di Arpi. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, in collaborazione con il Dipartimento di Beni Culturali-Laboratorio di Topografia antica e Fotogrammetria (LabTAF) dell’Università del Salento, hanno presentato per la prima volta il ricco corredo di una tomba a grotticella, databile al IV sec. a.C., ed oggetto di scavo nel 2005 nel settore nordoccidentale dell’abitato di Arpi, lungo il corso del Torrente Celone, nell’ambito delle attività previste dal Progetto Arpi, promosso nel 1997 dall’allora Soprintendenza Archeologica della Puglia e dallo stesso Dipartimento.

Il corredo, rinvenuto intatto all’interno della grotticella e riferibile a tre diversi inumati, è composto da 90 oggetti, prevalentemente reperti vascolari pertinenti alle classi acroma, a fasce, dorata, a tempera, a vernice nera, sovraddipinta e a figure rosse. Sono presenti, inoltre, alcuni reperti in metallo pertinenti all’armamento da difesa e da offesa, tra cui due cinturoni in bronzo, una lancia e un giavellotto.
All’inaugurazione erano presenti Simonetta Bonomi, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, Fiorella De Luca, Patrizia Gentile, Adriana Valchera che hanno curato le indagini territoriali, il monitoraggio aereo e le operazioni di scavo, Salvatore Patete, restauratore dei materiali archeologici, Italo M. Muntoni e Marcello Guaitoli.