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Home - “È qualcosa da brividi”, la testimonianza di un infermiere di Cerignola. “Kit scarseggiano e c’è chi mente su sintomi”

“È qualcosa da brividi”, la testimonianza di un infermiere di Cerignola. “Kit scarseggiano e c’è chi mente su sintomi”

Di Redazione
30 Marzo 2020
in Cronaca
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“Ne abbiamo viste tante, ma ciò che stiamo affrontando con l’avvento del Covid 19 è qualcosa da far venire i brividi”. A parlare è Antonio Tampone, infermiere della postazione 118 di Cerignola, il quale con una lunga testimonianza invita a “non nascondere i sintomi durante gli interventi”.

“Attualmente i casi stanno aumentando, stiamo andando incontro al picco dei casi che era stato previsto nelle prossime settimane. Ahimè aumenterà sicuramente, in quanto, nonostante le restrizioni e i divieti imposti dallo Stato, molta gente continua ad andarsene in giro a passeggio come se nulla fosse, credendosi immuni (?) o addirittura furbi da poter aggirare lo Stato o il virus stesso!

Tutto questo mentre stanno iniziando a scarseggiare i kit dei dispositivi di protezione individuale (DPI) anti-CoVid-19 per tutti gli operatori sanitari e di conseguenza ci vengono forniti kit non idonei ad affrontare tutta questa pandemia, non ci vengono più forniti occhiali protettivi e mascherine FFP3, che  sono fondamentali per la nostra protezione”.

“Inoltre – continua – la gente continua a non comprendere la gravità della situazione e quando chiama il 118 oppure i medici di famiglia o di guardia, mente sui propri sintomi, e ciò significa che nel momento in cui arriviamo sul luogo dell’intervento rischiamo di essere contagiati anche noi perché non abbiamo utilizzato il kit di protezione, oppure viceversa, dicono di avere dei sintomi che rispecchiano un sospetto caso di CoVid-19 ed invece è una grandissima bufala, e di conseguenza abbiamo vanificato a vuoto un kit che per noi e per la società è fondamentale! Questo loro mentire ha già causato contagi a medici, infermieri e soccorritori, dove alcuni ora sono in quarantena, con la speranza di non aver contagiato a loro volta qualche altro collega o qualche membro della propria famiglia, alcuni invece stanno già lottando la loro battaglia contro il virus. Prima o poi se verremo contagiati noi tutti, medici, infermieri e tutti gli operatori sanitari, avremo delle grandissime difficoltà nel prestarvi aiuto, perché saremo tutti o quasi, ammalati”.

“Anche noi avremmo preferito rimanere a casa con i nostri cari e dire loro che sta andando tutto bene – prosegue -, invece siamo stanchi e stressati perché affrontiamo turni strazianti da 12 ore e a volte anche più. Quando ci troviamo su interventi di sospetto CoVid-19 indossiamo la tuta di protezione la quale impedisce gesti semplici come bere un sorso d’acqua o andare in bagno anche per diverse ore di fila. A volte non riusciamo neanche a mangiare qualcosa in quanto siamo costantemente impegnati sugli innumerevoli eventi di soccorso. Fortunatamente, ci sono cittadini che, spinti dal senso di collaborazione e con la voglia di contribuire in qualche maniera a questo stato di emergenza territoriale, ci hanno omaggiato di pietanze, altri invece ci hanno donato alcuni dispositivi di protezione individuale. Sono dei piccoli gesti di gratitudine fatti soprattutto col cuore che ci spingono a dare sempre di più sul nostro lavoro. Sappiate che accettiamo qualunque vostra proposta di aiuto nei nostri confronti, perché tutto ciò che fate per noi, lo fate anche per voi, per tutto il resto del paese e per questo non smetteremo mai di ringraziarvi.

Molto spesso veniamo definiti degli eroi a addirittura degli angeli. Invece no, non lo siamo, siamo umani come tutti quanti voi e come tali viviamo anche noi le nostre paure e le nostre debolezze”.

“Tenete duro, siete l’orgoglio della nostra professione”

In questo momento difficile per la categoria, l’OPI (Ordine delle professioni infermieristiche) di Foggia ha manifestato la propria solidarietà e la vicinanza a tutti gli infermieri di Capitanata che quotidianamente sono impegnati in prima linea nel fronteggiare l’emergenza COVID-19. Gli infermieri   di Capitanata hanno risposto in massa da subito e stanno operando con professionalità e impegno, anche se preoccupati per la propria salute e per quella dei propri cari: “Tenete duro, siete stanchi ed a volte assaliti dallo sconforto, ma siete la nostra forza, e l’orgoglio della nostra professione”

“Non è vero che gli infermieri non hanno paura, non siamo immuni alla paura, ma ogni giorno troviamo il coraggio, nell’amore e nell’impegno del lavoro che abbiamo scelto – fanno sapere in una nota -. Le misure di sicurezza, spesso, non bastano. Ma si continua a lavorare. Diciamo grazie e facciamo da ora una promessa come OPI di Foggia: quando usciremo da questa emergenza, non dimenticheremo la loro professionalità e la loro generosa disponibilità e li continueremo a guardare con questa stessa ammirazione e gratitudine. Perché la parte più difficile, in tutta questa vicenda, sta toccando a loro.

Diciamo grazie a chi, mentre il mondo giustamente pensa ‘solo’ al Coronavirus, migliaia di persone ogni giorno continuano ad aver bisogno di assistenza sanitaria anche senza il maledetto Covid-19, nella Capitanata, come ovunque. E qualcuno si deve prendere cura di loro.

Un pensiero va a tutto il personale del 118, che svolgono lavoro encomiabile pur avendo contratti di precariato, che vanno avanti di proroga in proroga, ormai da anni. Un plauso va ai colleghi infermieri ed al personale tutto del Policlinico di Foggia che, in queste ore, sta gestendo l’emergenza sanitaria nella nostra provincia insieme all’Ospedale di San Pio ed ai Presidi Ospedalieri di San Severo, Cerignola e Manfredonia.  Non tutti hanno capito che la situazione è seria – concludono – e senza la responsabilità di ognuno può diventare drammatica“.

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Tags: coronavirusFoggiaInfermieriOpiSan Giovanni Rotondo
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