Omicidio al ghetto, condannato a 10 anni. Sconto di pena per disturbi mentali

Dieci anni di reclusione per Mariko Tahitov, 27enne ivoriano ritenuto, in primo grado, colpevole di omicidio volontario. Il 27 luglio 2016, il giovane uccise il 34enne maliano, Ibrahim Traore nel Gran Ghetto tra Foggia e San Severo, pochi mesi prima dello smantellamento. Mai chiarito del tutto il movente. Inizialmente sembrava che l’assassino avesse reagito malamente perché Traore lo stava disturbando durante il pranzo. Ma in seconda battuta Tahitov ha spiegato di non aver mai conosciuto la vittima e di essersi difeso da un lancio di pietre di Traore nei suoi confronti. 

La sentenza, pronunciata dalla corte d’assise di Foggia, ha visto uno sconto di pena in quanto è stato riconosciuto che “la volontà di intendere e volere dell’imputato era già grandemente scemata all’epoca dei fatti”. Riconosciute anche le attenuanti generiche. A pena espiata, il giovane sarà assegnato per tre anni a una casa di cura con successiva espulsione dal territorio italiano.

I legali di Tahitov faranno ricorso in Appello portando avanti la tesi dell’eccesso colposo in legittima difesa. Si punta anche sull’incensuratezza di Tahitov prima di quell’episodio e sul suo disagio mentale. A uno psichiatra, l’ivoriano ha rivelato la sua intenzione di diventare una pornostar e ha chiesto al professionista un aiuto per realizzare questo sogno.



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