Soldi in cambio di aborti, due medici del Tatarella condannati per concussione

Osvaldo Battarino, 59enne dirigente medico responsabile del servizio di interruzioni volontarie delle gravidanze dell’ospedale Tatarella di Cerignola e Giuseppe Belpiede, 65enne direttore dell’unità di anestesia e rianimazione della stessa struttura, sono stati condannati rispettivamente a 4 anni e 8 mesi e a 4 anni e 2 mesi per il reato di concussione.

I due furono arrestati nel luglio del 2014, quando i carabinieri, attraverso ricostruzioni, testimonianze e intercettazioni ambientali, ipotizzarono che i due medici avessero messo in piedi un sistema con cui costringevano giovani pazienti – mediante minaccia implicita- a pagare 100 euro per un intervento di interruzione di gravidanza già previsto gratuitamente per l’utenza poiché a carico del sistema sanitario nazionale. Per quei fatti il collegio formato dai giudici Deluce (presidente), Castellabate e Bencivenga lo scorso 5 aprile, presso il Tribunale di Foggia, ha emesso sentenza di condanna per concussione rigettando in parte quanto proposto dal pubblico ministero Antonio Laronga, che per Battarino e Belpiede aveva chiesto rispettivamente 6 anni e mezzo e 4 anni e mezzo per il reato di concussione.

Le operazioni accertate dai carabinieri che hanno determinato la condanna in primo sono circa 20: in totale si tratterebbe di un giro di guadagni ingiustamente procurati (e documentati) di circa 300 euro per Belpiede e 1800 euro per Battarino.  Secondo le ricostruzioni dell’accusa, infatti, al versamento del denaro i medici garantivano tempestività nell’espletamento dell’aborto (che per norma deve avvenire entro 90 giorni). Sfruttando la loro posizione di unici medici non obiettori di coscienza all’interno dell’ospedale di Cerignola, ed approfittando dello stato emotivo delle pazienti intimorite dal non riuscire a godere della prestazione entro i tempi di legge, i due professionisti hanno effettuato aborti a pagamento traendo ingiusto guadagno.

Battarino riceveva le pazienti anche nel suo studio e da lì, poi, sarebbe partita la richiesta di denaro in cambio di un celere intervento, da programmare (e dividere negli utili) con l’anestesista Belpiede anche l’indomani stesso. Tra l’altro utilizzando strutture pubbliche, durante gli orari di servizio.  Ancora più esplicite – annotavano i carabinieri- le richieste di soldi quando ci si trovava di fronte a donne di nazionalità straniera alle quali veniva spiegato che in caso di mancato pagamento, quella pratica di aborto sarebbe passata in sordina per oltre un mese col rischio che la gravidanza superasse i canonici 90 giorni per essere interrotta.

Mentre Giuseppe Belpiede, dopo un primo periodo in aspettativa in seguito agli arresti del 2014, è andato in pensione, per Osvaldo Battarino, dopo un breve periodo di trasferimento a San Severo, si sono riaperte le porte del Tatarella di Cerignola, dove oggi presta servizio. La doppia condanna in primo grado, emessa lo scorso 5 aprile dal tribunale di Foggia, chiude parzialmente una storia che destò molto scalpore in tutta Italia. I medici Belpiede e Battarino ricorreranno in appello.