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Home - Sui Monti Dauni la fabbrica che brucia plastica. “No al progetto della Ecofuel”

Sui Monti Dauni la fabbrica che brucia plastica. “No al progetto della Ecofuel”

Di redazione
18 Marzo 2017
in Politica
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“La Puglia, la provincia di Foggia, Ascoli Satriano non possono accollarsi il rischio, l’azzardo Ecofuel”. Il netto giudizio politico è stato espresso dal segretario provinciale del Partito Democratico di Capitanata e assessore al Bilancio della Regione Puglia, Raffaele Piemontese, nel corso dell’assemblea cittadina organizzata dal PD ascolano, ieri sera, all’Auditorium di Santa Maria degli Angioli.

“Troppi dubbi trasformano un rischio ragionevole, quello con cui facciamo i conti per ogni nostra attività, in un azzardo”, ha aggiunto Piemontese osservando che, invece, ciò che è certo è il luogo in cui Ecofuel vorrebbe realizzare il suo impianto che brucia la plastica: “A 80 metri dallo stabilimento dell’Assodaunia che lavora pomodori da industria e da consumo fresco, cavolfiori, melanzane, sedani, finocchi, spinaci, cavoli. Senza contare la vicinanza di altri impianti di trasformazione dei prodotti agricoli e le decine di aziende agricole biologiche che hanno puntato tutto sul marchio DOP”.


È il punto chiave che, secondo il segretario provinciale del PD, porta a “sperare che la conferenza di servizi in corso dal 18 maggio 2015 in Regione si concluda con il diniego a un investimento di cui pure cogliamo l’importanza perché ha al suo interno ricerca avanzata, brevetti di rilevanza mondiale, alta tecnologia, investimenti molto voluminosi e la prospettiva della cosiddetta economia circolare”.

All’assemblea di ieri sera, introdotta dal segretario cittadino del PD di Ascoli Satriano, Pasquale Santoro, si sono registrati diversi interventi: dallo stesso sindaco Vincenzo Sarcone, all’ex primo cittadino Antonio Rolla; dal vicesindaco di Candela Pasquale Capocasale a diversi giovani e comuni cittadini. Una professoressa, in particolare, Maria Teresa Perrino, si è detta contenta dell’occasione offerta, “l’unica in cui i cittadini ascolani hanno potuto prendere la parola per dire che questa comunità ha scelto la strada della cultura, del paesaggio, della valorizzazione del suo patrimonio storico-archeologico”. Concetto espresso anche da Capocasale, per dirsi disposto a schierare Candela a fianco di Ascoli contro l’insediamento di Ecofuel.

“Aldilà delle discussioni tecnico-scentifiche – ha sottolineato Piemontese – se tutta la popolazione, tutti noi diciamo no al progetto Ecofuel, malgrado le rassicurazioni offerte da tecnologie avveniristiche e ricerca avanzata, non è solo perché percepiamo ancora come poco rassicuranti quelle rassicurazioni. È perché sentiamo ‘estraneo’ quell’investimento. Non ci appartiene. E questo conta più di ogni altra considerazione”.

Nel corso dell’incontro sono emerse le incertezze sulla percentuale di PVC nella miscela delle plastiche con cui verrebbe alimentato l’impianto. Incertezze che si riflettono in dubbi sul livello delle emissioni tossiche, sull’esatta composizione delle acque di scarico e le caratteristiche dell’impianto di depurazione di queste acque: “Fattori potenzialmente negativi su acqua e aria, gli elementi essenziali con cui proviamo a fare agricoltura e agro-industria di qualità”, ha detto ancora l’assessore regionale, facendo eco alle accorate considerazioni che ha espresso Annalucia Di Stefano, intervenuta in rappresentanza di Coldiretti Donne.

Nel dibattito è stato anche richiamato il fatto che un impianto di depolimerizzazione della plastica per la produzione di gasolio e cherosene, con la tecnologia che Ecofuel vuole utilizzare, non esiste da nessuna parte. I soli due impianti – quello elvetico di Zug, che comunque sarebbe tre volte più piccolo di quello che Ecofuel vuole fare ad Ascoli, e quello simile di Mannheim, in Germania – non sono in funzione. Circostanze che hanno spinto la stessa Agenzia regionale per la prevenzione e la protezione ambientale a ritenere «critico, in assoluto, la mancanza di dati sperimentali di emissioni recuperabili da impianti e installazioni che utilizzano lo stesso processo».

“Caratteristiche del progetto, ubicazione del progetto e caratteristiche dell’impatto potenziale sono i tre capitoli che una procedura di Valutazione di Impatto Ambentale deve affrontare”, ha ricordato Piemontese, aggiungendo non solo di avere “rispetto per l’autonomia e fiducia assoluta su competenza e onestà della dirigente regionale della Sezione Autorizzazioni Ambientali che sta presiedendo la Conferenza di Servizi, ma di sapere che è meglio lavorare in profondità sui diversi interessi in gioco per arrivare a una decisione solida e meno esposta a ricorsi”.

«Se l’informazione oggettiva porta a prevedere un danno grave e irreversibile, anche se non ci fosse una dimostrazione indiscutibile, qualunque progetto dovrebbe essere fermato o modificato. In questo modo si inverte l’onere della prova, dato che in questi casi bisogna procurare una dimostrazione oggettiva e decisiva che l’attività proposta non vada a procurare danni gravi all’ambiente o a quanti lo abitano». 

Questo brano dell’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco è stato riletto, in chiusura, dal segretario provinciale del PD: “Non è un dogma papale quello che proponiamo – ha detto Piemontese – è il legame inscindibile tra l’anima delle persone e l’anima dei luoghi, legame che è diventato il bene prevalente da tutelare per tutti coloro che si occupano di politica e di governo pubblico”. 

“A Modugno, Ecofuel non ha trovato ospitalità perché il pezzo di territorio in cui voleva insediarsi era già troppo carico di rischi industriali – ha concluso l’assessore regionale –. Ad Ascoli Satriano, Ecofuel non può trovare ospitalità perché, nel pezzo di territorio in cui vuole insediarsi, l’industria e la chimica non hanno niente a che fare con l’agricoltura di qualità, il paesaggio naturale, i giacimenti culturali e storici su cui gli ascolani hanno investito i loro destini”.

Tags: Ascoli SatrianoEcofuelMonti Daunipdraffaele piemontese
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