Migranti già fanno rientro nel Ghetto. E a Foggia sfilano al grido: “Lavoro, diritti, dignità”

Un lungo corteo dalla stazione di Foggia fino alla Prefettura in corso Garibaldi. Tornano così a protestare i migranti del Ghetto di Rignano smantellato pochi giorni fa su disposizione della DDA di Bari. “Lavoro, diritti, dignità”, urlano circa 150 persone accalcate in viale XXIV maggio, stavolta sostenuti da rappresentanti del sindacato Usb (Unione sindacale di base). “Siamo lavoratori braccianti, in Italia per lavorare la terra – spiegano -. Viviamo in baracche e alloggi di fortuna nei campi di Rignano anche per non costituire un problema per la gente del posto. Ci pagano 30/35 euro per un’intera giornata di lavoro. Ci spacchiamo la schiena tutti i giorni e non abbiamo coperture per le malattie e gli infortuni. I nostri fratelli Mahamadou e Nouhou sono morti perchè non c’è l’acqua per spegnere il fuoco (in riferimento al rogo del 2 marzo, ndr). Perché dopo la loro morte ci si è accaniti contro di noi con lo sgombero del campo? Dove dovremmo andare? La soluzione che ci avete proposto non è per tutti e non ci permette di mantenere il lavoro. Non vogliamo essere costretti a scegliere tra il lavoro o il tetto”.

E ancora: “Perché si continua a coprire un sistema di reclutamento della manodopera in agricoltura che è completamente illegale e che anche i muri e le pietre conoscono, così come le istituzioni locali e nazionali? Vogliamo un lavoro dignitoso, con contratto, nel rispetto delle leggi italiane. Vogliamo una soluzione dignitosa per l’alloggio e non aiutare ad arricchire quelle associazioni che vogliono far soldi sulla pelle dei lavoratori migranti”. Si stima che solo su San Severo sarebbero sorte una decina di coop negli ultimi mesi.

Nel frattempo, circa 150 migranti starebbero già ripopolando il ghetto sgomberato solo pochi giorni fa. Altri si sono trasferiti a Borgo Mezzanone, altri ancora tra le campagne del Tavoliere. Ufficiosi, invece, i numeri dei posti letto assegnati. Sarebbero circa 110 tra Casa Sankara (a dieci chilometri da San Severo) e L’Arena, ex azienda agricola alla periferia di San Severo ma non è chiaro quanti davvero ne stiano usufruendo. E comunque i migranti non sono interessati a una soluzione del genere: vogliono il lavoro, soprattutto nella stagione della raccolta del pomodoro. “Vogliono dare un futuro ai loro familiari”, spiega a l’Immediato Santo Mangia del sindacato Usb. Per questo oggi è previsto l’ennesimo incontro in Prefettura dove i manifestanti porteranno le loro proposte. Avrebbero anche individuato alcuni casolari abbandonati dove poter essere ospitati. “Un’operazione che garantirebbe risparmi per tutti” secondo il sindacalista che chiede a gran voce l’intervento della Regione Puglia.