50 km a piedi per urlare: “Ghetto libero”. Ibou: “Non c’è mafia, vogliamo tornare”

 

Al grido “Ghetto libero”, circa duecento immigrati (dato della questura) hanno sfilato a Foggia per chiedere di rientrare nella baraccopoli tra Rignano e San Severo. Dopo lo smantellamento di ieri per presunte infiltrazioni mafiose, molti stranieri sono rimasti nei pressi del ghetto dove, nella notte, hanno acceso un fuoco dormendo in postazioni di fortuna. “Non c’è mafia – ci dice Ibou -. E abbiamo sempre collaborato con la giustizia quando è successo qualche episodio di cronaca”.

Alfa e Ibou

Ma oggi il problema è recuperare posti letto. Quelli individuati non basterebbero, soprattutto ora che il ghetto stava cominciando a ripopolarsi con l’arrivo della bella stagione. Già circa 600 gli ospiti. Solo una ottantina sistemati altrove, tra L’Arena di San Severo (ex azienda agricola) e il centro di accoglienza Casa Sankara nei pressi della Statale 16. Nulla da fare per tutti gli altri, alcuni dei quali giunti stamattina a piedi a Foggia per protestare sotto la sede della Prefettura.

A l’Immediato le parole di due di loro: Alfa e Ibou. “I posti che hanno trovato non bastano. Qualcuno è anche tornato indietro perchè non c’erano più letti a disposizione. Vorremmo avere il tempo di finire la campagna – sottolineano -. Restare l’estate e poi andare via. Al momento dormiamo all’aperto o nelle macchine”. 



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