Blitz contro gli anarchici: 13 fermati a Torino, tra loro anche foggiani. “Pericolosi e insensibili”

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“Pericolosi”. “Insensibili a qualunque monito dell’autorità giudiziaria”. Espressione di un “totale disprezzo verso i principi del vivere civile”. Con queste parole il gip Loretta Bianco ha ordinato 13 misure di custodia cautelare nei confronti di anarchici che vivono a Torino e provengono da Nuoro, Cagliari, Milano, Roma, Napoli, Foggia e Vittorio Veneto (Treviso). Gli indagati hanno dai 24 ai 36 anni. Quattro di loro sono stati portati in carcere, per gli altri nove è scattato il divieto di dimora.

Il blitz della Digos, che ha svolto l’indagine coordinata dal pm Andrea Padalino, è iniziato prima dell’alba. Le irruzioni sono avvenute all’Asilo di via Alessandria e nella casa occupata di corso Giulio Cesare 45. Il reato contestato a tutti in concorso è violenza e minaccia a pubblico ufficiale aggravata. Il fatto era avvenuto il 2 maggio scorso in una palazzina di via Baltea 18. L’obiettivo del gruppo era impedire alla legale del custode giudiziario di un appartamento e all’ufficiale del tribunale di eseguire uno sfratto. I due erano stati circondati sul pianerottolo da un piccolo gruppo. Sotto, per strada, gli altri erano rimasti a «presidiare». Uno schema tipico, che è stato attuato spesso in circostanze simili. Nel giugno del 2014 un’analoga operazione della Digos aveva portato a 17 arresti, tutti anarchici indagati in relazione agli sfratti che avevano inscenato la stessa dinamica.

Dopo “l’accerchiamento”, l’ufficiale giudiziario ha abbandonato l’appartamento ed è sceso in strada per aspettare la polizia. L’avvocato del custode giudiziario, che era rimasta sopra, è stata chiusa dentro la casa. È lei a descrivere l’accaduto agli inquirenti in una testimonianza che il gip riporta quasi integralmente. “In occasione degli accessi precedenti – racconta – sia io che l’ufficiale giudiziario eravamo stati pedinati da soggetti verosimilmente appartenenti a centri sociali che, intervenuti in sostegno dell’occupante, chiedevano di conoscere la data del prossimo accesso… mentre discutevamo della liberazione dell’immobile con l’occupante un soggetto con aria di sfida mi diceva ‘lei è ignorante, lei abusa del suo potere’“. “Si vantava di avermi pedinato – aggiunge – l’ufficiale giudiziario scendeva in strada con l’occupante e lui mi diceva: ‘adesso la chiudo dentro’ e, presa una catena con lucchetto, mi chiudeva effettivamente dentro casa”. La donna è rimasta sequestrata in casa dieci minuti. Poi è stata liberata. Scesa giù, veniva “accolta con un coro”, che per il gip rappresenta la prova del concorso morale di tutti gli indagati e l’evidenza che tutti “hanno contribuito a creare un clima di intimidazione”. 

Il carcere è necessario, secondo il giudice, perché “la vicenda contestata agli indagati suscita particolare allarme sociale costituendo un impedimento o comunque un intralcio alla realizzazione della tutela di diritti secondo un ordine precostituito e con modalità predeterminate”. “Denota inoltre – scrive Bianco – la refrattarietà delle persone sottoposte ad indagine alla civile dialettica democratica, inserendosi in un contesto in cui la commissione di reati non è una mera eventualità». Il gip rimarca anche la “personalità degli indagati, espressiva di elevata pericolosità, desunta anche dalla totale indifferenza ai ripetuti inviti da parte delle forze dell’ordine presenti sul posto, comportamenti refrattari al rispetto delle più elementari regole comportamentali”. Si tratterebbe, in definitiva, di “soggetti che agiscono per il perseguimento di finalità antagoniste di un ordine precostituito, da realizzare anche con atti minacciosi o violenti comunque aggressivi nei confronti di tutti coloro che per dovere istituzionale si frappongono al soddisfacimento di tali obiettivi”.

(fonte corriere.it)



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