Made in Carcere e Vazapp, esperienze vincenti all’UniFG. “Con la volontà si realizza l’impossibile”

Giuseppe Savino e Luciana Delle Donne

L’impossibile si può realizzare soltanto con la volontà“. È lo slogan che ha fatto da cornice – questa mattina – al seminario sull’innovazione sociale, presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Foggia nell’ambito della cattedra di Produzione di merci e innovazione del corso di laurea in Marketing e management. L’idea, nata dalla mente dalla professoressa Mariarosaria Lombardi, è quella di proporre due moderne chiavi di lettura delle nuove dinamiche economiche, e nuove idee che soddisfano bisogni sociali. Ospiti, dell’alternativa lezione, due scommesse della social economy pugliese: Luciana Delle Donne, fondatrice del progetto Made in Carcere e Giuseppe Savino, anima dell’hub rurale VàZapp’.

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Forte e significativa la testimonianza diretta dei protagonisti – entrambi provenienti dalla Puglia – raccontata agli studenti foggiani come spunto di analisi socio-economica e come base di partenza per una riflessione di natura culturale. “Abbiamo organizzato questo seminario proprio per offrire ai nostri studenti una vision un po’ più ampia e un po’ più articolata della realtà che li circonda, con un esempio concreto e materiale delle continue citazioni alla new economy e alla social economy, che trovano sui testi con cui si confrontano ogni giorno– confessa la professoressa Lombardi, ricercatrice di Scienze merceologiche e tra i maggiori artefici del successo del progetto Star AgroEnergy – con nuove idee che soddisfano dei bisogni sociali e che allo stesso tempo creano nuove relazioni e nuove collaborazioni”.

La prima a prendere la parola è Luciana Delle Donne, fondatrice della compagnia produttrice di tessuti, confezionamento tessile, abbigliamento, borse e accessori, sotto l’ormai popolare brand Made in Carcere (capi realizzati unicamente da donne che sono, o che sono state, detenute a vario titolo e per vari reati). La sua è una voce completamente ‘fuori dal coro’ rispetto alle grandi industrie dei multi brand. “Sono qui per dimostrare che un’idea semplice, originata in un luogo di degrado e di disagio, possa generare un’economia interessante. Dimostrare, quindi, che tutta l’attività legata al volontariato, volta a generare benessere e inclusione sociale può determinare un’economia importante con dei numeri importanti – spiega in aula -. Noi lavoriamo dal 2008 e ogni anno abbiamo circa dieci/venti donne detenute che lavorano sia all’interno che all’esterno del carcere. All’interno le persone acquisiscono una competenza professionale che è quella della sartoria, imparano a cucire rispettando le regole sul lavoro, comprese le ferie, la pausa caffè, la malattia, e la sfida di consegnare entro una certa data e un certo orario il prodotto realizzato. Aiutati dalle infrastrutture possiamo generare cambiamento e creare una rete insieme. Abbiamo dei clienti che sostengono il progetto acquistando i prodotti senza darci finanziamenti (vedi Poste Italiane e Trenitalia ad esempio) – confessa la fondatrice salantina -. La collaborazione con VàZapp’ nasce per creare servizi e prodotti in un’unica direzione, quella di contaminare un buon uso del mondo e generare benessere e non necessariamente profitto”.

15064105_1120418711398993_766907548_oL’altra testimonianza è quella di Giuseppe Savino, trascinatore dell’hub rurale VàZapp’, canale di raccordo tra il mondo dell’agricoltura e i giovani imprenditori che vogliono approcciarsi ad esso in modo completamente differente, attraverso un modello di filiera corta e colta. “Chi viene come me dalla terra sa che le cose avvengono in maniera graduale – dice Savino -. La mia presenza qui è per testimoniare a questi giovani la visione di un’agricoltura diversa. Se l’agricoltura si coniuga con la felicità e la sostenibilità, ecco abbiamo fatto un passo in più. Laddove i giovani si muovono verso qualcosa che non esiste e di ignoto, è proprio lì si fanno scoperte interessanti”. Nel frattempo,VàZapp’ è divenuta una specie di filosofia, una sorta di pensiero alternativo o di sguardo non convenzionale attraverso cui ripensare l’agricoltura e attraverso cui ricalibrare tutto quello che le orbita intorno.