Fuga dalle università pugliesi, crollo degli immatricolati: in 6 anni persi 2 studenti su 10

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Gli Atenei pugliesi offrono corsi di studi in 111 delle 148 classi di laurea (triennale e magistrale a ciclo unico). Questo è il dato di partenza rilevato nel corso delle audizioni dei rettori delle Università pugliesi in audizione nella VI Commissione del presidente Alfonso Pisicchio. “Iniziamo questo focus sulle Università pugliesi sul tema della mobilità in uscita degli studenti pugliesi fuori regione – ha spiegato il presidente Pisicchio – per comprendere come il nostro sistema universitario possa diventare più attrattivo e competitivo nel panorama italiano”. “Vogliamo comprendere come può migliorare, con quali proposte e quali ipotesi di lavoro anche con il coinvolgimento delle istituzioni” – ha continuato Pisicchio. Annunciando che il focus proseguirà anche con l’ascolto del mondo produttivo e di altre categorie che possono essere coinvolte in un progetto di rilancio delle facoltà pugliesi.

Alle audizioni hanno partecipato il rettore dell’Università di Bari Antonio Felice Uricchio, il rettore dell’Università di Foggia, Maurizio Ricci, il rettore del Politecnico di Bari, Eugenio Di Sciascio ed il professore Andrea Ventura in sostituzione del rettore dell’Università del Salento che ha realizzato un indagine sugli immatricolati pugliesi dal 2010/2011 al 2015/16. Dallo studio dell’Università del Salento emerge che le regioni in cui si concentra il flusso uscente di immatricolati pugliesi (37% circa) sono Lazio, Lombardia e Emilia Romagna (stabili nel tempo; in riduzione, invece Abruzzo e Toscana; in costante crescita Piemonte, Marche e Campania.

Le classi di laurea nelle quali si registra il maggior flusso uscente dalla Puglia calcolati nel sessennio 2010/2016, sono in particolare: scienze delle attività motorie e sportive, su un totale di 585 immatricolazioni 194 sono in Puglia 392 fuori; scienze tecniche e psicologiche, su un totale di 949 immatricolazioni, 406 in Puglia, 543 fuori; disegno industriale, su 112, 53 in Puglia e 59 fuori; professioni sanitarie infermieristiche, su 1015, 485 in Puglia 530 fuori; ingegneria di informazione su 855 immatricolazioni, 422 in Puglia, 344 fuori; scienze politiche su 693 immatricolazioni, 349 in Puglia, 344 fuori; scienze tecnologiche e farmaceutiche su 124 immatricolazioni, 77 sono in Puglia 47 fuori.

Le classi di laurea magistrale nelle quali si registra il maggior flusso uscente dalla Puglia sempre calcolato nel sessennio 2010/2016 sono: scienze tecniche dello sport in uscita l’83% degli studenti; ingegneria aerospaziale e astronautica in uscita l’81% degli studenti; scienze della formazione primaria, in uscita il 68% degli studenti; in psicologia, in uscita 67% degli studenti; in relazioni internazionali il 67% degli studenti; in scienze infermieristiche e ostetriche in uscita il 62% degli studenti; in scienze tecniche delle attività motorie preventive e adattate in uscita il 61% degli studenti; in ingegneria elettronica in uscita il 6’% degli studenti; in lingue moderne per la comunicazione e la cooperazione internazionale il 59 % degli studenti in uscita; in ingegneria informatiche in uscita il 52% degli studenti; in scienze dello spettacolo e produzione multimediale in uscita il 51 % degli studenti.

Dopo 5 anni dal 2010/11 gli immatricolati totali in Puglia sono scesi del 20,4% (persi due studenti su dieci in 6 anni) e gli immatricolati non pugliesi sono scesi dl 6,7% al 5,6%, oltre la metà dei quali sono residenti in Basilicata o in Calabria. I rettori delle Università pugliesi hanno sottolineato la necessità di creare le condizioni generali per rendere più attrattiva le università pugliesi. In particolare l’attivazione di corsi di studio in nuove classi di laurea porterebbe al massimo a qualche decina di nuovi immatricolati all’anno (sui circa 16000 di laurea triennale o magistrale a Ciclo unico, più circa 5000 di laurea magistrale). Una più efficace azione sarebbe possibile intervenendo sugli oltre 12000 studenti che ogni anno scelgono di immatricolarsi in atenei fuori regione, pur in classi di laurea presenti nell’offerta formativa degli atenei pugliesi, ponendo attenzione sulle classi di laurea coi il maggior flusso in uscita considerando anche il diverso flusso delle diverse province pugliesi.

Ma non solo. Pisicchio ha concluso sottolineando che “occorre fare un’analisi più ampia dei punti di forza che possono diventare un’attrazione per gli studenti pugliesi e non. Da non trascurare in tal senso l’efficacia del tessuto imprenditoriale presente sul territorio, le infrastrutture esterne e universitarie, anche in considerazione dei posti letto disponibili negli Adisu. Tutti questi fattori e tanti altri, contribuiscono a rendere più attraente l’università ed è quindi necessaria un’azione sinergica per cambiare il trend”.