Tensione Don Uva, dura protesta contro il commissario: “Fallimento se non vende”

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C’è tensione per le lungaggini della procedura di vendita del Don Uva. Ad esprimere forte preoccupazione ed a suonare il campanello d’allarme sul futuro incerto della Casa della Divina Provvidenza con sedi Bisceglie, Foggia e Potenza e dei suoi oltre 1.500 posti di lavoro, nonché degli oltre 1.000 pazienti assistiti, è il sindacato Usppi di Foggia, attraverso il segretario provinciale confederale Massimiliano Di Fonso, secondo cui “è urgente conoscere la verità sulla vendita”.
Il riferimento è alla procedura di vendita della grande struttura ecclesiastica in corso. “Se il commissario straordinario del Don Uva, Bartolo Cozzoli non perverrà alla cessione del Don Uva, sarà il fallimento, mettendo a rischio il destino dei pazienti, servizi, accreditamenti e posti di lavoro, inoltre anche il ritardo nell’individuazione di un acquirente del Don Uva non produce adeguate garanzie occupazionali – commenta Massimiliano Di Fonso dell’Usppi Foggia – i pazienti ortofrenici sono in naturale calo e occorre consentire ai futuri gestori di pianificare la riconversione dei servizi con la Regione Puglia prima dell’approvazione degli atti aziendali delle Asl e della presentazione del piano sanitario”.
 Si è in attesa dell’incontro richiesto, diversi mesi fa, dalla stessa organizzazione sindacale Usppi Puglia al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, unitamente al commissario Cozzoli, per l’apertura di un tavolo di confronto, riguardo al funzionamento dei servizi accreditati ed ai flussi di finanziamento regionale, per superare le criticità che stanno continuando ad emergere negli ultimi mesi con possibili ricadute negative sui livelli occupazionali e sul livello dei servizi offerti.
“Siamo fortemente convinti che la vendita separata delle tre strutture può essere una ottima strategia per mettere nelle condizioni i tre ospedali di pianificare l’organizzazione e superare sprechi e disattenzioni aziendali, e permetterebbe alle stesse di slegarsi da un eventuale vortice che porterebbe al fallimento certo del Don Uva”.
“La storia dell’opera di Don Pasquale Uva, deve continuare ad esistere, per far si che i pazienti ricoverati continuino a ricevere le cure secondo l’idea del fondatore, per questo – concludono – chiediamo al commissario Bartolo Cozzoli di uscire allo scoperto, di dire la verità e di far sapere al più presto ai lavoratori chi sono i prossimi acquirenti dell’ente. Per questo siamo pronti a mobilitarci, perché questa è una vertenza che deve chiudersi nel più breve tempo possibile, con delle garanzie occupazionali, vista la scadenza per la definizione del percorso di vendita. Se questo non accadrà, ci sarà un settembre di fuoco, con mobilitazione, scioperi ed iniziative estreme ma pur sempre nella legalità”.